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I Teatri di Reggio Emilia

I Teatri di Reggio Emilia

Fondazione I Teatri Reggio Emilia

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Massimo Ammaniti

Massimo Ammaniti

Massimo Ammaniti, psicoanalista, è professore onorario di Psicopatologia dello sviluppo presso la facoltà di Medicina e Psicologia dell’Università di Roma e membro della International Psychoanalytical Association. Tra i suoi libri ricordiamo Nel nome del figlio (con Niccolò Ammaniti, Mondadori, 1995), Manuale di psicopatologia dell’infanzia (Raffaello Cortina, 2001), Pensare per due. Nella mente delle madri (Laterza, 2008), Noi. Perché due sono meglio di uno (Il Mulino, 2014), La famiglia adolescente (Laterza, 2015), La curiosità non invecchia (Mondadori, 2017), Adolescenti senza tempo (Raffaello Cortina, 2018), Il mestiere più difficile del mondo (con Paolo Conti, Solferino, 2019) e E poi, i bambini (Solferino, 2020).

Roberto Saviano /INCONTRO RINVIATO

Roberto Saviano, in una comunicazione alla Fondazione I Teatri, scrive:

Care e cari, pochi giorni fa, il 15 novembre, si è celebrata a Roma la prima udienza del processo che mi vede chiamato in causa dalla Premier Giorgia Meloni per un reato di opinione. Ho scritto queste poche righe che troverete di seguito perché possiate comprendere il motivo che mi porta, in queste settimane per me difficili, ad annullare i miei incontri pubblici. Spero riusciate a comprendere e ad avere pazienza, perché ho tutta l’intenzione di incontrarvi presto.

Vi scrivo questa lettera con molta fatica e gran dispiacere. Per me questa è una fase difficile, portato a processo da tre ministri di questo Governo: la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il Vice Presidente del Consiglio Matteo Salvini, il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano.

Il ministro della Cultura mi ha poi minacciato nuovamente, di altro processo, per le critiche rivolte recentemente a lui; Salvini invece si è costituito, a sostegno di Giorgia Meloni, parte civile nel processo a mio carico. Ben cinque le azioni giudiziarie pendenti da parte di ministri di questo governo. Chiunque, al mio posto, ne sarebbe paralizzato.

I giornali di estrema destra, in alcuni casi pagati direttamente da esponenti della maggioranza parlamentare, stanno facendo uno squadrismo quotidiano: io sono sulle loro prime pagine ogni giorno, attaccato nella maniera più bassa e vile, senza che io sia davvero schermato da quella che dovrebbe invece essere una opinione pubblica “amica”; con me anche i garantisti professionali smettono di esserlo. Da un lato c’è un comportamento feroce, di diffamazione, di isolamento, dall’altro prudenza, distinguo, precisazioni, paura, silenzio per convenienza. Questo genera solitudine. Per fortuna so che non sono solo: sento la solidarietà di chi mi legge, di chi sostiene le idee che esprimo e di alcuni dei miei colleghi, i più coraggiosi (pochi, tra gli scrittori, lo sono). La sento e ne sono preoccupato, perché temo seriamente che chi mi è vicino sia oggetto di vendette trasversali. Non voglio certo votarmi alla solitudine, ma sento di dover proteggere chi non ha scelto il mio percorso, ma desidera starmi accanto.

Mi trovo, quindi, a dover annullare gli incontri che avevamo organizzato. Rinuncio, in queste settimane di attacchi continui, per timore di esporvi, di esporre chi mi ospita: responsabilità, questa, che sento gravosissima. E la sento tanto più perché vedo la lontananza siderale di chi, da posizioni di forza, potrebbe schierarsi, esprimere un’opinione e invece tace. Rinuncio adesso perché vivere in queste settimane occasioni pubbliche, per me, è difficile. L’esposizione fisica preoccupa me e chi mi sta attorno perché l’odio è tangibile e non esiste alcuno scudo: chi dovrebbe difendere spazi di libertà e democrazia è impegnato a nascondere le macerie di un percorso politico, culturale e intellettuale che non ha saputo creare ponti, ma solo disgregazione.

