Teatro Cavallerizza

CHANGING THE SYSTEM

Lato REC
di Christian Wolff
con Ensemble Icarus, workshop condotto da David Ryan e Gianni Trovalusci

Concerto per 6 quartetti strumentali e vocali in simultanea.

Quartetti strumentali (ottoni, legni, archi) che suonano anche oggetti, quartetti vocali che suonano anche le percussioni e quartetti di percussioni che cantano: 24 musicisti di tutte le età, professionisti e non professionisti, raggruppati in sei quartetti che si esibiscono simultaneamente, distribuiti nello spazio secondo una filosofia di lavoro inconsueta: Changing the System (Cambiareil Sistema) non è un titolo casuale.
Risalente al 1973 – opera di Christian Wolff, protagonista dello sperimentalismo newyorchese, con John Cage e Morton Feldman, che si fa portatore di radicalismo politico, con Frederick Rzewski e Cornelius Cardew – Changing the System abolisce la rigida gerarchia di ruoli, compiti e rapporti, tipica della musica da camera. “Cambiare il Sistema” ha un significato musicale inseparabile dalle implicazioni politiche; come afferma il compositore: "Orientare il fare musica nel senso di un’attività collaborativa e di trasformazione significa che il carattere cooperativo dell’attività è la sorgente stessa della musica. Per sollecitare, attraverso la produzione di musica, sensibilità per le condizioni politiche in cui viviamo e per come esse possano essere cambiate, nella direzione di un socialismo democratico."
Egli è uno dei pochissimi compositori ad avere preso in seria considerazione la "politica interna" agli ensemble. Qui non sono previsti né direttore, né gerarchie, né una partitura prescrittiva; al loro posto, Wolff privilegia la collaborazione, l’attivazione di un processo di svelamento del tipico lavoro interno a un gruppo che suona. La prospettiva comporta un cambiamento di mentalità rispetto alle abitudini musicali: la sequenza lineare di istruzioni (partitura) si trasforma in un sistema fondato su regole base all’interno delle quali c’è libertà d’azione – alla maniera dei giochi. Un workshop di quattro giorni immerge i musicisti in questo diverso “sistema”.

Christian Wolff è nato nel 1934 a Nizza. D’origine tedesca, emigra con la famiglia negli Stati Uniti nel 1941. Dal 1946 è cittadino americano. Benché abbia intrapreso studi musicali, peraltro di breve durata, egli è sostanzialmente un autodidatta. Incontri fondamentali, a New York nei primi anni Cinquanta, con John Cage, Earle Brown, Morton Feldman, David Tudor, Cornelius Cardew e Frederic Rzewski gli ispirano una precisa e personale direzione di lavoro, improntata a radicalismo sperimentale e politico. Dal 1971 insegna Letteratura Classica e Comparata all’Univerrsità di Harvard e al Dartmouth College. La sua produzione comprende opere per pianoforte, ensemble a vario organico (talora libero, vale a dire non specificato), fonti sonore “non musicali”, nastro magnetico, coro, orchestra. Particolari motivi di interesse nel lavoro di Wolff sono: la flessibilità dell’esecuzione e le zone di libertà lasciate agli esecutori nell’àmbito dell’effettiva durata dell’esecuzione di un pezzo; l’aver individuato notazioni nuove e speciali che rendono possibile tale flessibilità; incoraggiato nei musicisti, professionisti e non, uno spirito di libera interdipendenza; l’aver tratto materiali di lavoro dalla tradizione popolare e dalla musica politica. La sua musica è stata eseguita in tutto il mondo, molti suoi pezzi sono stati coregrafati da Merce Cunningham e da Lucinda Childs. Ha collaborato con esecutori e improvvisatori come Takehisa Kosugi, Steve Lacy, Christian Marclay, Kui Dong, Larry Polansky.
Fra i riconoscimenti, il premio dell’American Academy and National Institute for Arts and Letters (1975), il DAAD di Berlino (1974), l’Asian Cultural Council Grant (1987), il John Cage Award for Music (1996). Dal 1999 è membro dell’Akademie der Kuenste di Berlino.