Teatri Valli, Ariosto, Cavallerizza
Reggio Emilia, settembre - dicembre 2018

Passaggi

Rivoluzioni - Canzoni
Festival Aperto 2018

Se non posso ballare, allora non è la mia rivoluzione.
(Emma Goldman, Autobiografia)

Forse le cose stanno diversamente.
Forse le rivoluzioni sono il gesto della specie umana
che viaggia sul treno per tirare il segnale d'allarme.

(Walter Benjamin sulle rivoluzioni come locomotive della storia)
 
Rivoluzione indica il moto armonico di un giro completo che riconduce un astro al punto di partenza, e in definitiva non cambia nulla, ma indica anche un rovesciamento sociale violento (disarmonico) che invece cambia tutto.
Una strana circostanza etimo-linguistica che forse ci dice qualcosa circa la sana contraddizione fra ripetizione e trasformazione nei corsi e ricorsi storici – in questi mesi in cui s’assommano anniversari di rivoluzioni vere (l’Ottobre 1917) o presunte (il Maggio 1968). Perché è poi vero che una rivoluzione cambia veramente tutto?
In questo intreccio di ripetizioni che in realtà mutano, e di scarti bruschi che in realtà mirano ad affermare un’autenticità originaria, l’umanità tira avanti trasformandosi incessantemente. In meglio, quando sa cantare.

Canzone è una categoria dello spirito. Contenitore rigido eppure sfuggente. Milioni di canzoni non sono che repliche di formule, eppure esse aderiscono a milioni di stati esistenziali, sigillano milioni di irripetibili singolarità, pervadono ogni angolo dell’esperienza quotidiana nel mondo intero. La loro stessa rigidità è in fondo proprio l’invito a romperla, a rivoluzionarla: ripetizione e trasformazione si compenetrano anche qui nell’enigma umano, molto umano. Quale formidabile catalizzatore di energia, la canzone costella il mondo uscendo da se stessa, se del caso, e contro se stessa. Come la rivoluzione.

Aperto 2018 vuole mettere in luce quello spazio di utopia realizzata – le arti performative – in cui un corpo può cantare, una voce danzare, e mille confini possono essere infranti. Il Festival attinge a temi del contemporaneo per farne lo sfondo di un insieme di progetti in cui le idee di rivoluzione e di canzone risultano trascese in materia dell’immaginario personale e collettivo.
Desiderio di liberazione, di emancipazione, ribellione, disobbedienza, utopia, sono elementi che sottotraccia, come un fiume carsico, percorrono il lavoro di ogni artista.

Fra ripetizione e trasformazione, fra canzoni e rivoluzioni ha così luogo il rispecchiamento dei moti del mondo esterno con quelli del mondo interiore. Musiche, danze, drammaturgie, visioni, sublimazioni dei grandi e piccoli mutamenti delle cose e delle persone; così come delle stesse pratiche espressive, per definizione in stato di rivoluzione permanente.

Una questione di passaggi.

Il programma si snoda fra diverse aree di programmazione, che rappresentano suggerimenti di lettura e punti di orientamento, ma insieme territori di continuo sconfinamento e permeabilità fra generi e discipline, elemento certamente costitutivo della materia contemporanea.
    Rotte est-europee.
    Anti-pop songs.
    Sol # - concerti con parole.
    Teatro per la musica e per lo spazio.
    Danza & Confini.
    Circo.
    Kids.

Rotte est-europee.
Un progetto originale di Gidon Kremer che affianca il violino “caminante” di Luigi Nono in dialogo spaziale con se stesso, e i Preludi del compositore ebreo-russo Mojsej Vajnberg, associati a immagini del fotografo lituano Antanas Sutkus: è Preludes to a Lost Time (Imaginary Dialogues), un’opera audiovisuale sulla condizione artistica ed esistenziale nella vecchia URSS. Un concerto della Chamber Orchestra of Europe che propone autori dalle diverse, spiccatissime personalità tra Otto e Novecento (Ciajkovskij, Dvorák, Kodály) alle prese con diverse tradizioni musicali popolari dell’Est europeo: Ungheria, Russia, Boemia. Un progetto drammaturgico realizzato dal regista belga Ivo van Hove sul ciclo di canzoni Diary of one who disappeared di Leoš Janácek, trasformato in lavoro di teatro musicale a tutti gli effetti.
Un ideale trittico est-europeo che, mentre ci immerge nel crocevia di culture che è stata l’Europa, si affaccia sull’Europa di oggi con inaspettata attualità.

Anti-pop songs.
Diversi progetti sono incentrati sulla canzone. Enrico Rava e Stefano Bollani inaugurano il festival con la loro arte improvvisativa applicata a canzoni italiane e brasiliane, senza dimenticare standard jazz e pezzi originali. A Giovanni Guidi e al suo Rebel Quintet il festival ha commissionato un progetto speciale dedicato alle canzoni di lotta da tutto il mondo, con un focus specifico su quelle italiane. A 25 anni dalla scomparsa di Frank Zappa, l’Ensemble ‘Giorgio Bernasconi’ dell’Accademia Teatro alla Scala ripropone The Yellow Shark, ultimo progetto realizzato dal grande autore e chitarrista; sul podio Peter Rundel, protagonista del progetto originario (concerti e album) al fianco di Zappa. John Scofield, con il nuovo progetto Combo 66, rilegge il jazz secondo un’interpretazione complessa e aperta in tutte le direzioni, dalla canzone al funky. Infine, O Supersong, nuova produzione del festival con il duo Cristina Zavalloni - Fabrizio Puglisi e l’Mdi Ensemble, il cui obiettivo è – fra canzoni e nuove composizioni, su due set distinti – innescare relazioni insolite fra canzoni (dai Beatles a Toquinho) e musica contemporanea (con 10 nuove commissioni).

