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I Teatri di Reggio Emilia

I Teatri di Reggio Emilia

Fondazione I Teatri Reggio Emilia

Biglietteria (si apre in una nuova finestra)

Marcos Morau
La Veronal

PROGRAMMA DI SALA

Spazio accessibile a persone con disabilità fisica.
Audio-introduzione per persone cieche e ipovedenti.
Touch tour e audiodescrizione poetica per persone cieche.
Presenza di luci stroboscopiche.
Presenza di rumore forte.
Presenza di fumo.
Spettacolo adatto agli adolescenti.

L’audiodescrizione poetica è curata dalla dramaturg Camilla Guarino e dall’artista Giuseppe Comuniello ed è possibile grazie a un lavoro di rete tra Oriente Occidente, Festival Aperto (Reggio Emilia), FOG Performing Arts Festival (Milano), Equilibio (Roma)

Crediti

Idea e direzione artistica Marcos Morau
Direzione di produzione Juan Manuel Gil Galindo
Coreografia Marcos Morau in collaborazione con gli interpreti
Interpreti Àngela Boix, Jon López, Núria Navarra, Lorena Nogal, Shay Partush, Marina Rodríguez
Testo Carmina S. Belda
Direzione tecnica e disegno luci Bernat Jansà
Direttore di scena, macchinari ed effetti speciali David Pascual
Supporto tecnico in tournée Mirko Zeni
Musica e sound design Juan Cristóbal Saavedra
Scenografia Max Glaenzel
Costumi Silvia Delagneau
Video design Marc Salicrú
Produzione e logistica Cristina Goñi Adot e Àngela Boix
Produzione La Veronal in co-produzione con Grec 2023 Festival de Barcelona – Institut de Cultura Ajuntament de Barcelona, Oriente Occidente Dance Festival, Centro de Cultura Contemporánea Condeduque, Mercat de les Flors, Temporada Alta, Les Théâtres de la Ville de Luxembourg, Chaillot Théâtre National de la Danse, Festival Equilibrio – Fondazione Musica per Roma, Hessisches Staatsballett in the frame of Tanzplattform Rhein-Main, Triennale Milano.
In collaborazione con Graner – Fàbriques de Creació and Teatre L’Artesà
Con il supporto di INAEM – Ministerio de Cultura y Deporte de España and ICEC – Departament de Cultura de la Generalitat de Catalunya

Partner

Fondatori





Con il sostegno di





Baro d’evel

Due esseri alla ricerca del loro animale interiore 
perché l’umanità li sorpassa 
perché hanno perso il loro istinto 
perché il mondo va troppo veloce, 
troppe parole, troppe lettere. 
Vogliono trovare le loro prime sensazioni 
preparandosi, cercando nei dettagli della vita quotidiana 
le porte aperte verso l’inizio di tutto 
prima degli uomini in piedi, 
prima degli uomini pensanti, 
essere nulla di più di quattro gambe 
respirare, soffiare, respirare, 
per trovare il primo respiro, il punto di partenza 
essere un essere che respira e guarda il mondo. 

Crediti

creazione e direzione Camille Decourtye e Blai Mateu 
interpreti Julien Cassier, Marlène Rostaing e Valentina Cortese 
collaboratori Benoît Bonnemaison-Fitte, Maria Muñoz e Pep Ramis 
disegno luci Adele Grépinet sound designer Fanny Thollot costumi Céline Sathal ritmo e consulenza musicale Marc Miralta ingegnere degli oggetti di scena Thomas Pachoud costruzione Laurent Jacquin 

produzione Baro d’evel coproduzione Théâtre de la Cité – CDN Toulouse Occitanie, MC93 – Maison de la Culture de Seine- Saint-Denis, Teatre Lliure de Barcelone, le Parvis – scène nationale Tarbes-Pyrénées, Malakoff scène nationale – Theatre 71, Romaeuropa Festival, L’Estive, scène nationale de Foix et de l’Ariège; residenze Théâtre de la Cité – CDN Toulouse Occitanie; L’Estive, scène nationale de Foix et de l’Ariège
con il sostegno di DGCA, Ministère de la Culture et de la communication, the Haute-Garonne County Council, Città di Tolosa

In collaborazione con

Con il contributo di

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Fondatori





Con il sostegno di





Alexander Vantournhout
Not Standing

«Il lavoro di Alexander Vantournhout è così ingegnoso. In pochi anni ha sviluppato un linguaggio coreografico unico che attinge a tecniche di danza, arti marziali, circo, yoga, anatomia e mondo animale».

