Palcoscenico del Teatro Valli
Venerdì 23 ottobre 2015, ore 20.30

Acciai

Ensemble Icarus
Gabriele Betti flauti - Cristiano Boschesi trombone - Marco Radaelli violoncello - Kumi Uchimoto pianoforte - Riccardo Balbinutti percussioni
Sonia Visentin soprano
Francesca Mazza voce recitante
Tempo Reale elettronica
Pietro Borgonovo direttore
 
Luigi Nono, La fabbrica illuminata, per voce femminile e nastro magnetico (1964). Testi di Giuliano Scabia, Cesare Pavese
Dedicata agli operai dell'Italsider di Genova-Cornigliano
Adriano Guarnieri, Lo stridere luttuoso degli acciai (2014) Cantata per soprano, voce recitante, voci su nastro, ensemble e live electronics. Testo di Giorgio Luzzi
Dedicata alle vittime della Thyssenkrupp

Nell'àmbito di “Resistenza Illuminata” Omaggio a Luigi Nono nel 70° anniversario della Resistenza e della Guerra di Liberazione
 
 
Questa notte mi sento davvero come un vecchio treno
ostacolato dagli ossi dei bisonti.
In fondo alla strada, nei tralicci
del mondo, la Thyssen-Krupp va a fuoco.
(Giorgio Luzzi,
Rogo alla Thyssen-Krupp)

Un pezzo di Nono che ha fatto epoca per l'innovativo uso elettronico-concreto dei suoni della fabbrica, e un nuovissimo pezzo elettroacusitco di Guarnieri. Entrambi con la voce al centro, entrambi dedicati al tema dal lavoro operaio, e delle sue storture con gli strumenti della più avanzata ricerca musicale piegata a fini espressivi e civili.

Composta per il Premio Italia 1964, La fabbrica illuminata non fu in quell’occasione eseguita per censura della direzione RAI: i testi fortemente politicizzati vennero ritenuti offensivi nei confronti del Governo.
«all’Italsider di Cornigliano, per registrare dal vivo nella fabbrica stessa [...] la provocazione decisiva appunto per La fabbrica illuminata. [...] una volta nella realtà tumultuosa e incandescente di Cornigliano, ne fui sconvolto [...] per la violenza con cui in quei luoghi mi si manifestava la presenza reale operaia nella sua complessa condizione. [...] si registrò materiale acustico nel laminatoio a caldo e a freddo e negli altiforni; inoltre anche voci di operai. [...]. usai anche materiale originale elettronico preparato nello Studio di Fonologia della Rai di Milano [...]. il coro, registrato su nastro, usa un testo ricavato da contratti sindacali e riguardante varie esposizioni cui l’operaio è sottoposto (a ustioni – a esalazioni nocive – a elevatissime temperature, ecc.), la solista, dal vivo, interpola frasi ricavate dalla voce stessa di operai […]. il finale è di Pavese: il nastro tace, solo la voce dal vivo afferma con sicurezza: “passeranno queste mattine passeranno queste angosce non sarà così sempre ritroverai qualcosa”.» (Luigi Nono, 1965)

«Giorgio Luzzi aveva scritto un testo poetico ispirandosi a questa tragedia e mi ha chiesto prima cosa ne pensavo e poi se volevo musicarlo. L'idea mi ha subito affascinato non soltanto sotto il profilo drammaturgico, ma perché sentivo l'impegno morale, civile, ideale che c'è in questo progetto. Ci ho lavorato un anno, non è stato facile, ma è un tema che ho sentito subito mio. Non c'è nessuna provocazione musicale, ma c'è la denuncia, l'impegno. So che "impegno" è un termine che qualcuno considera antiquato, ma per me non dovrebbe mai mancare in chi compone o in chi scrive. Dal testo di Luzzi, che è molto più ampio, abbiamo scelto sette episodi che riflettono su quanto è successo ora in maniera onirica, ora civile, ora poetica. Nella musica c'è lirismo, cantabilità, polifonia, c'è la voce dal vivo e la voce registrata ed elaborata che diventa un coro a quattro, c'è l'ensemble e il live electronics per la spazializzazione del suono. È un Requiem laico che ha scoppi materici e momenti lirici, dove il violoncello è un filo rosso e dove il tema civile che ho sentito fortissimo su di me è che in Italia ogni giorno si muore sul posto di lavoro.» (Adriano Guarnieri, 2014)