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I Teatri di Reggio Emilia

I Teatri di Reggio Emilia

Fondazione I Teatri Reggio Emilia

Biglietteria (si apre in una nuova finestra)

Roberto Vecchioni

«Tra il silenzio e il tuono Tour è un grande spettacolo di canti, immagini e monologhi. Il silenzio appartiene all’immaginazione, allo spirito, all’anima, mentre il tuono invece appartiene a quello che ho fatto e mi è stato fatto cioè alla vita, che pulsa molto: l’unico modo per quietarla è rivolgersi alla spirito – spiega Vecchioni – tutta la prima parte dello spettacolo è giocata sull’ultimo disco e sui personaggi che hanno battuto il destino, hanno combattuto il male, hanno amato la vita, gli altri e se stessi. Emerge un mio concetto recente, nuovo, di grande amore per tutto ciò che si fa e si vive. La seconda parte dello spettacolo, invece, è una specie di ritorno, uno sguardo sul passato con le canzoni di prima, che mostrano come si è arrivati al  concetto di infinito attraverso pensieri particolari sull’amore, sul sogno, sull’esistenza, sul dolore, sulla gioia, sulla felicità… e come poi tutte queste piccole cose si siano ricomposte in un’unica idea, che è quella di amare la vita comunque sia, bella o brutta perché in realtà è sempre bella. Siamo noi che a volte la immaginiamo in un altro modo».

Roberto Vecchioni

Roberto Vecchioni  è uno dei padri storici della canzone d’autore in Italia. Vive a Milano, dove è nato il 25 giugno 1943 da genitori napoletani. Laureatosi in lettere antiche presso l’Università Cattolica di Milano, vi resterà ancora per due anni come assistente di “Storia delle religioni”. È stato professore di greco e latino per molti anni, attualmente è docente presso l’Università IULM di Milano dove tiene il corso “Forme della Contemporaneità dell’Antico”. Nella sua lunga carriera ha pubblicato 38 album, da Parabola (1971), che contiene Luci a San Siro, fino a L’infinito (2018).  Nonostante la scelta, in controtendenza, di rinunciare alle piattaforme streaming e download per veicolare la sua musica solo attraverso i supporti tradizionali, “L’Infinito” viene certificato Disco d’Oro. È l’unico artista ad aver vinto il Premio Tenco (1983), il Festivalbar (1992, con la canzone Voglio una donna), il Festival di Sanremo e il Premio Mia Martini della critica (2011, con la canzone Chiamami ancora amore). Prosegue parallelamente la sua carriera letteraria, di cui ricordiamo “Il mercante di luce” (2015), La vita che si ama (2016) e Lezioni di volo e di atterraggio (2020), pubblicati da Einaudi. Il nuovo romanzo “Tra il silenzio e il tuono” (Einaudi) è in libreria dal 26 febbraio. Vecchioni è anche autore di saggi e recensioni letterarie, e collabora con i più autorevoli giornali nazionali. Nonostante gli impegni artistici, sia musicali che editoriali, tra il 2022 ed il 2023 traduce, in collaborazione con la Fondazione INDA (Istituto Nazionale del Dramma Antico), il Prometeo Incatenato di Eschilo per l’omonima rappresentazione teatrale che debutta l’11 maggio al Teatro Greco di Siracusa con la regia di Leo Muscato. Ha partecipato alla 74esima edizione del Festival di Sanremo nella serata delle cover in duetto con Alfa con il brano “Sogna, ragazzo sogna“, dal 6 marzo sulle piattaforme digitali per Artist First e DM Produzioni. E’ inoltre ospite fisso con una sua rubrica nel programma “In altre parole” (La7), condotto da Massimo Gramellini.

in collaborazione con

Alfred, Alfred
La serva padrona

L’abbinamento della Serva padrona di Giambattista Pergolesi e di Alfred, Alfred di Franco Donatoni  – lavori scritti a distanza di quasi tre secoli – compone una farsa del quotidiano e della privatezza. Da un lato la vita domestica in un interno dove la governante scaltra, fra bisticci, doma il padrone bisbetico infine sposandolo. Dall’altro la vita ospedaliera in corsìa, dove il grottesco viavai di infermiere, visite mediche e di improbabili amici e parenti, scorre sotto lo sguardo del paziente, vigile e muto: una satira sin nel titolo che, ripetendo il nome dell’ospedale “Alfred” di Melbourne (luogo reale del ricovero di Donatoni, da cui lo spunto autobiografico), evoca incongruamente La traviata.

