Teatri Municipale Valli, Ariosto, Cavallerizza: Chiesa S. Carlo: Collezione Maramotti
Settembre, Ottobre, Novembre 2017

Festival Aperto 2017

IX edizione

Meraviglia e Dispositivo: due parole che associate quasi compongono un ossimoro, la contraddizione feconda fra il dispositivo che ci ingabbia e la meraviglia che ci libera. Forse che uscire da questa opposizione potrebbe voler dire cambiare il mondo?
Intanto le due parole, reagendo fra loro, evocano non due, ma in effetti una moltitudine di concetti che permeano il vivere contemporaneo.
A fronte dei dispositivi che ci circondano – dallo smartphone alle grandi strutture di potere, ai media, ai progetti di terrore –, i dispositivi del teatro affermano la convivenza umana, la bellezza, l'arte, la meraviglia come conoscenza.
Musiche e danze in dialogo con arti e saperi, sono dispositivi meravigliosi infinitamente sfaccettati: il teatro nella società, macchina produttiva complessa e umana, il festival come cartellone plurale, i pubblici diversi cui è rivolto, i concerti (dispositivi sonori di strutture ed emozioni), le coreografie (dispositivi espressivi di corpi in movimento).
E ciascun singolo progetto artistico in programma, un dispositivo meraviglioso della creatività.

Due importanti eventi espositivi affiancano gli eventi live per tutta la durata del festival: la mostra di grandi tele del pittore Gabriele Amadori e l’installazione audio-video di Yuval Avital fanno delle arti visive un filo conduttore rilevante, sempre in collegamento alle arti performative. Così è anche nelle performance di Saburo Teshigawara fra le opere d’arte della Collezione Maramotti e nei due concerti ispirati a Vasilij Kandinskij (Ensemble Accademia Scala e Duo Arciuli Rebaudengo).
L’affidamento della nuova opera di Mauro Montalbetti alla regista cinematografica Alina Marazzi è un ulteriore momento di dialogo fra le arti, di riconversione della cinematografia in azione e scena; un progetto incentrato su tema drammaticamente attuale – vero dispositivo di ingiustizie – delle migrazioni d’oggi e di ieri.

Altro filo è la reinvenzione contemporanea di tradizioni – come i germogli pensano alle radici –: musiche e coreografie nuovissime con e/o per Beethoven (Quartetto Mirus, Divertimento Ensemble, Ballet de Lyon), la trasposizione popolare “ballabile” del Trovatore verdiano (L’Usignolo); la Giselle contemporanea di Dada Masilo.
E ancora: l’uso poetico delle tecnologie (“Haye”, Silent, Symphony Device); la valorizzazione di giovani valentissimi artisti (NDT2, Ensemble Accademia Scala, Olivier Dubois, Quartetto Mirus, Simone Beneventi) e l’attenzione al giovane pubblico con concerti guida alla conoscenza delle musiche contemporanee (il ciclo SoL#); l’intreccio dei generi (Compagnie Lapsus, Offline, Emma Dante, la contemporanea e il jazz).
Non sono che alcuni dei fili conduttori che intrecciano il programma, il quale peraltro è organizzato in aree di programmazione immediatamente riconoscibili.
Il titolo generale, “Dispositivi meravigliosi”, tutte le raduna, comprende e articola in una vasta e interconnessa riflessione sulla contemporaneità, che l’alta qualità dei progetti non allontana dai motivi del reale.

Musica per il teatro e per lo spazio è la zona di sperimentazione drammaturgica, dove trovano posto ”Haye”: Le parole, la notte, nuova opera di Mauro Montalbetti e libretto di Alessandro Leogrande sul tema delle migrazioni, e Silent di Gabriele Marangoni, concerto e sfida ai limiti della percezione che porta in scena, accanto a un gruppo di solisti, un ensemble vocale di persone sorde.