Sol # - concerti con parole.
Una serie di 4 concerti il sabato tardo pomeriggio: piccoli, intelligenti, imprevedibili – sul palcoscenico del Teatro Valli abitato da artisti e pubblico in modo non convenzionale. La chitarra elettrica di Giacomo Baldelli coniuga musica contemporanea e la comunicativa di musiche rock e ambient, grazie ai pezzi di tre compositori statunitensi e un italiano). Con il nuovo progetto, Notturni, il contrabbasista e compositore Daniele Roccato crea, anche con l’apporto dell’elettronica, un “flusso creativo incontenibile e strabordante” in un virtuosismo insieme strumentale e spirituale. Canzoni di guerra di lavoro e d’amore è il progetto di Silvia Tarozzi e Deborah Walker, musiciste legate alle più avanzate pratiche sperimentali che, proprio attraverso questa lente, rielaborano canzoni popolari emiliane. Infine, il trio Mirco Ghirardini - Andrea Rebaudengo - Simone Beneventi dedicano un concerto-performance al maggio 68 prendendone a emblema un celebre slogan, Les murs ont la parole: l’immaginazione prende il potere anche nella musica, all’insegna della trasgressione e dello sconfinamento verso lo happening.

Teatro per la musica e per lo spazio.
Teatro musicale, di parola, di regìa, di visione. Teatro che mobilita tutte le arti performative e sceniche. Lontano da qui è la nuova opera in musica di Filippo Perocco, per la regìa di Claudia Sorace; un’opera sul cambiamento, la precarietà, la rinascita. In Cold Blood di Jaco van Dormael e Michèle Anne de Mey la macchina da presa si muove in un incantevole set in miniatura: un sogno ad occhi aperti dallo humour non convenzionale. Tango Glaciale è il debutto nel 1982 di Mario Martone alla regìa, in uno spettacolo che ha cambiato la storia della sperimentazione teatrale, oggi ripreso e riallestito. Con Fratto_X, Antonio Rezza partecipa al festival abitando le sculture di Flavia Mastrella e continuando ad ammonirci con anticonvenzionale ironia. Com’è consuetudine, il festival ospita lo spettacolo vincitore di Direction Under 30, progetto del Teatro Sociale Gualtieri interamente affidati a compagnie, critica e giurie under 30.

Danza & Confini.
La Compagnie Wang-Ramirez pratica una danza radicata nell’hip-hop, nella danza urbana e nelle arti marziali, ma capace di accogliere ancora altri linguaggi artistici; in Everyness tali strumenti sono messi al servizio del racconto emozionante di una relazione. Con Requiem pour L., Fabrizio Cassol e  Alain Platel attraversano il Requiem di Mozart lasciandosi guidare da diverse influenze musicali: il jazz, l’opera, la musica popolare africana. Tutto dedicato a Bach, con la sua musica eseguita dal vivo, è la serata di Fondazione Nazionale della Danza / Aterballetto; i due titoli, rispettivamente del maestro Jirí Kylián e del giovane Diego Tortelli, affermano una forte visione intergenerazionale. La compagnia Rosas ripropone Achterland creazione del 1990 di Anne Teresa de Keersmaeker, con musiche dal vivo di Ligeti e Ysaÿe; un lavoro di tale forza e visione artistica da aver mantenuto nel tempo una straordinaria attualità. Tre protagonisti della nuova coreografia italiana sono altresì presenti nel festival: Manfredi Perego, vincitore del Premio Gd’A, insegue con Labile Pangea il bisogno di vivere il contrasto fra potenza e fragilità. CollettivO CineticO presenta una rivisitazione How to destroy your dance e un Dialogo con il coreografo israeliano Sharon Fridman. Annamaria Ajmone presenta con Trigger un sistema mobile, che si adatta al luogo in cui è ospitato.

Circo.
Il circo conosce in questi anni una nuova freschezza, proprio nella dimensione contenuta e poetica del teatro. Nell’àmbito di una collaborazione con il progetto belga “Bruxelles en piste”, dedicato interamente al circo, si collocano due spettacoli: La cosa di Claudio Stellato, un viaggio artistico fra acrobazia, danza, magia e fisicità (in collaborazione con Dinamico Festival), e La Vrille du chat della compagnia Back Pocket, dove i virtuosismi acrobatici si combinano in un’unica narrazione a proiezioni e flashback.

Kids.
Il secondo spettacolo della Compagnie Wang-Ramirez è destinato a un pubblico dai 7 anni in su: We are Monchichi, scaturito da un precedente spettacolo di grande successo (Monchichi), è una storia d’amore dalle implicazioni al tempo stesso poetiche e politiche. Kinkaleri prosegue il suo lavoro di ricerca rivolto direttamente al mondo infantile con Butterfly, favola sentimentale triste, intensa, dolcissima, che fa scoprire ai bambini il mondo dell’opera e della musica di Giacomo Puccini. Ma anche i già citati Back Pocket e Cold Blood sono rivolti, non in via esclusiva, al giovane pubblico.