Crediti
scritto da Pascal Rambert
traduzione Chiara Elefante
messinscena e spazio scenico Pascal Rambert
con Sara Bertelà e Anna Della Rosa
produzione TPE – Teatro Piemonte Europa, FOG Triennale Milano Performing Arts
Il gabbiano



Leonardo Lidi
Leonardo Lidi (1988) si diploma alla Scuola del Teatro Stabile di Torino nel 2012. Nel suo percorso alterna recitazione e regia teatrale. In questi primi dieci anni di lavoro registico spicca per capacità e produttività, vincendo a soli 32 anni il premio della critica teatrale italiana.
Dal settembre del 2021 è coordinatore didattico della scuola del Teatro Stabile di Torino e dal 2022 Direttore Artistico del Festival di San Ginesio.
Tra gli spettacoli da lui diretti ricordiamo Spettri di Ibsen (Biennale Venezia 2018), Zoo di Vetro di Williams, Casa di Bernarda Alba di Lorca, La città morta di D’Annunzio (Biennale Venezia 2020), La signorina Giulia di Strindberg (Festival dei Due Mondi 2021) e Il Misantropo di Molière.
Inoltre lavora su testi di drammaturgia contemporanea e nell’opera lirica.
Nel 2022 insieme al Teatro Stabile dell’Umbria inizia la trilogia su Anton Čechov. Prima tappa del progetto è Il gabbiano (in coproduzione con Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale e in collaborazione con Festival dei due Mondi di Spoleto).
Crediti
di Anton Čechov
PROGETTO ČECHOV – prima tappa
regia Leonardo Lidi
con Giordano Agrusta, Maurizio Cardillo, Ilaria Falini, Christian La Rosa, Angela Malfitano, Francesca Mazza, Orietta Notari, Tino Rossi, Massimiliano Speziani, Giuliana Vigogna
scene e luci Nicolas Bovey
costumi Aurora Damanti
musiche e suono Franco Visioli
assistente alla regia Noemi Grasso
produzione Teatro Stabile dell’Umbria, ERT / Teatro nazionale, Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale
in collaborazione con Spoleto Festival dei Due Mondi
Balasso fa Ruzante
(amori disperati in tempo di guerre)



Note di regia
In principio c’era il “ruzzare”. Ovvero il rincorrersi per giocare. Giocare/recitare sopra radici teatrali e linguistiche senza inciampare. Balasso ci è riuscito prendendo ispirazione dai testi dall’opera di Beolco e re-inventando un gergo che ne mantenesse senso e suono. Una drammaturgia fatta di scelte lessicali che sono, in pieno stile Ruzantiano, scelte politiche e polemiche. Un neo dialetto obliquo, abbondante e spassoso che rende concrete tre figure toccanti: l’amico rivale Menato, Gnua donna sottoposta eppure dominante e lo stesso Ruzante. Un uomo contemporaneamente furbo e credulone pavido eppure capace di uccidere, un eroe comico dentro il quale scorre qualcosa di primitivo che lo rende immortale.
Credo che Angelo Beolco, con il suo alter ego e le sue opere volesse dimostrare che un altro modo di fare arte/cultura era possibile e provava a fare azioni sceniche anti sistema anche quando era accolto da quel sistema. In questo credo che la vicinanza con la poetica e la visione di Natalino Balasso sia evidente.
Un mondo di villani dove la peste va e viene, dove tragico e comico sono fusi e conditi da desideri fisici inappagati e diritti non riconosciuti, viene intriso di malinconico humor. Demistificata la città, sbeffeggiato il potere e l’idea falsata di benessere alla quale abbiamo sacrificato tutto rimane un sapore bucolico e amaro.
Non resta che permettere alla risata di diventare esperienza critica su di sé e l’altro da sé, nel e per il presente.
Marta Dalla Via
Crediti
di Natalino Balasso
regia Marta Dalla Via
con Natalino Balasso, Andrea Collavino e Marta Cortellazzo Wiel
Produzione Teatro Stabile di Bolzano, ERT / Teatro Nazionale
Edificio 3
Storia di un intento assurdo
Scritta con grande verità, la commedia è molto divertente, e dipinge personaggi commoventi e comici.
Siamo noi i cinque abitanti di Edificio 3. Siamo noi che rimpiangiamo il primo amore, che lottiamo ogni giorno contro la solitudine, che nel lutto scopriamo noi stessi, che ci tradiscono con chi meno ci aspettiamo, che non troviamo le parole, che mentiamo per nasconderci, che il dolore ci rende ridicoli, noi, ingenui a cinquant’anni, disincantati a venti.
Claudio Tolcachir
Claudio Tolcachir è drammaturgo, regista, attore e fondatore del Teatro Timbre 4 nella capitale argentina, dove tuttora vive e lavora. Protagonista indiscusso della nuova scena argentina, ha riscosso il suo primo successo internazionale nel 2005 con il pluripremiato “La Omisión de la Familia Coleman”, presentato nelle più importanti capitali del mondo, tra cui Milano, Madrid, Parigi, Lisbona, Dublino, New York, e tuttora in tournée.
Nel 1998 fonda la compagnia TIMBRE4 dal 2001 multisala teatrale e scuola di recitazione, punto di riferimento culturale fondamentale a Buenos Aires, con la quale mette in scena testi da lui scritti e diretti, quali: “La omisión de la familia Coleman”, “Tercer cuerpo”, “El viento en un violín” (che insieme formano la “Trilogia del living”, raccolta in volume e pubblicata in Italia da Editoria & Spettacolo, 2012), “Emilia”; poi “Dínamo” e l’ultimo “Próximo”. È stato insignito di numerosi premi: ACE, Clarín, María Guerrero, Teatro del Mundo y Teatro XXI, ed è stato nominato al Premio Konex come uno dei migliori registi contemporanei. In Italia nel 2017 ha vinto il Premio UBU per “Emilia”, Miglior testo straniero e scrittura drammaturgica.
Le sue opere si rappresentano in oltre 20 paesi e sono state tradotte e pubblicate in sei lingue.
Come attore ha lavorato in oltre 30 produzioni teatrali con registi di spicco, tra i quali il maestro Daniel Veronese (recitando in “Un hombre que se ahoga”; “La noche canta sus canciones”; “Ella lo ama”; Alejandra Boero (“Juana de Arco”); Agustín Alezzo (“Ah soledad”); Norma Aleandro (“De rigurosa etiqueta”); Ciro Zorzoli (“La calma mágica”); Luciano Suardi (“Quién le teme a Virginia Woolf”); Corina Fiorillo (“Nerium Park”); Roberto Villanueva (“El juego del bebe”); Carlos Gandolfo (“En casa-en Kabul”).
In cinema ha recitato in: “El pasado”, regia Hector Babenco; “Un especie de familia”, regia Diego Lerman; “El Ardor”, regia Pablo Fendrix; “Mentiras piadosas”, regia Diego Sabanes, e altri.
Come regista si è affermato in Argentina e in Sud America e all’estero tanto nel circuito indipendente che in quello ufficiale, oltre che nel musical e nel teatro musicale. In Spagna ha diretto: “Todos eran mis hijos”; “Emilia”; “La verdad”; “Tierra del Fuego”; “Copenhague”; “La maquina de Turing”. Ha inoltre diretto la versione in catalano della sua pièce di maggior successo, “La omisión de la familia Coleman”, per il Teatro Romea de Barcellona.
In Italia ha diretto Giulia Lazzarini nel suo testo “Emilia”, produzione Teatro di Roma (2017).
Per il Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa in coproduzione con Aldo Miguel Grompone e con TIMBRE4, ha allestito la versione italiana della sua pièce “Tercer cuerpo” (“Edificio 3. Storia di un intento assurdo”), provando in una Milano in zona rossa nel mese di novembre 2020. Lo spettacolo debutterà a ottobre 2021 al Piccolo Teatro Studio Melato. Come docente dirige stage e corsi di recitazione e di regia per studenti e professionisti. Ha inoltre condotto workshop a New York, Venezia, Milano, Madrid, Barcellona, Parigi, Strasburgo, Lisbona, Santiago del Cile, San Paolo in Brasile, Montevideo in Uruguay, e oltre.
Claudio Tolcachir è il Maestro dell’École des Maîtres 2022.
Crediti
scritto e diretto da Claudio Tolcachir
traduzione Rosaria Ruffini
luci Claudio De Pace
costumi Giada Masi
con (in ordine alfabetico) Rosario Lisma, Stella Piccioni, Valentina Picello, Giorgia Senesi, Emanuele Turetta
Brevi interviste con uomini schifosi



