Teatro Cavallerizza
Venerdì 23 settembre 2016, ore 20.30 - Domenica 25 settembre 2016, ore 18.00

L'arte e la maniera di affrontare il proprio capo per chiedergli un aumento

opera da camera per un performer, due voci, ensemble ed elettronica
musica
Vittorio Montalti
libretto Giuliano Compagno
tratto da «L’art et la manière d’aborder son chef de service pour lui demander une augmentation» di Georges Perec (© Fayard, 2010 - Prima pubblicazione: Editions Hachette Litteratures)
 
interpreti principali Jo Bulitt, Ljuba Bergamelli, Nicholas Isherwood
 
Icarus Ensemble
direttore Yoichi Sugiyama

regìa, scene e luci Claudia Sorace / Muta Imago
drammaturgia e assistente alla regia  Riccardo Fazi
realizzazione video e assistente alle scene Maria Elena Fusacchia
costumi Jonne Sikkema
regìa del suono Simone Conforti

Commissione della versione definitiva: Fondazione I Teatri di Reggio Emilia / Festival Aperto, 2016
Nuovo allestimento in prima assoluta
produzione Fondazione I Teatri di Reggio Emilia

 
Dopo lunghi ripensamenti un impiegato si decide ad affrontare il capufficio per chiedergli un aumento. Esita tuttavia a farsi avanti: ciondola in giro, ascolta le telefonate della segretaria, si informa sul menù in mensa. Risale dal capo, ma questi ha contratto il morbillo. Lo chiude nella stanza e dà l'allarme. Troppo tardi: il contagio è già avvenuto e il capufficio passa a miglior vita. La salma assume misteriosamente le sembianze del nuovo capoufficio, l'impiegato può di nuovo presentare la richiesta, ma è anche lui contagiato dal morbillo e va in quarantena. Una volta guarito, giunge finalmente l'ora del vagheggiato aumento, ma il tempo è passato e l'impiegato è prossimo alla pensione. Il capoufficio, dichiarato di non avere il potere di concedere l'aumento, rimanda l'istanza agli uffici competenti.

Da una situazione comunissima – un impiegato che chiede un aumento al prioprio capo – scaturiscono mille interrogativi: Quando chiedere l'aumento? In che modo? Il capo sarà in ufficio? Mi riceverà? Sarà di buon umore? Ma anziché scegliere una possibilità, Perec decide di rappresentarle tutte, esaltando lo stato di permanente incertezza dell'impiegato risucchiato in una giostra che gira a vuoto, inconcludente e grottesca. Membro dell'Oulipo (Ouvroir de Littérature Potentielle) – con Raymond Queneau e Italo Calvino – Perec parte da un assunto tipico del gruppo: “colui che obbedisce a regole rigide e arbitrarie, ma a lui perfettamente note, è molto più libero di colui che si crede libero perché ignora le regole cui obbedisce”.

“Ciò che più mi affascina del teatro musicale è il rapporto tra il gesto fisico del cantante e la figura musicale che questi esprime. A livello compositivo il mio lavoro parte sempre dal concetto di figura e penso agli elementi musicali che metto in gioco come a dei personaggi […]. Sono attratto dall'idea di coinvolgere mezzi diversi, così da consentire di immergersi in un lavoro d'équipe, e di sviluppare il pensiero teatrale su diversi piani e modalità artistiche. Per dirla con Luciano Berio, opera è il plurale di opus (lavoro). Il suo significato profondo rimanda a una grande macchina che racchiude al suo interno lavori (musica, testo, costumi, scenografie, luci, video…) che mirano al medesimo obiettivo e alla creazione di un unico organismo.” (Vittorio Montalti - Premio “Una vita per la musica Giovani” 2016)