In una manciata di mesi, tra il 1912 e il 1913, la prima di Pierrot Lunaire di Schoenberg e quella della Sagra della Primavera di Stravinskij sanciscono la nascita della musica moderna, le sue interne rotture, alfa e omega di una vicenda complicata e avvincente, che prosegue ancora oggi.
Pierrot Lunaire presenta d’un colpo innovazioni epocali: il superamento del sistema tonale, l’invenzione del canto parlato (Sprechstimme), un suono d’ensemble per timbri strumentali isolati (la tradizione tendeva al loro impasto), un rimescolamento di generi ed espressioni che imbrica Lied e teatro, musica cameristica e cabaret, contemplazione e azione, ironia e allucinazione. Per non parlare dei ritrovati formali e del ritorno a una visione contrappuntistica ripensata. Le tre parti del lavoro mostrano ciascuna una propria dominante musical drammaturgica: ironico-satirica la prima, macabra la seconda, malinconica la terza.
Nel 2009 Sylvano Bussotti scrive Arlequin poupi per mdi ensemble, come pezzo da affiancare al Pierrot Lunaire in concerto. E in dialogo con il lavoro schoenberghiano esso è concepito: stesso organico (meno la voce) e spirito ironico accentuato. In seguito l’ensemble ha sviluppato il binomio scegliendo altre due brevi composizioni di Bussotti, a scandire le tre parti del Pierrot.
Pierrot Lunaire è altresì punto di riferimento per la creazione del nuovo lavoro di teatro musicale Pierrot REDUX di Massimiliano Viel.



