Crediti
regia Andrea Cecchi
con Neri Marcorè e cast in via di definizione
testi Andrea Cecchi, Alessio Fusi, Enrico Solito
musiche Andrea Sardi
liriche Alessio Fusi
scenografie Gabriele Moreschi
coreografie Roberto Colombo, Caterina Pini
costumi Alba Brunelli, Vanessa Rugi
produzione Ad Astra Entertainment s.r.l. e Compagnia delle Formiche
Come diventare ricchi e famosi da un momento all’altro
Crediti
testo e regia Emanuele Aldrovandi
con Giusto Cucchiarini, Serena De Siena, Tomas Leardini, Silvia Valsesia
aiuto regia Luca Mammoli
scene Francesco Fassone
costumi Costanza Maramotti
luci Antonio Merola
ambiente sonoro Riccardo Tesorini
movimenti Olimpia Fortuni
trucco Giorgia Blancato
realizzazione maschera Micol Russo e Cristina Ugo
collaborazione realizzazione scena Jessica Koba
collaborazione realizzazione costumi Nuvia Valestri
grafiche Anna Resmini
produzione Associazione Teatrale Autori Vivi, Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale
Con il sostegno di

Wonder Woman
Un flusso di parole senza interruzioni che corre, palpita e a volte quasi s’arresta come il cuore della ragazza, sottoposta a continui interrogatori, richieste, spiegazioni che la violenza subita non può rendere coerenti, logiche e senza contraddizioni.
Eppure, come la Wonder Woman disegnata e creata da William Marston, l’eroina di questo racconto teatrale non si darà mai per vinta, forte della della propria volontà interiore, qui metaforicamente simboleggiata dal lazo della verità, l’arma che costringe chiunque ne venga avvolto a non mentire.
Lo stesso Marston che, oltre ad aver creato il fumetto della super-eroina figlia delle Amazzoni, è conosciuto per aver brevettato la cosiddetta “macchina della verità”; lo sforzo di una vita tesa a individuare le storture della società cercando di risolvere, se non di rimuovere, quel confine spesso troppo arbitrario tra verità e menzogna.
Antonio Latella e Federico Bellini
Il bello di Wonder Woman è l’intransigenza etica, anche nell’assertività stile “agit prop” che non si sentiva da tempo, o anche nella retorica militante dei soliti slogan contro patriarcato e capitalismo.
Anna Bandettini, La Repubblica
Crediti
di Antonio Latella e Federico Bellini
regia Antonio Latella
con Maria Chiara Arrighini, Giulia Heathfield Di Renzi , Chiara Ferrara, Beatrice Verzotti.
Costumi Simona D’amico
Musiche e suono Franco Visioli
Movimenti Francesco Manetti e Isacco Venturini
produzione TPE – Teatro Piemonte Europa in collaborazione con Stabilemobile
Lo spettacolo è realizzato in collaborazione con

