Teatro Cavallerizza

CRISTINA RIZZO

Lato RED
Dance n°3
concept Cristina Rizzo
prima assoluta


score Cristina Rizzo e Lucia Amara
coreografia Ezster Salamon, Michele Di Stefano, Matteo Levaggi
interprete Cristina Rizzo
disegno luci Roberto Cafaggini
assistente di progetto Caterina Frani

una produzione RPF/RED - Reggio Emilia Danza e Romaeuropa Festival
in collaborazione con Xing e Fabrik Potsdam/Tanzplan Potsdam: Artists in Residence
Residenze:
Fabrik Potsdam Internationales Zentrum für Tanz und Bewegungskunst -Potsdam Ménagérie de verre - Parigi Cango, Cantieri Goldonetta - Firenze
Lavanderia a Vapore, Centro di Eccellenza per la Danza - Città di Collegno sommer.bar 09 / Tanz im August - Berlino - Crisalide Festival 2009, Forlì
Fondazione Nazionale della danza Aterballetto.- Reggio Emilia

produzione esecutiva PAV


- E’ selvaggio ciò che non si riesce a rappresentare con un’immagine. -
Tutto comincia con la messa in gioco solitaria di me alle prese con l’immaginazione di una partitura coreografica, con la sua scrittura e con la possibile moltiplicazione dell’interprete. Immaginare e trascrivere un pensiero di movimento, come una lenta sceneggiatura che debba essere poi tradotta e montata in un tempo e uno spazio da un altro coreografo e di cui sarò a mia volta e nuovamente l’interprete.

SCRITTURA/ INTERPRETAZIONE
Il gesto essenziale e nevralgico del progetto è la scrittura di una “partitura coreografica” ed il movimento che questa scrittura compie quando transita.
Questo passaggio si sintetizza in un solo concetto/parola: interpretazione.

I fase: la serra
La prima fase ha riguardato una serie di periodi di lavoro preparatori che hanno preso il nome di Jungle In: “atti performativi” concepiti come una serra, luogo isolato e artificiale in cui ciò che si sviluppa viene custodito in un clima mite e temperato.
Il primo di questi periodi si è svolto nel marzo 2008 a Raum a Bologna; il secondo nell’ ottobre
2008 al Festival Crisalide di Forlì; il terzo nel gennaio 2009 al Rialto Sant’Ambrogio di Roma.
Parte attiva nel processo è stata la collaborazione di Lucia Amara, ricercatrice di teatro
all’Università di Bologna, doppia mano scrivente e testimone diretto di tutte le fasi.
Nell’arco di queste esposizioni pubbliche si sono sviluppate le direzioni verso la scrittura, le
performances sono state materiale di esibizione ma anche oggetto di osservazione.
La ricerca, che si potrebbe definire linguistica ha riguardato la nominazione del movimento corporeo attraverso e a partire dalla messa a punto di una “sorta” d’immaginario personale arbitrario di varia natura.
Per esempio la referenza al lessico utilizzato da Etienne Jules Marey nello studio La circulatio du sang (Marey è conosciuto soprattutto per aver scoperto l’apparecchio trascrittore del movimento).
Questa nominazione, ha cercato l’evidenza del movimento come atto in sé, trovandone l’articolazione e le giunture del senso, sprofondando in un immaginario soggettivo, affettivo, ma scardinandolo a tal punto da assumere una parvenza di oggettività.
La stesura finale della partitura è stato l’estremo atto in cui tutti I legamenti di questa fase si sono congiunti e gli oggetti custoditi nella serra iniziale e protetta sono usciti allo scoperto con la potenza della loro vulnerabilità.
La “score” ha assunto così la forma di una Costellazione di Lemmi di varia natura:
Parole chiavi. Titoli di film o video. Titoli di libri. Titoli di canzoni. Referenze sonore.
Nomi di altri artisti. Concetti. Verbi. Referenze scientifiche. Frammenti di pensiero. Immagini. Paradigmi.
La riapertura dello spazio metrico di questa costellazione è stato l’incipit per la creazione.

II fase: passaggio del testimone
Concerne il momento in cui la “scrittura” è passata in mano ad un altro coreografo per essere letta, interpretata, messa in scena. E’ il luogo dell’interpretazione del corpo, labile per essere affidato ad una soggettività arbitraria, custodito a lungo in luoghi protetti.
La scrittura è servita ad interpretarlo o, meglio, a farlo interpretare: dal caos al cosmo di uno dei possibili mondi ordinati in cui si può far abitare quel corpo.
C’è un verbo inglese che ha caratterizzato il concetto d’interpretazione di questo progetto: To attend che significa attendere, ma anche frequentare, frequentare installandosi in luoghi stranieri, di altri.
Questa fase ha avuto la sua conclusione nella creazione, da parte dei tre coreografi coinvolti, di un solo di 30 minuti interpretato da Cristina Rizzo.
In questo transito, il soggetto/corpo della danzatrice, matrice di un possibile sguardo sul mondo, ha aderito ad un ulteriore processo di trasformazione: l’articolazione al “presente” di un nuovo materiale, fatto di strati multipli connessi strettamente a “ciò che ha avuto luogo” ma già stranieri a lui stesso.

III fase: finale
L’ultima fase comprende un ulteriore spostamento: lo sguardo del pubblico.
L’ “opera coreografica” che si mostra è composta da tre soli che hanno lo stesso titolo, Dance N°3, coreografati da tre autori diversi ma che hanno interpretato una stessa partitura d’origine.
Ciò che si organizza per lo spettatore è dunque un dispositivo d’interpretazione o, potremmo anche dire, di prossimità, che appartiene sia a chi danza, che a chi vede danzare.
Parola d’ordine per entrambi: To Attend.
Installarsi. Nell’alterità.