Teatri Municipale Valli, Ariosto, Cavallerizza: Palazzo dei Musei: Chiesa di S. Carlo
Settembre, Ottobre, Novembre 2016

Festival Aperto 2016

VIII edizione

Musica, Danza, Contemporaneo, Teatro Musicale, Arti performative e installative

Un giacimento di materi materie prime
Amore Atmosfere Barbari Boemia e Moravia Cantico Cinematica Congo Densità Deserti Elettronica Est Esterno Folla Francia Fuori tema Interno Iran Madre Marte Mito Mondo Ovest Rabbia Relazioni Rito Sfondo Specchio Stati Uniti Stipendio Via della seta Voci
 
Il pianeta come giacimento.
Storie, geografie, persone. Paesaggi mentali, culture, idee. Conflitti, abbracci, attraversamenti.
L'homo sapiens sapiens vive nella rete neuronale di questo cervello grande come un pianeta, le cui correnti elettriche scioccano o ammaliano, vivificano o uccidono. Quanto piccola possa essere la distanza fra un pianeta pensante e un pianeta delirante, lo apprendiamo ogni giorno dalle notizie.
Accentuare le linee, il colore, i caratteri della convivenza, lavorare la consapevolezza, liberare la libera espressione, fare della cultura l'ecologia prima: sono le armi del pensiero che sbilanciano gli orrendi equilibri del delirio.
Lo spettacolo dal vivo sottrae le persone alla finta socialità social e le convoca alla con-presenza presso altre persone e costruzioni di senso, pensieri e prassi di musica, danza, arti che trasformano materie prime del pianeta in manufatti dello spirito: progetti di difesa letale.
Il programma orbita fra paesaggi dell'esterno e dell'interno, paesi e civiltà artistiche, occidenti e orienti, luoghi terracquei e icone dell'immaginario. Così come corre nelle orbite più piccole delle relazioni umane, geografie pulsanti: i temi del quotidiano, i rapporti di sangue, gli stati d'animo, il senso di sé, i piccoli poteri.
Ne scaturiscono rispecchiamenti multipli che mettono a reazione i grandi movimenti della storia e i piccoli movimenti comunitari.
Di simili correnti fra grande e piccolo, fra qui e altrove è fatto il pianeta: che il pianeta sappia farsi “pensante” è l'auspicio necessario proprio nel tempo che sembra portare al suo impazzimento. (erreffe)

Il filo conduttore pensante passa attraverso quattro aree di programmazione:
Musica per il teatro e per lo spazio
“Il suono organizzato”
[cit.]
Reggioemiliadanza
Danza italiana


Musica per il teatro e per lo spazio
La musica in conversazione con altre forme di espressione contemporanea, nell'invenzione degli spazi, nella ridefinizione permanente del rapporto pubblico/performance.
“Conversazione”, dunque, con il teatro e la narrativa contemporanea, nell'opera L'arte e la maniera di affrontare il proprio capo per chiedergli un aumento di Vittorio Montalti (da Georges Perec). Con lo happening, la sound art, la video arte, le tradizioni millenarie del mondo, in Reka di Yuval Avital. Con la canzone e il folklore, la mise en espace, la videoinstallazione, in Passage through the World di Mohsen Namjoo, Shoja Azari e Shirin Neshat.
Giostrano e si rispecchiano le dimensioni dell'interno e dell'esterno, dell'intimo e dell'universale, del vicino e del lontano. E loro materie prime.
La richiesta di un aumento di stipendio – tema quantomai quotidiano – prende nella musica di Montalti le forme musicali drammatiche ripetitive e accidentate di un congegno impersonale, come si annidasse nel luogo di lavoro il cosmico caos delle cose, che grottescamente tentiamo di domare – come un grande sfondo che incombe.
Ed è anche su un'idea di sfondo (Reka, in ebraico) che Avital crea stratificazioni di rapporti: fra i solisti vocali di ogni angolo del mondo e la folla di centinaia di voci e percussioni; fra visione e ascolto; fra rito e performance; fra individuale e collettivo; fra composizione d'autore e dialogo interculturale; fra opera fissata nella scrittura e sua virtualmente infinita variazione site specific.
Sollecitazione poetica al dialogo interculturale, reinvenzione dello spazio, abbraccio emozionale dell'ascolto-visione ci accompagnano in un “Passaggio attraverso il mondo” che è viaggio e rito. I canti folklorici lungo la Via della seta, fra Oriente, Iran, Balcani e Italia, ricomposti da Namjoo, le grandi videoinstallazioni di Neshat calate in una struttura scenico-installativa concentrica, chiusa in teatro e tuttavia straordinariamente aperta alla vita, alle civiltà.