Con il sostegno di

Zio Vanja
La seconda tappa del Progetto Cechov abbandona il gioco e si imbruttisce col tempo. Spazza via i contadini che citano Dante a memoria per consentire un abuso edilizio ambizioso e muscolare.
C’era un grande prato verde dove nascono speranze e noi ci abbiamo costruito una casa asfissiante con troppe inutili stanze ad occupare ogni spazio vitale. Avevamo sfumature e ora c’è un chirurgico bianco e nero che strizza l’occhio allo spettatore intelligente. Avevamo donne e uomini che cercavano la vita attraverso l’amore ma abbiamo preferito prenderne le distanze.
Quando? Quando è diventato “troppo poco” parlare d’amore? Come se poi ci fosse qualcos’altro di interessante.
Se nel Gabbiano sprecavamo carta e tempo nel ragionare sulla forma più corretta con il quale passare emozioni al pubblico, divisi tra realismo e simbolismo, tra poesia e prosa, tra registi, scrittori e attrici, e ci bastava una panchina per tormentarci dei dolori del cuore (Quanto amore, lago incantatore!) in Zio Vanja l’arte è relegata a concetto museale, roba da opuscoli aristocratici, uno sterile intellettualismo che non pensa più al suo popolo, che annoia la passione e permette agli incapaci di vivere di teatro.
E allora che questa strana famiglia cantata da Cechov abbia la faccia di Gaber. La sua maschera irriverente. O meglio ancora di Freak Antoni. Che sia stonata e sgrammaticata. Sconfitta dai propri fantasmi. Ripugnante e fastidiosa. Con l’alito cattivo. Più alta del crocchiare di una gallina ad un comizio, più profonda del raglio di un asino messo a pilotare un aereo che si sta per schiantare. Che prenda in giro chi si nasconde dietro ai progetti perché spaventato e che faccia tanti e tanti e sentitissimi applausi a chi crede che Zio Vanja sia un testo attuale perché parla di alberi.
Avete costruito un focolare tanto stupido che preferisco congelare al sincero freddo della mia solitudine, lasciatemi fuori, escluso come il cane di Rino Gaetano! Prendetevi le ghiande e lasciatemi le ali. In questa cosa/casa non ci voglio neanche entrare – ma siate pazienti, l’anno prossimo la vendiamo per davvero!
Leonardo Lidi
Crediti
regia Leonardo Lidi
con Giordano Agrusta, Maurizio Cardillo, Ilaria Falini, Angela Malfitano, Francesca Mazza, Mario Pirrello, Tino Rossi, Massimiliano Speziani, Giuliana Vigogna
scene e luci Nicolas Bovey
costumi Aurora Damanti
suono Franco Visioli
produzione Teatro Stabile Dell’umbria, Teatro Stabile Di Torino – Teatro Nazionale, Spoleto Festival Dei Due Mondi
Con il sostegno di

Aggiungi un posto a tavola
Crediti
commedia musicale di Garinei e Giovannini
scritta con Jaja Fiastri
liberamente ispirata a After me the deluge di David Forrest
musiche di Armando Trovajoli
con Giovanni Scifoni, Lorella Cuccarini, Marco Simeoli, Sofia Panizzi, Francesco Zaccaro, Francesca Nunzi, “La Voce di Lassú” è di Enzo Garinei
regia originale di Pietro Garinei e Sandro Giovannini ripresa teatrale di Marco Simeoli
ensemble Chiara Albi, Simone Baieri, Giuseppe Bencivenga, Vincenza Brini, Nico Buratta, Giuditta Cosentino, Francesco De Simone, Alessandro Di Giulio, Anna Di Matteo, Matteo Faieta, Marta Giampaolino, Stefano Martoriello, Eleonora Peluso, Annamaria Russo, Rocco Stifani, Ylenia Tocco
In alcune repliche il ruolo di Ortensia sarà interpretato da Martina Lunghi
scenografie progetto originale di Giulio Coltellacci
adattamento scenografico di Gabriele Moreschi
costumi – disegni originali di Giulio Coltellacci adattamento di Francesca Grossi
disegno luci di Emanuele Agliati
disegno fonico di Emanuele Carlucci/Tommaso Macchi
direttore di produzione Carlo Buttò
supervisione artistica Alessandro Longobardi
coreografie originali di Gino Landi riprese da Cristina Arro’
direzione musicale Maurizio Abeni
Quando un musicista ride
Crediti
con Elio
regia e drammaturgia Giorgio Gallione
arrangiamenti musicali Paolo Silvestri
con musica dal vivo
Alberto Tafuri pianoforte
Martino Malacrida batteria
Pietro Martinelli basso e contrabbasso
Matteo Zecchi sassofono
Giulio Tullio trombone
scenografie Lorenza Gioberti
costumi Elisabetta Menziani
luci Andrea Violato
co-produzione AGIDI – International Music and Arts
Con il sostegno di