Charlotte de Somviele, De Standaard
PROGRAMMA DI SALA

Alexander Vantournhout

Alexander Vantournhout (Bruxelles, 1989) ha studiato ruota e giocoleria all’ESAC (Ecole Supérieure des Arts du Cirque) e danza contemporanea al P.A.R.T.S. (Performing Arts Research and Training Studios) di Bruxelles. Il suo linguaggio porta con sé le influenze di diverse formazioni ed esperienze professionali. Tuttavia, è segnato da due costanti: la ricerca del potenziale creativo e cinetico nella limitazione fisica e la relazione o il confine tra performer e oggetto.

Alexander Vantournhout ha fondato Not Standing, che crea, produce, distribuisce e comunica l’arte ibrida e unica del movimento di Alexander Vantournhout a una varietà di pubblico, al di là dei confini nazionali e delle discipline.

Crediti

Ideazione e coreografia Alexander Vantournhout
Creato con e interpretato da Noémi Devaux, Axel Guérin, Patryk Kłos, Nick Robaey, Josse Roger, Emmi Väisänen/Margaux Lissandre, Esse Vanderbruggen & Alexander Vantournhout
Drammaturgia Rudi Laermans & Sébastien Hendrickx
Occhio esterno Julien Monty
Direttore delle prove Sandy Williams
Costumi Patty Eggerickx assistita da Isabelle Airaud
Disegno luci Bert Van Dijck
Suono Ruben Nachtergaele
Pianificazione del tour Frans Brood Productions
Gestione Esther Maas
Coordinamento tecnico Rinus Samyn & Bram Vandeghinste
Produzione e tourmanagement Barbara Falter, Aïda Gabriëls & Kiki Verschueren
Produzione not standing
Coproduzione: le CENTQUATRE, Parigi (FR), Kunstencentrum VIERNULVIER, Gand (BE), Julidans, Amsterdam (NL), Biennale de la Danse, Lione (FR), Le Maillon, Strasburgo (FR), Les Halles de Schaerbeek (BE), MA scène nationale – Pays de Montbéliard (FR), La Passerelle, scène nationale de Saint-Brieuc (FR), Theater Freiburg (DE) & Le Carreau Scène nationale de Forbach et de l’Est mosellan (FR).

Un ringraziamento speciale a: De Grote Post, Ostenda (BE), Plateforme 2 Pôles Cirque en Normandie / La Brèche à Cherbourg & le Cirque-Théâtre d’Elbeuf (FR), Maison de la Danse, Lyon (FR), Urte Groblyte, Bjorn Verlinde & Katherina Lindekens

Creato con il supporto del Tax Shelter del Governo Federale Belga, attraverso il Flanders Tax Shelter
not standing è sostenuto dal governo fiammingo
Alexander Vantournhout è artista in residenza presso il Kunstencentrum VIERNULVIER di Gand e artista associato al CENTQUATRE di Parigi. È ambasciatore culturale della città di Roeselare ed è sostenuto dalla Fondation BNP Paribas per lo sviluppo dei suoi progetti.

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Con il sostegno di





Speaking cables

Agnese Delia Banti è artista sonora, musicista e overtone singer. La sua attività ha sempre gravitato attorno alla musica corale, gli studi sul paesaggio sonoro, i repertori di musica tradizionale, la composizione per lo spazio e la dimensione collaborativa del fare musica. Diplomatasi con un progetto installativo sulla voce delle rane e le rovine antiche realizzato tra il Conservatorio di Bologna e l’Università di Corfù, da qualche anno collabora stabilmente con il centro fiorentino di produzione, ricerca e didattica musicale Tempo Reale e collabora a progetti di canto armonico con il compositore Roberto Laneri.

