Teatro Cavallerizza
Giovedì 6 ottobre 2016, ore 19.00 anteprima
Venerdì 7 ottobre 2016, ore 20:30

Compagnia Virgilio Sieni

Cantico dei cantici - prima assoluta

coreografia e regìa Virgilio Sieni
interpreti Claudia Caldarano, Luna Cenere, Riccardo De Simone, Maurizio Giunti, Giulia Mureddu, Davide Valrosso
musiche originali eseguite dal vivo dall’autore Daniele Roccato (contrabbasso)
elemento scenico in foglie d'oro Giusto Manetti Battiloro S.p.A.
luci Mattia Bagnoli
costumi Elena Bianchini e Virgilio Sieni
produzione Festival Aperto, Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, Compagnia Virgilio Sieni
La Comnpagnia è sostenuta da Mibact, Regione Toscana, Comune di Firenze 
Si ringrazia Nicolò Manetti

 
Amore mio dimmi, dove pascoli il tuo bestiame? […]
Ho grande voglia di rannicchiarmi / Nella sua ombra […]
Mi stravolgi la mente / Sorella mia e sposa […]
La sua testa è oro puro […]
Le giunture delle tue cosce / Una mano d’artista le torniva […]
Al mattino vedremo / Se la vigna è fiorita […]
Perché l’amore è duro / Come la morte […]
Il desiderio è spietato / Come il sepolcro […]

(Cantico dei Cantici, a cura di Guido Ceronetti)

Ma prima di tutto la vita cerca il suo corpo...
(María Zambrano, Los bienaventurados)

Tutto quel che è vuoto, il vacuum lucreziano, il deserto, una fossa, una stanza, una carcassa, uno scatolino, è una parte del grande mistero, significa attesa di qualcuno o presenza occulta.
(Cantico dei Cantici, a cura di Guido Ceronetti)

 
«Tutto si origina dal libro conosciuto come Cantico di Salomone, il più sublime tra i cantici, dove confluiscono, a partire dal IV secolo a.C., poemi mesopotamici. Qualcosa accade in una pianura d’oro, tavola dove si svolge l’azione. Corpi che si definiscono attraverso il bagliore della luce che sempre si muove tra notturno e penombra. Tutto si articola attraverso otto momenti: idilli pastorali, frammenti sull’amore in forma di adiacenza, vicinanza e tattilità. Nel silenzio tagliente, vacuum lucreziano.
La proliferazione continua del gesto tende a creare uno spazio scheggiato dove la danza perduta di uomini e donne, stravolge i corpi che insieme tendono a costruire la fisicità di un luogo primordiale e primitivo. Si odora di origine. Una canzone a due voci che risuona in tutti i corpi. Piacere, dolcezza e tormento dei gesti. S’intravede nella penombra un pascolo odoroso di corpi. Otto momenti che indagano, se è possibile, e se così si può dire, il vuoto sacrale che non nega niente e annuncia qualcosa con le sue membra.» (Virgilio Sieni)