14 ottobre 2017
Teatro Ariosto
Ensemble ‘Giorgio Bernasconi’ Accademia Teatro alla Scala / Marco Angius direttore
Astratto/Atonale. Intorno a Kandinskij
Fattore K. Due concerti del Festival Aperto in occasione della mostra "Kandinsky –> Cage. Musica e Spirituale nell'Arte" / Fondazione Palazzo Magnani, Reggio Emilia
Aleksandr Skrjabin, Sonata n. 7 op. 64, per pianoforte solo (1911)
Arnold Schoenberg, Cinque Pezzi per orchestra op. 16 (1920 – versione da camera dell’Autore)
Aldo Clementi, …Im Himmelreich, per 9 strumenti (1994)
Anton Webern, Konzert op. 24, per 9 strumenti (1934)
Franco Donatoni, For Grilly, improvvisazioni per 7 (1960)
Karlheinz Stockhausen, Kontra-Punkte, per 10 strumenti (1952)
Arnold Schoenberg, Cinque Pezzi per orchestra op. 16 (1920 – versione da camera dell’Autore)
Aldo Clementi, …Im Himmelreich, per 9 strumenti (1994)
Anton Webern, Konzert op. 24, per 9 strumenti (1934)
Franco Donatoni, For Grilly, improvvisazioni per 7 (1960)
Karlheinz Stockhausen, Kontra-Punkte, per 10 strumenti (1952)
Come è noto, Vasilij Kandinskij molto ebbe a spartire con la musica, per relazioni personali e per concezioni estetiche. Questo primo concerto, di due appositamente concepiti secondo un “fattore Kandinskij”, prende le mosse dalla temperie artistica e musicale vicina al grande pittore (Skrjabin, Schoenberg, Webern), quella temperie cioè che esplorava avventurosamente universi espressivi sganciati sia dalla figurazione naturalistica – l'astrattismo –, sia dalla rassicurante armonia tradizionale – l'atonalità.
Il programma si spinge a musiche del secondo dopoguerra (Clementi, Donatoni, Stockhausen). Queste ultime rappresentano diverse manifestazioni di un fare musica in cui il gioco astratto di linee, colori e superfici non sarebbe forse stato storicamente concepibile senza quella sorta di vertigine dell’invenzione che a inizio secolo XX prese gli ambienti avanguardistici russi e viennesi – e il cui destino sarà di farsi koinè cosmopolita.
Il programma si spinge a musiche del secondo dopoguerra (Clementi, Donatoni, Stockhausen). Queste ultime rappresentano diverse manifestazioni di un fare musica in cui il gioco astratto di linee, colori e superfici non sarebbe forse stato storicamente concepibile senza quella sorta di vertigine dell’invenzione che a inizio secolo XX prese gli ambienti avanguardistici russi e viennesi – e il cui destino sarà di farsi koinè cosmopolita.
L’omaggio si coordina con la mostra dedicata a Kandinskij che la Fondazione Palazzo Magnani di Reggio Emilia ha in programma nell’autunno 2017.
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