Anche lui, come Kurtz in Cuore di tenebra, per devastare la Natura è pronto a soggiogare i suoi simili trasformandoli con estrema facilità in uno strumento del proprio odio; il suo è un vitalismo rapace, prepotentemente – ma non esclusivamente – occidentale, e rappresenta quella metà (sempre più esigua) dell’umanità che ci sta conducendo al disastro, al fondo di quel gorgo mortale che alla fine inghiotte la baleniera.
Questo testo parla di noi, oggi. E ci parla come solo l’arte sa fare, cogliendo il respiro dei secoli – tra passato e futuro – nei sospiri di ogni istante della nostra vita. Siamo di fronte alla sesta estinzione di massa, al riscaldamento globale, vicinissimi all’orlo del baratro, ma in costante accelerazione, e continuiamo a generare odiatori, novelli Achab, forse meno mitici e tormentati ma altrettanto ferali.
Da vent’anni a questa parte – dal G8 di Genova e dalla follia che offese i corpi di chi aveva a cuore il destino del pianeta e dei popoli, per arrivare fino ad oggi – sono l’odio e la nostra tracotanza ad aver generato i mostri peggiori e sono questi che giorno dopo giorno ci stanno trascinando verso il naufragio.
Elio De Capitani
Foto di Marcella Foccardi