“Il suono organizzato” [cit.]
“Il suono organizzato” è un concetto centrale nella musica di Edgard Varèse, il compositore più in anticipo sui tempi, sorprendente e imprevedibile del Novecento. Artista devoto alla scienza ma anche alle suggestioni del mito, interessato ai processi fisici ma come rifrazioni dell'umano osservare, di indole iper-occidentale ma profondamente cosmopolita, Varèse non viene soltanto omaggiato con alcune delle sue composizioni più importanti. Il suo concetto è preso a emblema e agente catalizzatore di un programma ricco di musiche in reazione fra loro: musiche che dànno anima a luoghi, che attraversano frontiere, indagano fenomeni cose e persone. Materie prime, tradizioni, atmosfere in sei concerti che vanno dal sinfonico-corale al cameristico, dalla maratona solistica all'elettronica, dalla percussione all'improvvisazione.
Il moravo Janácek, sonda le profondità della sorgente popolare slava da innovatore outsider della musica europea, mentre il boemo Dvorák, da lidi tardoromantici lancia un ardito ponte dal mondo slavo agli Stati Uniti, in un'avvincente dialettica Est-Ovest. (cfr. Orchestra Haydn e Coro da Camera Sloveno diretti da Juraj Valcuha).
Altra dialettica nel ritratto di Varèse dell'Ars Ludi Ensemble diretto da Tonino Battista, che culmina in Déserts (deserti), per grande complesso ed elettronica, con la proiezione del video di Bill Viola realizzato appositamente sul pezzo. Mentre il compositore lavora acusticamente su idee esterne di vuoto, immensi spazi e mineralità, il videoartista le riporta a un interno domestico e umano, non meno vuoto, non meno immenso.
Il viaggio prosegue a Oriente, nella civiltà musicale altissima dell'Iran, fra altri modi nuovi e antichi di “organizzare il suono”. Divertimento Ensemble e Mehraein Ensemble, uniti per l'occasione sotto la direzione di Sandro Gorli, esplorano La musica iraniana fra presente e passato con tre giovani compositori dell'Iran contemporaneo (e altrettante prime esecuzioni), e una seconda parte di concerto dedicata alla straordinaria tradizione musicale persiana di repertorio e liuteria.
I “luoghi” di Varèse – pur in sua assenza – ritornano in Atmosfere, maratona pianistica con musiche tra Francia e Stati Uniti. Musiche “transatlantiche”, rintocchi del pendolo Est-Ovest ora tutto orientato a ponente, di qua e di là dall'Oceano. I tre migliori pianisti italiani nel contemporaneo (Emanuele Arciuli, Ciro Longobardi, Andrea Rebaudengo) per un'esperienza immersiva di 4 ore, da Glass, a Boulez a Satie, fino al nuovo pezzo per 3 pianoforti di Mauro Montalbetti in prima assoluta.
In un contesto di ricerca libera e non ortodossa, torna Varèse fra altre musiche dell'avanguardia colta e del rock progressivo – Varèse, Zappa, Gentle Giant, Romitelli, Nancarrow, i Metallica... – tutte trascritte secondo dimensione e densità cameristiche. Un percorso anti-dogmatico e programmaticamente fuori tema, come vuole il nome dell'ensemble, fatto di solisti di assoluta eccellenza che con le loro storie artistiche innescano inedite relazioni (cfr. Off-Topic Ensemble, diretto da Renato Rivolta).
Ma il nume del “suono organizzato” può dirsi anche protettore dell'originale relazione musicale, giocosa e spiazzante, tra due guru e un apprendista stregone: Matthew Herbert consacrato guru dell’elettronica, Enrico Rava acclamato guru del jazz europeo e l'apprendista stregone Giovanni Guidi, che ha carpito molti segreti dell'un mondo e dell'altro. Fra improvvisazione, musica concreta e techno. In una parola: musica totale (cfr. il trio Herbert-Rava-Guidi).

