Teatro Municipale Valli
domenica 17 novembre 2019, ore 20.30

Kronos Quartet and Mahsa Vahdat

prima italiana

David Harrington violino
John Sherba violino
Hank Dutt viola
Sunny Yang violoncello

con special guest Mahsa Vahdat voce
 
I parte
Traditional (arr. Jacob Garchik), The House of the Rising Sun (inspired by The Everly Brothers) +
Philip Glass, Quartet Satz **
Nicole Lizée, Another Living Soul **
Michael Gordon, Clouded Yellow *
John Coltrane (arr. Jacob Garchik), Alabama +
Terry Riley, The Electron Cyclotron Frequency Parlour, da Sun Rings *

II parte - con Mahsa Vahdat voce
Mahsa Vahdat (arr. Sahba Aminikia), The Sun Rises +
  The Sun Rises
  Vanishing Lines
  My Ruthless Companion

Mahsa Vahdat (arr. Atabak Elyasi), Songs +
  Leyli’s Nightingales
  The Color of Moonlight
  I Was Dead


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* Scritto per il Kronos
** Scritto per Fifty for the Future: The Kronos Learning Repertoire
+ Arrangiato per il Kronos
Il programma potrebbe subire variazioni
 
Non è da oggi che il Kronos Quartet proietta l’organico d’archi classico ed europeo per eccellenza verso nuovi mo(n)di d’espressione. Con l’impatto performativo di una rock-band, il quartetto tanto istiga le forze creative a inventare il nuovo, quanto esplora e reinventa musiche delle culture del mondo con spirito moderno.

Il Kronos ha costruito questo nuovo progetto incentrato, nella prima parte, su alcuni pezzi forti dell'immenso repertorio del gruppo californiano: “classici” immortali appositamente arrangiati e pezzi originali scritti per il Kronos.
Nella seconda parte si unisce al gruppo l'iraniana Mahsa Vahdat in veste di autrice di canzoni e cantante dalla “voce di seta grezza, che vi trascina nelle intense emozioni delle canzoni” («Evening Standard») – una delle più importanti voci della musica persiana, che porta nel mondo con grande successo.
Vahdat ha composto melodie su poemi classici di Hafez e di Rumi, e su opere di poeti iraniani contemporanei come Forough Farrokhzad, Mohammad Ibrahim Jafari, Atabak Elyasi. Gli arrangiamenti per voce e quartetto d'archi sono di compositori iraniani.

A dispetto di un periodo che abbraccia gli ultimi 8 secoli, anche i poemi più antichi sono ancora sorprendentemente rilevanti, dimostrando che il cuore umano è sempre lo stesso, al di là del tempo, del luogo e della cultura. Come recitano i versi di Rumi (XIII sec.):
Non vengo dall’Est, né dall’Ovest
Non vengo dalla terra, né dal mare
Non vengo dal mondo, né dall’aldilà
Il mio posto è l’assenza di posto. La mia traccia è l’assenza di tracce.