Crediti

di e con Agnese Banti
live electronics Andrea Trona
progetto artistico, composizione musicale e regia Agnese Banti
collaborazione artistica e tecnica, informatica musicale Andrea Trona
collaborazione alla drammaturgia e alla regia Marta Vitalini
regìa del suono Agnese Banti, Andrea Trona
consulenza tecnica e luci Antonio Rinaldi
incontri artistici a cura di FONDO Yan Duyvendak, Camille Louis, Ana Pi
residenze Teatro Il Lavatoio, Santarcangelo dei Teatri; L’arboreto – Teatro Dimora | Centro di Residenza Emilia-Romagna; Sala Lab, PARC – Fabbrica Europa; Sala Verdi – I Teatri di Reggio Emilia; Villa Strozzi – Tempo Reale; Vulkano/Malagola – Ravenna Teatro

progetto sostenuto da FONDO Network per la creatività emergente
sviluppato da Santarcangelo Festival con AMAT, Centrale Fies, ERT – Emilia Romagna Teatro Fondazione, Fabbrica Europa, I Teatri di Reggio Emilia, L’arboreto – Teatro Dimora | Centro di Residenza Emilia-Romagna, Operaestate Festival Veneto / CSC Centro per la Scena Contemporanea, Ravenna Teatro, Teatro Pubblico Campano, Teatro Pubblico Pugliese, TSU Teatro Stabile dell’Umbria, Triennale Milano Teatro

foto © Elisa Mariotti

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Dewey Dell

Programma di sala

Al suo debutto parigino del 1913, Le sacre du printemps di Stravinskij e Nizinskij suscitò grande scandalo. Pubblico e critica si turbarono molto nel vedere rappresentato il sacrificio di una ragazza al dio della fertilità e per di più conforme musicali e coreutiche nuove e disarmoniche. Un’opera spiazzante, musicalmente potente e coreograficamente agitata e spigolosa, precorritrice della danza espressiva.

Oggi, dopo innumerevoli rivisitazioni, che includono una ricostruzione filologica di Millicent Hodson e Kenneth Archer e la terragna versione di Pina Bausch, nella quale il sacrificio dell’Eletta è inquadrato da un punto di vista femminile, Le sacre può parlarci e trascinarci ancora nel suo vorticoso rituale a patto che se ne traggano nuovi significati. Un lavoro esemplare, in tal senso, è quello della compagnia Dewey Dell, composta da tre figli d’arte: Teodora, Agata e Demetrio Castellucci, e da Vito Matera.

Il loro Sacre, che ha debuttato in prima assoluta alla Triennale di Milano per il Fog Performing Arts Festival dialoga con l’opera del secolo scorso, della quale restituisce la potenza del rituale ma incentrandolo sul principio dell’eterno ritorno rappresentata da un enorme bruco in attesa della metamorfosi. Dal fondo oscuro di una caverna dalle risonanze platoniche, si materializzano forme ibride, creature cyborg che liberano la propria energia in acrobatiche evoluzioni di break dance. Nel frattempo la larva diventa una splendida farfalla, che incanta con le sue evoluzioni alla Loie Fuller.

Nell’incalzante susseguirsi di interazioni e collisioni tra forme animali e corpi umani, rese spettacolari, oltre che dalla tumultuosa danza, dai fantasiosi costumi e dalle maschere che la compagnia ha realizzato insieme a Guoda Jaruševičiūtè, si coglie il senso della lotta per la sopravvivenza, ma anche della ciclicità della vita.

