
Omar Rajeh
Dance People
The Gathering Project
Omar Rajeh e Mia Habis invitano il pubblico a partecipare a un momento creativo collettivo in piazza. Il lavoro si fa gioioso e festoso, ma resta al tempo stesso lucidamente critico nei confronti del potere e delle dinamiche di supremazia.
Descrizione
«Dance People non è uno spettacolo da osservare a distanza: è un gesto da condividere, uno spazio da abitare» (Omar Rajeh)
Dance People è il quarto e ultimo segmento di The Gathering Project, in cui il coreografo e danzatore Omar Rajeh cancella il confine tra pubblico e performer. Allestita all’aperto, in piazza Prampolini, la performance mette in discussione le strutture di potere e coinvolge il pubblico in una situazione coreografica condivisa, dove la partecipazione diventa occasione per ripensare la presenza, la gerarchia e l’incontro.
Dance People è un titolo che parla da sé: mette i valori della comunità al centro della creazione artistica, affermandone la presenza attraverso la condivisione dello spazio con i cittadini e aprendo a nuovi modi di stare insieme.
In un mondo guidato da algoritmi intelligenti e dall’intelligenza artificiale, alcune delle domande più urgenti riguardano gli incontri, i raduni e le forme della convivenza.
Qual è lo spazio della democrazia, della cultura, dell’identità? Come si apre uno spazio, come lo si protegge, come lo si abita insieme?
The Gathering project
Dalla colazione libanese alla festa in piazza aperta alla città: una giornata intera dedicata al Mediterraneo e alle sue voci artistiche, in una successione di momenti in spazi diversi, dentro e fuori dai teatri.
Bio
Omar Rajeh

Omar Rajeh è coreografo e ballerino, fondatore e direttore artistico di Maqamat. Dopo essersi stabilito in Libano nel 2002, nel 2020 si è trasferito a Lione, continuando a creare, andare in tournée e sviluppare progetti tra il Libano, la Francia e a livello internazionale.
Attraverso più di venti opere coreografiche presentate sui principali palcoscenici internazionali, Rajeh sviluppa una pratica che mette in discussione la politica degli incontri e delle relazioni. Egli considera lo spazio come una composizione vivente di significati: il modo in cui è organizzato, occupato e negoziato modella la natura delle relazioni. La sua recente produzione Dance People (2025) rappresenta una pietra miliare nel suo percorso: un’opera impegnata e festosa che sfida le strutture di potere e coinvolge il pubblico in una situazione coreografica condivisa, dove la partecipazione diventa un modo per ripensare la presenza, la gerarchia e l’incontro.
Al centro del suo approccio c’è il maqam, una pratica di composizione e creazione istantanea nel momento. Si tratta di un processo continuo di piegatura, crescita e divenire che organizza lo spazio attraverso le relazioni piuttosto che attraverso la forma. Il MAQAM si avvicina al corpo come una costellazione vivente di centri mutevoli e un’architettura emergente di impulsi interni.
Essi interagiscono per plasmare lo spazio in tempo reale. Il suo fondamento risiede in un approccio concettuale e fisico che concepisce il corpo come «multi-corpi»: una costellazione di centri di significazione in costante dialogo. La danza va oltre la forma e l’intelletto, espandendosi in un viaggio attraverso i canali sensoriali, dove il movimento si dispiega al di là della rappresentazione, verso la generazione di situazioni di urgenza ed esistenza. Il corpo è in costante processo di organizzazione, accumulo e divenire.
Il lavoro artistico di Rajeh è inseparabile dagli ecosistemi culturali che ha avviato e sostenuto. Ha fondato BIPOD – Beirut International Platform of Dance, una delle principali piattaforme di danza contemporanea nel Levante, e ha co-fondato la rete Masahat, che mette in contatto artisti e organizzazioni in tutto il mondo. Ha avviato Takween, un programma di formazione intensiva, e Moultaqa Leymoun, una piattaforma che sostiene coreografi giovani e affermati attraverso l’accompagnamento, la visibilità e lo scambio.
Nel 2017 ha fondato Citerne Beirut, un centro coreografico e culturale pionieristico in Libano. Dopo il suo smantellamento forzato nel 2019, ha creato Citerne.live in Francia: una piattaforma digitale dedicata alla circolazione artistica, alla documentazione delle pratiche e a nuove forme di incontro tra artisti, strutture e pubblico.
Per il suo contributo alla cultura, è stato insignito dal Ministero della Cultura francese del titolo di Chevalier de l’Ordre des Arts et des Lettres.
Biglietti
| Data | Ora | Costo | Link di acquisto |
|---|---|---|---|
| 19/09/2026 | 18:45 | da € 10,00 | Acquista |
Riduzioni
Carnet 3 spettacoli: Ghida Hachicho, Hamdi Dridi, Dance People: 15 euro
(solo in biglietteria)
Con il carnet 3 spettacoli colazione libanese
gratuita
(prenotazione obbligatoria in biglietteria)
Crediti
Concept artistico, direzione e coreografia Omar Rajeh
codirezione artistica Mia Habis
interpreti Elise Bruyère, David Cahier, Francesco Ferrari, Julie Louise Bjelke, Clara Cafiero, Jihun Choi, Cristian Cucco, Mia Habis, Nunzio Perricone, Omar Rajeh
composizione musicale e interpretazione dal vivo Mathias Delplanque, Ziad El Ahmadie (dall’album L’Ombre de la Bête)
voce Abdul Karim Chaar
ricercatore Tom Helmer
concept scenografico e architettura L.E.F.T. Architects (Makram Kadi & Ziad Jamaleddine)
visual artist Estelle Piatoni
esperienza interattiva Tamanoir Immersive Studio (Sam Lecoeur / Rémi Large)
disegno luci Guy Hoare
riadattamento luci Tom Pritchard
grafica e animazione video Jimmy Elias
assistente tecnico Julien Laurent
consulenza drammaturgica Peggy Olislaegers
produzione e coordinamento Valentin Crepain
amministrazione Sandrine Orlando
Coproduzione Edinburgh International Festival; LAC Lugano Arte e Cultura; Festival Aperto / Fondazione I Teatri di Reggio Emilia; International Dance Festival München; Kunstfest Weimar; Euro-Scene Leipzig; residenze creative CND Lyon; CND Pantin; Festival de Liège / Manège Fonck; Fabbrica Europa; Muffatalle – Munich; Les Subs – Lyon; Montpellier Danse; con il sostegno di Centre National du Cinéma et de l’Image Animée (CNC); DRAC Auvergne Rhône-Alpes.
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