«È una complessa macchina dove, senza prove, una quarantina di attori sono chiamati a svolgere compiti, “ordini” impartiti con auricolare. Lo spettacolo è scritto dettagliatamente, ma gli interpreti sono all’oscuro di quanto verrà richiesto. Viene loro consegnata una divisa, firmano una sorta di protocollo in cui si impegnano a fare quanto si chiede. Ciascun “poliziotto” riceve comandi individuali per via auricolare ai quali deve obbedire in tempo reale; fa parte del loro mestiere obbedire e fare obbedire. I comandi sono una struttura complessa di gesti registrati con precisione per ognuno. Nell’interpretarli c’è il rischio che non li recepiscano con esattezza. Il margine di imprecisione che ne deriva è la cosa più interessante del progetto. È veramente un esperimento antropologico, mostra fino a dove una persona si spinge a obbedire, quali sono i suoi limiti. Ci saranno comandi tendenziosamente confusi per cogliere la reazione l’uno con l’altro».
Romeo Castellucci