L’ingresso di una squadra di esploratori, intenta a recuperare i reperti di un’antica civiltà, attiva un nuovo ciclo di morte e di rinascita, finché un altro bruco resterà da solo in scena, pronto a ricominciare.
Lo spettacolo dei Dewey Dell incanta il pubblico come fosse un’ingegnosa féerie cinematografica di Georges Méliès, grazie alla bravura deí performer – oltre ad Agata e Teodora Castellucci (autrice delle coreografie), Alberto “Mix”Galluzzi, DylanGuzowskie NastyDen – al suggestivo accostamento sonoro tra la partitura di Stravinskij e le creazioni digitali, agli oggetti, le protesi antropomorfe, la scena semplice ma evocativa che coniuga archeologia dell’immagine e immaginario contemporaneo.

Crediti

musica originale Igor Stravinsky
concept e regia Dewey Dell
con Agata Castellucci, Teodora Castellucci, Alberto “Mix” Galluzzi, Dylan Guzowski, NastyDen
coreografia Teodora Castellucci
assistenza alla coreografia e produzione Agata Castellucci
dramaturg, disegno luci e scena Vito Matera
esecuzione musicale MusicAeterna, diretta da Teodor Currentzis, 2013
suoni Demetrio Castellucci
costumi Dewey Dell, Guoda Jaruševičiūtė
realizzazione costumi e oggetti di scena Carmen Castellucci, Dewey Dell, Plastikart studio
realizzazione scena Laboratorio scenografia Pesaro di Lidia Trecento
produzione Dewey Dell 2023

in coproduzione con progetto RING (da Festival Aperto – Fondazione I Teatri Reggio Emilia, Bolzano Danza – Fondazione Haydn, FOG Triennale Milano Performing Arts, Torinodanza Festival, Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale), Macalester College / Dipartimento di Teatro e Danza, BIT Teatergarasjen
partner associato Lavanderia a Vapore – Fondazione Piemonte dal Vivo
con il sostegno di Regione Emilia-Romagna e di Societas, Teatro Comandini
Si ringraziano Paolo Barbero e Andrea “Duna” Scardovi

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Emanuele Arciuli pianoforte

Frederic Rzewski, compositore statunitense, progressista, amico di Ortega, pone il tema del canto a fondamento di un’architettura complessa, per struttura stile e scrittura, di 36 variazioni. Un’opera di circa un’ora affine alle Variazioni Goldberg di Bach e delle Diabelli di Beethoven, che porta un grido di emancipazione popolare nelle sale da concerto. 

“The People United è una serie di 6 cicli, ciascuno dei quali composto di sei stadi nei quali appaiono diverse relazioni musicali nell’ordine:
1) eventi semplici;
2) ritmi;
3) melodie;
4) contrappunti;
5) armonie;
6) combinazioni di tutti i precedenti.

Ciascuno dei cicli più lunghi sviluppa un carattere suggerito dal singolo stadio cui corrisponde, di conseguenza il terzo ciclo è lirico, il quarto tende al conflitto, il quinto alla simultaneità (questo è anche il più libero), il sesto ricapitola in modo tale che il primo stadio è un riepilogo di tutti i precedenti primi stadi, il secondo di tutti i secondi, e così via. Accanto al tema principale compaiono due canzoni in due punti diversi: la canzone rivoluzionaria italiana Bandiera rossa, in riferimento a coloro che in Italia negli anni 70 aprirono le porte ai tanti in fuga dal fascismo cileno; e la canzone antifascista di Hanns Eisler Solidaritätslied, a memoria del fatto che sono esistite in passato minacce analoghe a quelle presenti, e che è importante imparare da quelle. […] La notevole lunghezza della composizione può essere un’allusione all’idea che l’unificazione dei popoli è una lunga storia, e che nulla degno di essere ottenuto lo si acquista senza sforzo.” (Frederic Rzewski, 1994) 

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Comune di Reggio Emilia Provincia di Reggio Emilia Gruppo Iren

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Ministero Beni Culturali Regione Emilia-Romagna Fondazione Pietro Manodori

Certificazioni

ISO 9001Ente di accreditamento Accredia

Fondazione I TEATRI - Piazza Martiri del 7 luglio, 7 - 42121, Reggio Emilia - tel 0522 458811 - P.IVA 01699800353 - CF 91070780357

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