Crediti
di David Foster Wallace
traduzione Aldo Miguel Grompone e Gaia Silvestrini
regia e drammaturgia Daniel Veronese
con Lino Musella, Paolo Mazzarelli
Produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, Marche Teatro, Carnezzeria, FOG Triennale Milano Performing Arts, TPE Teatro Piemonte Europa
con il sostegno di Teatro di Roma – Teatro Nazionale e di Timbre 4 Madrid
Pupo di zucchero
«Il 2 novembre è il Giorno dei Morti. Un vecchio ‘nzenziglio e spetacchiato, rimasto solo in una casa vuota, prepara una pietanza tradizionale per onorare la festa – afferma Emma Dante –. Con acqua, farina e zucchero il vecchio impasta l’esca pe li pesci de lo cielo: il pupo di zucchero, una statuetta antropomorfa dipinta con colori vivaci. In attesa che l’impasto lieviti richiama alla memoria la sua famiglia di morti. La casa si riempie di ricordi e di vita: mammina, una vecchia dal core tremmolante, il giovane padre disperso in mare, le sorelle Rosa, Primula e Viola tre ciuri c’addorano ‘e primmavera, Pedro dalla Spagna che si strugge d’amore per Viola, zio Antonio e zia Rita che s’abboffavano ‘e mazzate, Pasqualino tuttofare, e il cane Orazio… In Pupo di zucchero la morte non è un tabù, non è scandalosa, ciò che il vecchio vede e ci mostra è una parte inscindibile della sua vita. Ciò non può che intenerirci. La stanza arredata dai ricordi diventa una sala da ballo dove i morti, ritrovando le loro abitudini, festeggiano la vita.»
Crediti
liberamente ispirato a Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile
testo, regia e costumi Emma Dante
con Carmine Maringola (il Vecchio), Nancy Trabona (Rosa), Maria Sgro (Viola), Federica Greco (Primula), Sandro Maria Campagna (Pedro), Giuseppe Lino (Papà), Stephanie Taillandier (Mammina), Tiebeu Marc-Henry Brissy Ghadout (Pasqualino), Martina Caracappa (zia Rita), Valter Sarzi Sartori (zio Antonio)
sculture Cesare Inzerillo
luci Cristian Zucaro
assistente ai costumi Italia Carroccio
assistente di produzione Daniela Gusmano
coordinamento e distribuzione Aldo Miguel Grompone
produzione Sud Costa Occidentale
in coproduzione con Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, Scène Nationale Châteauvallon-Liberté /ExtraPôle Provence-Alpes-Côte d’Azur / Teatro Biondo di Palermo / La Criée Théâtre National de Marseille / Festival d’Avignon / Anthéa Antipolis Théâtre d’Antibes / Carnezzeria