Mi dispiace immensamente per questa occasione mancata, mi dispiace perché per me incontrare lettrici e lettori, studentesse e studenti è ossigeno vero. Ma quello che sta accadendo a me, e attraverso la mia esperienza anche a voi, non consente di poter andare avanti come se nulla fosse, impone una riflessione. Come se gli attacchi continui alla libertà di espressione, parola e perfino pensiero fossero un terreno di contrattazione. Vi state accorgendo che hanno selezionato chi attaccare? Vi siete accorti che non siamo in molti, ma siamo sempre gli stessi? Così funzionano le democrazie illiberali: si selezionano una dozzina di nemici pubblici, li si accusa di guadagnare con le proprie parole (sostanzialmente con il proprio lavoro), si creano paure e pericoli che non esistono o che esistono nella misura in cui non c’è gestione, non c’è capacità politica di trovare soluzioni. Io sono da troppi anni tra i nemici giurati di ogni governo di destra, ma non sono considerato amico di chi a loro si oppone, perché ho sempre tenuto al rigore del mio lavoro e delle mie denunce e non ho mai fatto sconti. Non cerco case, non cerco chiese, ma restare sotto il fuoco nemico e sotto il fuoco amico è da martiri. E io non sono un martire, ma uno scrittore. Attraverso ciò che sta accadendo a me, sarebbe possibile capire la deriva del Paese, ma bisogna avere occhi per vedere. Mi dispiace immensamente, vi abbraccio tutti e spero di poter riprendere serenamente i miei incontri pubblici al più presto. Perché, se è vero che la scorta viene assegnata per poter fare il proprio lavoro, è vero anche che la scorta serve per schermarti da chi ha deciso di vivere la propria vita al di fuori delle istituzioni e vuole impedirti di fare il tuo lavoro, di raccontare e denunciare. Non è tollerabile che la scorta sia un deterrente contro chi viene costantemente istigato e sobillato da un governo di estrema destra e dalla stampa asservita.

Con affetto,

Roberto Saviano

La Fondazione I Teatri, per bocca del direttore Paolo Cantù, esprime solidarietà e grande dispiacere per essere costretta a rinviare un appuntamento, da molto tempo atteso e voluto per dare alla città e agli studenti la possibilità di sentire parlare di criminalità organizzata da uno dei giornalisti e scrittori italiani più esperti in materia: “avevamo invitato Roberto Saviano a parlare e discutere di quella memoria che – nel caso di Giovanni Falcone – vorremmo senza indugio condivisa e pubblica. Ci dispiace che l’attualità politica abbia preso il sopravvento e stiamo già cercando una data alternativa, il prima possibile, per riuscire ad avere Roberto Saviano con noi, per continuare ad esercitare fino in fondo la nostra funzione di spazio e presidio pubblico di pensiero e dialogo”.

Donato Carrisi

Marco Baliani

«Andrò in pellegrinaggio sulla scarna tomba di Pasolini a Casarsa della Delizia, dove è sepolto vicino alla madre. È così che vorrei cominciare il mio dialogo con lui, come un tempo si faceva andando a far visita ai sepolcri dei grandi, quelli che in vita hanno profuso doni a piene mani, generosamente dissipatori, e che anche da morti continuano a parlarci. A parlarmi. Ho così tante cose da chiedergli su di noi, sul tempo trascorso dalla sua dipartita, sulle mutazioni avvenute, su quello che aveva intuito e su quello che aveva travisato, sui contrasti tra lui, il suo corpo, sempre al centro del suo agire, e il mondo intorno, sulle mancanze, sulla sua mai esausta vena pedagogica, sui suoi scritti pirateschi, sul suo giornalismo anomalo.

Vorrei inserirmi con la mia storia e le mie contraddizioni. Non mi aspetto che mi sveli chissà che arcani pensieri, no, ma che riposandomi lì, in quella quiete, stando in ascolto, senza aspettative, possa districare o distendere gomitoli di pensieri e pulsioni che la sua opera e il suo percorso di vita hanno continuamente intrecciato in me e che ancora sono lì, assai aggrovigliati. E che forse resteranno tali, ingarbugliamenti necessari a non risolvere le cose del mondo ma a complicarle. A vederle da angolazioni inaspettate».

Marco Baliani

di e con Marco Baliani
organizzazione e promozione Ilenia Carrone
produzione Casa degli Alfieri

Tea Ranno

Tea Ranno

Tea Ranno è nata a Melilli, in provincia di Siracusa, nel 1963. Dal 1995 vive a Roma. È laureata in giurisprudenza e si occupa di diritto e letteratura. Ha esordito con Cenere, uscito per e/o nel 2006, finalista ai premi Calvino e Berto e vincitore del premio Chianti. Successivamente ha pubblicato i romanzi In una lingua che non so più dire (e/o, 2007), La sposa vermiglia (Mondadori, 2012), vincitore del premio Rea, Viola Fòscari (Mondadori, 2014), Sentimi (Frassinelli, 2018), L’amurusanza (Mondadori, 2019) e Terramarina (Mondadori, 2020), che ha vinto il premio Città di Erice.

Il paese dei campanelli

Crediti
Operetta di Carlo Lombardo e Virgilio Ranzato
Compagnia Corrado Abbati

Bombon Antonella Degasperi
Nela Anna Capiluppi
Ethel Mariska Bordoni
Pomerania Jana Szendiuchova
Hans Davide Zaccherini
La Gaffe Corrado Abbati
Attanasio Prot Fabrizio Macciantelli
Tarquinio Brut Matteo Catalini
Basilio Blum Lorenzo Marchi
e con: Aurora Costa, Armando Ferro, Marta Nasciuti, Daniele Natale, Chiara Presa, Daniela Virzi

nuova drammaturgia e regia Corrado Abbati
direzione musicale Marco Fiorini

BALLETTO DI PARMA
coreografie Francesco Frola

allestimento scenico Teatro Verdi di Trieste
Inscena produzione spettacoli
Organizzazione generale Stefano Maccarini

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