Teatro Municipale Valli
Sabato 1 ottobre 2016, ore 20.30

REKA v. 2 "Reka Re" di Yuval Avital

Massive Sonic Work per 6 solisti vocali, 2 percussionisti, 2 direttori, visuals e una folla di voci e percussioni

solisti vocali
Omar Bandinu (Sardegna) tradizione del canto a tenores / "canto a tenores" tradition
Enkhjargal Andarvaanchig (Mongolia) canto della tradizione nomade Mongola / nomadic Mongolian singing tradition
Sofia Kaikov (Uzbekistan) canto epico degli Ebrei di Bukhara / epic singing of Bukara Jewish tradition
Yussuf Joe Legwabe (Sudafrica) tradizione vocale Zulu / Zulu singing tradition
Gunnlaug Thorvaldsdottir (Islanda) voce estesa, canto d'uccelli della tradizione sciamanica islandese / extended voice, bird-singing Iceland shamanic tradition
Lama Samten Yeshe Rinpoche (Tibet) canto Bön tibetano / Tibetan Bön tradition

percussionisti solisti / solo percussionists Simone Beneventi, Lorenzo Colombo

direttore dei percussionisti e dei solisti / percussions & soloists conductor Dario Garegnani
composizione, ricerca, regìa e direzione della folla / composition, research, direction & crowd conductor Yuval Avital

e con la partecipazione di / with the participation of Coro L'Indaco, Coro dell'Università di Modena e Reggio, Banda dei Tamburi della Drums Professional School, Regium Lepidi Pulsationes, Rete "Diritto di Parola", e tanti cittadini
produzione Festival Aperto / Fondazione I Teatri, Reggio Emilia - Magà Global Arts
 
Reka (sfondo, in ebraico) unisce una grande folla di 120 voci, composta da residenti della città in cui il concerto ha luogo, a 6 straordinari solisti, maestri di antiche e rare tecniche vocali estese – dal canto Bön di un Lama tibetano a quello gutturale a tenores della Sardegna, patrimonio dell’Unesco –; a 2 virtuosi percussionisti che suonano un complesso set di gong e direttamente sulla cordiera di un pianoforte; a decine di percussionisti reclutati tra formazioni locali; a due direttori d’orchestra che coordinano il tutto simultaneamente.
Reka (background, in Hebrew) join a large crowd of 120 voices, composed by the residents of the city in which the concerts take place, to 6 extraordinary soloists of rare ancient vocal traditions – from a Tibetan Bön Lama to the Tenores guttural singing of Sardinia, Unesco World Heritage –; to two virtuoso percussionists playing a complex set of gongs and the insides of a concert piano; dozens of percussionists recruited among city groups. All these, coordinated simultaneously on the scene by two conductors.

Reka è “crowd music”, un esperimento sonoro di grandi dimensioni, un rito estetico e un gioco d’arte, che porta a estendere la voce umana – lo strumento musicale più essenziale e antico – al suo limite estremo creando un ordito complesso e inaspettato. Una partitura visionaria che passa da un linguaggio musicale preciso e ben definito a testi in lingua inventata ed elementi grafici, unendo e sovrapponendo eventi paralleli sino a raggiungere una trama estremamente fitta, uno sfondo oscillante dal quale i messaggi sonori nascono per svanire nuovamente.
Il rapporto complesso tra sfondo e protagonista – da sempre elemento chiave nelle arti visive – diventa in Reka un fluido ed altalenante susseguirsi di tensioni e complementarità tra i tre gruppi di esecutori presenti nell’opera.
La folla è un gigantesco anti-coro rappresentativo della “crowd music”: un progetto di ricerca e creazione artistica concepito da Avital e basato sul coinvolgimento attivo di un pubblico eterogeneo e non necessariamente composto da musicisti che, guidato da partiture grafiche e verbali di facile comprensione, da codici gestuali indicati da direttori e da un breve percorso di formazione, si trasforma da spettatore passivo a gruppo attivo in grado di formare una massa sonora potente e piena di nuove possibilità artistiche da esplorare.

Il coinvolgimento di musicisti tradizionali nella cornice di creazioni sperimentali contemporanee è un elemento portante del lavoro di Avital, che è ha realizzato concerti multimediali con popolazioni nomadi (Slow horizons, Almaty, Kazakistan, 2006), opere icono-sonore (Samaritani, Milano, 2011), fino all'imponente lavoro per 100 suonatori di gong e bambù provenienti da 9 paesi del Sud-Est Asiatico (Karagatan, Dipolog City, Filippine, 2013). Basandosi su un complesso processo che lega ricerca etnomusicologica, sviluppo di soluzioni grafiche per la notazione e metodi inusuali di direzione, dialogo con i portatori di antiche tradizioni, i lavori di Avital propongono un percorso di creazione multiculturale, in cui l’arcaico e il contemporaneo convivono riscoprendo il significato etimologico del termine “composizione” come atto di unione e fusione.