Reggioemiliadanza
Progetti che gravitano fra mondi e civiltà artistiche, dove storie, persone e culture, nel quotidiano e nelle relazioni, si fanno movimento pensante. L’immagine prende forma in una serie di proposte o squisitamente coreutiche, o in dialogo drammaturgico con altri linguaggi teatrali, che attraverso forme prossime o distanti offrono occasioni di condivisione di pensieri e visioni. Materie prime “trasformate” da eccellenze della coreografia italiana ed europea, con 6 prime assolute, 1 prima nazionale, 6 coproduzioni.
Dopo il progetto site specific ideato appositamente per il Festival 2015, la Hofesh Shechter Company torna con barbarians (barbari). La geniale imprevedibilità del coreografo si manifesta fra gli estremi di una personale visione danzata sull’intimità e l’amore e, all’altro capo, di fugaci esplosioni di ritmo/energia. Atmosfere opposte magistralmente interpretate da un stile pungente e ironico, e dalla versatilità dei suoi interpreti. Un interno, cui corrisponde l'esterno delle musiche, la cui scelta è autentico tessuto connettivo del lavoro.
Un cammino di ricerca – di se stessi, del proprio percorso, delle relazioni con gli altri, come nella mappa di un mondo di strade e dedali che si intersecano –: ecco l’elemento centrale di Lego di Giuseppe Spota. Accanto ad esso, la prima assoluta di Words and Space di Jirí Pokorni, metafora di un dialogo interiore e di fluttuanti esperienze personali, compone la serata a densità variabile di Aterballetto.
Otto poemi d’amore in forma dialogica, corpi primordiali e mitici, una canzone a due voci che risuona in tutti i corpi, sono alcuni elementi attorno ai quali Virgilio Sieni, traendo ispirazione da poemi mesopotamici del IV secolo, svilupperà la sua nuova produzione: Cantico dei Cantici. Parallelamente, il Cantico di Salomone diventa ispirazione per Canti, progetto di formazione per giovani danzatori, finalizzato alla creazione di una coreografia inedita. Entrambe sono nuove produzioni in prima assoluta.
Il desiderio di investigare la rabbia, emozione scomoda, talora addirittura incontrollata, ma anche scaturigine di energia, elemento sorprendente dal forte impatto emotivo e ulteriore angolo d'osservazione sulle relazioni, è il punto di partenza della nuova creazione in prima assoluta di Cristiana Morganti, storica danzatrice del Tanztheater Wuppertal Pina Bausch, affidata all’interpretazione di Breanna O’Mara e Anna Fingerhuth, due donne dai capelli rossi, alte, pallide, simili ma diverse.
Il motto cui si ispira Alain Platel “this dance is for the world, and the world is for everyone”, è lo sfondo su cui collocare la nuova produzione nicht schlafen (non dormire): occasione di riflessione sulla complessità e la violenza non-pensante del presente. Nell’arte di Platel tutto sembra essere possibile: metafora della densità e contraddizione del reale; così ecco accanto alla musica di Mahler, la tradizione polifonica del Congo, la scenografia dell’artista belga Berlinde De Bryckere, l’interpretazione a 9 danzatori/voci, in un “miscuglio unico di visioni artistiche”.
La presenza di Peeping Tom con il secondo episodio della trilogia ispirata alla famiglia, Moeder (madre), coproduzione europea in prima italiana, è conseguenza naturale della precedente partecipazione della Compagnia belga al Festival nel 2014, con Vader (padre). Si tratta di uno dei gruppi più interessanti e apprezzati del panorama europeo, per saper trattare temi come l'amore e la famiglia in termini di forte condivisione e universalità. Uno sguardo che sa includere anche elementi di incertezza e disagio: la figura della madre e la memoria che ella porta con sé, sono affrontati con tenerezza e sguardo sardonico.
Il festival si chiude con un magnifico esempio di nuove forme performative che affiancano danza, circo contemporaneo e tecnologia; un'instancabile cinematica di corpi, suoni, visioni, atmosfere, mezzi espressivi, esplicitata sin dal titolo: Cinématique dei francesi Adrien M / Claire B. L’immaginazione trasforma ciò che è opaco, denso e appiattito, e attraverso la trasparenza del movimento rivela la libertà, il desiderio, l’infinito che ciascuno porta dentro.

Danza italiana
La finestra sulla danza italiana costituisce un’attenzione non episodica a un universo artistico cui il Festival da anni offre una panoramica articolata e distribuita nelle edizioni, proponendo uno sguardo critico sulla materia prima di autori e tendenze in atto.
Osservare il pianeta con sguardo alieno, analizzare Marte alla ricerca di analogie e differenze con la Terra, per esempio nel colore e composizione dell’atmosfera, esplorare i territori magari deserti che si presentano ai corpi stranieri; poiché “La natura ama, quindi tende a nascondersi”. Suggestioni che hanno guidato Nicola Galli nella sua ricerca coreografica sul sistema planetario, e particolarmente nel suo ultimo lavoro Mars, coprodotto dal Festival, presentato in  prima assoluta nella Chiesa di San Carlo.
Annamaria Ajmone, con il suo Antala, nuova produzione, compie una nuova tappa del suo progetto di ricerca itinerante sulle pratiche di abitazione temporanea vissute e costruite in spazi di funzionalità “altra” rispetto a quella dello spazio scenico (in questo caso il Palazzo dei Musei della città): micro-mondi che nascono e muoiono all'interno di un tempo stabilito.