Il compositore e contrabbassista israeliano Avishai Cohen ha avuto un idolo giovanile: Jaco Pastorius, un maestro: Michael Klinghoffer, un nume tutelare: Chick Corea. Con questi si apre la sua carriera, che prosegue collaborando con, fra gli altri, Bobby McFerrin, Roy Hargrove, Herbie Hancock, Alicia Keys, oltre che con la London e la Israel Philharmonic. In un paio di decenni si guadagna la reputazione di bassista fra i migliori in circolazione, cresce fortemente come compositore e sviluppa una grana vocale espressiva e appassionata.
Quello di Cohen è un crossover di marca tutta personale, nella cui lingua jazz sono infusi musica ebraica, canzoni ladine giudeo-spagnole, la tradizione sefarditica e la musica classica. A completare la ricchezza fusion del trio la “trasparenza” (parola di Brad Mehldau) del pianista azerbijano Elchin Shirinov e le strutture poliritmiche di Noam David.