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I Teatri di Reggio Emilia

I Teatri di Reggio Emilia

Fondazione I Teatri Reggio Emilia

Biglietteria (si apre in una nuova finestra)

La musica è pericolosa

Luigi Zoja

Luigi Zoja

Psicoanalista e saggista, già presidente della IAAP, l’associazione internazionale degli analisti junghiani, Luigi Zoja ha lavorato a Zurigo, New York, Milano e pubblicato testi tradotti in quindici lingue. Ha vinto due Gradiva Award. Tra i suoi libri, Il gesto di Ettore. Preistoria, storia, attualità e scomparsa del padre (Bollati Boringhieri), Storia dell’arroganza (Moretti&Vitali), Giustizia e Bellezza (Bollati e Boringhieri), La morte del prossimo (Einaudi), Paranoia, la follia che fa storia (Bollati Boringhieri), In difesa della psicoanalisi (Einaudi, con S. Argentieri, S. Bolognini e A. Di Ciaccia), Nella mente di un terrorista. Conversazione con Omar Bellicini (Einaudi), Vedere il vero e il falso (Einaudi).

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VajontS 23

Noi non siamo scienziati, né ingegneri, né giudici. Non raccontiamo per giudicare ma perché sappiamo che il racconto muove, attiva un algoritmo potente della nostra specie: i sentimenti, le emozioni. Non c’è Ragione senza Sentimento. Le emozioni sono leve che lasciano segni durevoli, avvicinano chi è lontano, le emozioni sono la colla di un corpo sociale. Il Vajont appartiene alla storia d’Italia anche grazie al teatro, dobbiamo usarlo e cercare di far entrare altri racconti nella nostra storia. Perché? Perché ci servono per affrontare quel che ci aspetta. Non per far le Cassandre, ma non è difficile immaginare le prossime emergenze, e dovremo limitare l’uso della parola emergenza. Allora non è difficile immaginare che serva una Prevenzione Civile e non solo una Protezione Civile. (…) La storia del Vajont ci serve perché insegna cos’è la sottovalutazione di un rischio affrontato confidando sul calcolo dell’ipotesi meno pericolosa tra tante. Tra tante scartate perché inconcepibili, non perché impossibili. Non essere capaci di concepire nasce dal non saper vedere un disegno, dal non riuscire a immaginare. Un difetto d’immaginazione, insomma. A noi non viene chiesto di indicare soluzioni: ma di immaginare, raccontare e disegnare. C’è un accumulo di storie che se raccontate bene, in modo etico, possono aiutarci a immaginare l’ignoto per affrontarlo.

Marco Paolini

Verso Sera 2023

Philip Corner in concerto con Agnese Toniutti

Philip Corner

Philip Corner è nato nel Bronx, a New York City, USA, il 10 aprile 1933. Sebbene non abbia iniziato gli studi musicali prima dei tredici anni, ha sempre mostrato un’inclinazione creativa. Pur non essendo un virtuoso del pianoforte, ha suonato i suoi lavori e quelli di altri compositori in numerosi concerti di musica contemporanea. Ha studiato anche trombone e più tardi corno alpino. Nell’ambito dell’educazione musicale classica le sue preferenze andavano al passato antico, con una passione per il periodo medievale che non l’ha mai abbandonato. Allo stesso tempo è stato attratto fin da principio dalle innovazioni della musica contemporanea, che ha assimilato all’interno delle sue composizioni. Aperto ad altri generi musicali, ha imparato anche dalla musica folk e dal jazz.

Le incisioni di World Music gli aprirono ulteriormente le orecchie, portandolo in seguito a un contatto diretto con la musica tradizionale della Corea e con le orchestre gamelan giavanesi, principali stimoli alla sua creatività. Tuttavia, con l’eccezione di due anni a Parigi al Conservatoire con Messiaen (la cui profonda influenza emerge dai lavori protominimalisti del 1956, all’inizio di questo concerto), tutta la sua educazione ortodossa si è svolta nella città di New York, culminando con un Master of Arts alla Columbia University.
La presenza di un forte elemento strutturale nelle sue partiture musicali l’ha avvicinato all’arte visiva. Ha quindi lavorato con editori e collezionisti italiani come Francesco Conz (Asolo & Verona), Rosanna Chiessi (Cavriago) e Gino di Maggio (Milano) ancor prima di stabilire definitivamente la sua residenza a Reggio Emilia nel 1992. In seguito la sua maggior sostenitrice è stata Caterina Gualco della Galleria Unimediamodern di Genova, che tuttora lo rappresenta professionalmente. Le sue opere si possono trovare in collezioni come quella di Villa Croce a Genova e più recentemente la Collezione Gracci a Mantova, compresa un’opera ora al Museo Civico di Reggio Emilia. Una collezione delle sue opere visive è attualmente in allestimento ad Albinea, con il titolo di parcoPHILOpark.

Una parte importante della sua crescita creativa è la “creatività istantanea” dell’improvvisazione, di cui si possono sentire le tracce in alcuni pezzi di questo programma. E il suo contributo alla vita musicale della città verrà sicuramente ricordato dalla performance del 2005 di One Note More Than Once, interpretata dagli studenti dell’Istituto Superiore di Studi Musicali Peri-Merulo al Teatro Valli.
La recente collaborazione con la pianista Agnese Toniutti include composizioni scritte per lei, come (naturalmente) uno spazio per il suo personale contributo creativo. Alcuni di questi lavori sono stati pubblicati su dischi, tra cui quello per l’etichetta Neuma Records negli Stati Uniti.

Agnese Toniutti

Agnese Toniutti si dedica all’esplorazione del repertorio pianistico contemporaneo e del Novecento. Il suo interesse si rivolge in particolare al ruolo del suono nella composizione, e al legame complementare tra composizione e improvvisazione.
Conosce Philip Corner mentre approfondisce i movimenti artistici degli anni Settanta, e da quel momento inserisce regolarmente le sue composizioni, stimolanti sfide per l’esecutore, in repertorio. Alcune di queste interpretazioni sono pubblicate dall’etichetta americana Neuma Records (Subtle Matters, 2021) e dalla belga Sub Rosa (Fluxus&Neo Fluxus – Stolen Symphony, 2023).
Altri compositori spesso eseguiti nei suoi recital sono Giacinto Scelsi, Giancarlo Cardini, John Cage, Lucia Dlugoszewski, presenti anche nelle sue pubblicazioni discografiche e nei suoi lavori di ricerca.
Affascinata dall’esplorazione delle possibilità timbriche del pianoforte, viene spesso coinvolta in collaborazioni artistiche trasversali. Tra i recenti progetti la composizione delle musiche per l’installazione multimediale The moon is full but is not the moon (Lussemburgo, 2022) con gli artisti G. De Marco, K. Pernar e A. Mircev, l’incisione dell’integrale delle Sonatas & Interludes per pianoforte preparato di John Cage (Neuma Records, 2023) e il progetto Ludic Inventions, con i compositori e video-artisti C. Riley, K. Dirse, S. Covarrubias, in prima esecuzione nel Regno Unito a ottobre 2023. Si è esibita come solista e camerista in diversi festival internazionali in Italia, Europa e Stati Uniti.

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A View of Peeping Tom’s La Visita/Triptych  

Crediti

allestimento Fabio Cherstich 
commissionata e prodotta da Fondazione I Teatri
in collaborazione con Peeping Tom, Collezione Maramotti, Max Mara, Reggio Parma festival

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