Contemporary Jazzes, al plurale, perché nel programmare alcuni fra i maggiori musicisti d’oggi ne mette in risalto la pluralità: un gruppo leggendario come l’Art Ensemble of Chicago riconduce il free jazz alle radici africane; un immenso chitarrista come Marc Ribot reinventa il Philly Sound (soul di Philadelphia) incrociandolo con il post-funk del Prime Time di Ornette Coleman; Gregory Porter rivivifica matrici soul-blues con una straordinaria voce jazz di ultima generazione; Stefano Battaglia e Michele Rabbia “leggono” con maestria improvvisativa una tela dipinta.

Sotto la sigla Fattore K, musiche contemporanee del Novecento storico ruotano attorno al mondo artistico di Vasilij Kandinskij (in coincidenza con la mostra prevista a Palazzo Magnani) nei due concerti rispettivamente dell’Ensemble dell’Accademia Teatro alla Scala e del Duo pianistico Arciuli Rebaudengo.

SoL# Sabati o Lunedì contemporanei: cinque concerti di musiche nuovissime (non senza escursioni verso diverse tradizioni), varie e sorprendenti come un intero universo. Concerti come viaggi alla scoperta di mondi pieni di invenzione, illustrati dagli esecutori stessi: un invito all’ascolto di quanto avvincente e tutt’altro che ostica sappia essere la musica d’oggi. Con il Quartetto Mirus, Simone Beneventi, la riscrittura beethoveniana del Divertimento Ensemble, quella verdiana-popolare de L’Usignolo, la tecnologia vintage di Tempo Reale.

In Reggioemiliadanza trova spazio il meglio della produzione coreutica internazionale. Grandi compagnie e coreografi che pongono al centro del loro lavoro il “dispositivo meraviglioso” per eccellenza: il corpo umano, centro e punto di irradiazione del più vasto dispositivo spettacolare. Con commissioni di prime assolute e collaborazioni prestigiose: NDT2, Ballet de l’Opéra de Lyon, Dada Masilo, Olivier Dubois, Saburo Teshigawara / Karas, Compagnia Aterballetto.

La compagnia Saburo Teshigawara / Karas è protagonista del Progetto realizzato in collaborazione con Collezione Maramaotti e Max Mara, che dal 2009 viene riproposto ad anni alterni con coreografi internazionali sempre diversi. Contestualmente alla prima europea in teatro, Teshigawara presenterà la sua performance in Collezione (commissione e prima assoluta), spazio irripetibile per la risonanza speciale che viene a crearsi con le 200 opere esposte, create da un centinaio di artisti dal 1950 a oggi.

Il premio Giovane Danza d’Autore dell’Emilia Romagna converge con uno dei punti fermi, da anni, della programmazione del festival: la nuova danza italiana, il sostegno a nuove generazioni di coreografi e alla creatività emergente. Il festival dunque ospita nel 2017 il Premio, sostenuto da Rete Anticorpi e di cui la Fondazione I Teatri è partner. Sei i giovani coreografi partecipanti: Nicola Galli, Barbara Berti, Caterina Basso, Manfredi Perego, Francesca Penzo, Olimpia Fortuni.

La sezione Confini propone, in un’ottica di nuova creatività, intrecci fra danza e altri mezzi espressivi. Così lo spettacolo di circo della Compagnie Lapsus; e lo spettacolo Offline, canzoni degli Africa Unite rielaborate da Architorti e interventi danzati della MM Contemporary Dance Company; infine Emma Dante che nella sua ultima produzione, Bestie di scena, sconfina dal teatro nella danza con uno spettacolo senza testo che lascia la “parola” ai corpi.

Con la mostra del pittore Gabriele Amadori e l’installazione audio-video di Yuval Avital, Art Exhibitions propone l’opera visiva di due artisti in stretta connessione con la musica, seppure portata avanti con mezzi alquanto diversi. Le tele di Amadori sono state realizzate come music paintings nel corso di concerti dal vivo. L’installazione di Avital è un’opera icono-sonora sulla voce umana e insieme un ritratto della città attraverso voci e volti.

Insomma, ce n’è per tutte le meraviglie: buon Festival.