L’opera sarà trasmessa in diretta streaming domenica 26 maggio sulla piattaforma gratuita OperaVision.

GUARDA SU OPERAVISION

Una specie di complementarità lega le due opere: la Serva padrona lancia il genere dell’intermezzo (matrice dell’opera buffa) in pieno 700 su scala europea, anche per il dibattito che si accese tra philosophes (fra cui Rousseau) circa l’idea di affidare vicende insignificanti a personaggi ordinari. Anche Alfred, Alfred si sottotitola non a caso “intermezzo”, in nome di una buffoneria salace e sardonica sulla condizione di passività in una struttura sanitaria, quando la buffoneria, nel teatro musicale di fine 900, è da tempo pressoché in disuso. Due singolarità, ciascuna in questione con il proprio tempo.
Anche la naturale distanza di linguaggio musicale fra i due lavori, cela corrispondenze nelle rispettive funzioni caricaturali e di veicolamento ironico; fra vispe morbidezze d’archi (Pergolesi) e striduli tintinnii asimmetrici (Donatoni).

Alfred, Alfred, nasce da un’esperienza di ricovero vissuta dall’autore, Franco Donatoni, nel 1992: un viaggio sospeso tra la surrealità delle visioni di un malato e la realtà della vita ospedaliera, altrettanto surreale. Divisa in sei scene e sei intermezzi, il libretto parte dai dialoghi della quotidianità ospedaliera, dove il malato/Donatoni spicca nel suo letto, mentre tutt’intorno di accade di tutto.

Ne La serva padrona, Uberto, vecchio scapolo scontroso e taciturno, stanco dei capricci e delle prepotenze di Serpina, sua giovane e astuta serva, decide di ripristinare i giusti ruoli all’interno della casa fingendo di volersi sposare. La ragazza, ingelosita, annuncia a sua volta, con la complicità del servo muto Vespone, il suo matrimonio con il fantomatico capitan Tempesta. Dallo sgomento provato al sentire l’annuncio delle nozze, Uberto capisce di essere innamorato di Serpina. Presto il finto capitan Tempesta si presenta minaccioso a reclamare la dote della giovane, e minaccia Uberto avvisandolo che in caso di diniego, gli toccherà di sposarla lui stesso. Spinto un po’ dalla paura e un po’ dall’amore per Serpina, Uberto si lascia estorcere la promessa di matrimonio. La burla è poi svelata, il Capitan Tempesta altri non è che Vespone travestitosi, ma ormai è tardi, Serpina da serva diventa padrona.

Foto prove del dittico

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Alberto Melloni

IL LIBRO
Alberto Melloni
Storia di μ
Marietti 1820

Alberto Melloni

Alberto Melloni è professore ordinario di Storia del cristianesimo all’Università di Modena
e Reggio Emilia, segretario della Fondazione per le scienze religiose, dal 2017 è membro dell’Accademia dei Lincei.

Con il sostegno di

Vinicio Capossela

Tredici canzoni urgenti è un disco che nasce dall’urgenza di interpretare e dare voce ai problemi più stringenti del momento storico che stiamo vivendo: la violenza di genere, la cattiva educazione alle emozioni, l’abbandono scolastico, la delega da parte degli adulti all’intrattenimento digitale in cui versa l’infanzia, la cultura usata come mezzo di separazione sociale, il carcere inteso come reclusione senza rieducazione, il parossismo consumistico generato dal capitalismo predatorio. Canzoni che nascono dalla necessità di affrontare e confrontarsi con le problematiche che affollano un mondo ormai supino, sprofondato sul divano di fronte alla continua spettacolarizzazione della realtà. Un mondo in cui ogni cosa, compresa l’emozione, è stata domiciliarizzata e disincarnata sotto un velo che ha nascosto alla coscienza la preparazione della peggiore delle catastrofi: la guerra, con tutto il corollario della violenza, dell’avvelenamento, della semplificazione e della vanificazione di ogni sforzo “culturale” volto a costruire una comunità di uomini liberi e uguali.

L’urgenza su cui è costruito l’impianto musicale e scenico di questo spettacolo è quella di provare a ritessere le fila di una socialità condivisa, risposta all’atomizzazione, all’individualizzazione del nostro vivere sociale. Rappresentare le canzoni urgenti in un concerto per il cantautore è il tentativo di arricchirle di un’esperienza “comunitaria”. 

«La musica si fa insieme, ogni canzone viene completata dall’ascolto, l’esecuzione dal vivo, il fatto di essere insieme è un fatto anche questo civile, corale, organico. Anche la scenografia che abbiamo pensato è una specie di anfiteatro quasi a completare l’abbraccio del pubblico. Lo spettacolo inizia da un divano. Un divano su cui ci siamo un po’ tutti seduti e che è una sorta di totem della nostra condizione. Da lì ci rialziamo e affrontiamo una lunga carrellata di canzoni che hanno a che fare con diverse urgenze a partire da quelle che abbiamo dentro, perché spesso il nemico lo si pensa sempre fuori, ma invece il nemico, le cose sbagliate, le conseguenze della nostra cattiva educazione sono dentro di noi».

Protagonista assoluta della scenografia che caratterizza lo spettacolo è un’enorme luna gonfiabile, che funge sia da mimesi della luna che da luna giocattolo. Una luna magnetica, che sprigiona la sua forza sui sogni, che attira a sé i fluidi e il senno. Una luna che rischia di cadere sulle nostre teste per quanto è appesantita dalla discarica delle nostre vanità, ma che allo stesso tempo risuona da sempre di tutte le fantasticazioni umane. 

«Una grande luna, come quella che si era immaginato Ariosto, cui il poeta ha dedicato quella straordinaria metafora per cui il senno è andato sulla luna, ma sulla luna ci sono anche tutte le cose per cui gli uomini perdono il senno sulla terra: le vanità, il potere, la seduzione. Ecco li abbiamo tutti in una bella luna gonfiabile, alla fine la facciamo scoppiare e così torniamo a terra dove si sa che non è rimasto altro che follia».

La tappa di Reggio Emilia è tra gli ultimi preziosi appuntamenti di un viaggio in musica che nell’autunno del 2023 ha attraversato tutta la Penisola, toccando ben 29 città (35 repliche) e collezionando numerosi sold out, riscuotendo gli entusiasmi di pubblico e critica. Concerti durante i quali l’artista prende per mano gli spettatori guidandoli attraverso le tracce del suo ultimo lavoro discografico. Oltre alle canzoni del nuovo disco, ci sarà anche spazio per alcuni dei più preziosi brani dell’ampio repertorio caposseliano.

in collaborazione con

Lucia Capuzzi, Viviana Daloiso e Antonella Mariani

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IL LIBRO
L. Capuzzi, V. Daloiso, A. Mariani
Noi, afghane
Vita e pensiero 2023

Lucia Capuzzi

Lucia Capuzzi, nata a Cagliari nel 1978, è inviata del quotidiano «Avvenire» per l’America Latina. I suoi reportage hanno ottenuto importanti riconoscimenti, tra cui il premio Luchetta (2014), il premio Colombe d’oro per la pace (2016) e il premio Parise (2018).

Viviana Daloiso

Viviana Daloiso è una giornalista e lavora ad «Avvenire». Impegnata nella redazione Interni, negli anni si è specializzata Società.

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Antonella Mariani è una giornalista e lavora ad «Avvenire». Impegnata nella redazione Desk centrale, negli anni si è specializzata in Questioni di genere.

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Giorgio Manzi

IL LIBRO
G. Manzi
Antenati
Il Mulino 2024

Giorgio Manzi

È professore ordinario di Antropologia alla Sapienza Università di Roma, accademico dei Lincei e accademico delle Scienze (o dei XL). La sua produzione scientifica internazionale spazia dai temi dell’evoluzione umana a quelli della bioarcheologia. Editorialista di «Le Scienze», collabora con quotidiani, periodici, trasmissioni radio e tv. Fra i numerosi libri per il Mulino: «Ultime notizie sull’evoluzione umana» (2017), «Il grande racconto dell’evoluzione umana» (2013 e 2018), «L’ultimo Neanderthal racconta» (2021).

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