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I Teatri di Reggio Emilia

I Teatri di Reggio Emilia

Fondazione I Teatri Reggio Emilia

Biglietteria (si apre in una nuova finestra)

Far finta di essere sani

Crediti

Adattamento e regia Emilio Russo

con Andrea Mirò, Enrico Ballardini e “Musica da Ripostiglio”
costumi Pamela Aicardi
luci Andrea Violato

produzione Tieffe Teatro Milano/Viola Produzioni srl
In collaborazione con la Fondazione Giorgio Gaber
Con il sostegno di NEXT

Officine Reggiane. Il sogno di volare

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La fabbrica e la sua eredità sulla città. Le Reggiane sono anche un archivio vivente, grazie alle persone che tramandano la narrazione del suo mito per la città e che abbiamo voluto rendere protagoniste dello spettacolo, raccogliendo ed amplificandone la voce e i ricordi.

Le fabbriche, quelle che vediamo dall’alto, ogni volta che percorriamo i cavalcavia delle nostre città. Che ci appaiono custodi della memoria di epoche passate e officine creative del presente. Luoghi dove si è fatta la storia dell’economia del nostro paese e anche la storia della nostra società.

La fabbrica. Una presenza costante e materna, che protegge e che fa anche paura e, attraverso la quale cerchiamo, ieri come oggi, la strada del progresso

Crediti

di Marco di Stefano
con Fabio Banfo, Filippo Bedeschi, Cecilia Di Donato, Alice Giroldini, Marco Maccieri

con la partecipazione di Bright Amankwa, Erminio Bedogni, Omar Borciani, Paolo Bruini, Onelio Coli, Silvia Cristofori, Maria Luisa Iotti, Mattia Manfroni, Silvia Paterlini, Airone Polo, Damiano Retrivi, Sonia Riccò, Lara Sassi

regia Angela Ruozzi
spazio scenico Antonio Panzuto
costumi Rosa Mariotti
disegno luci Fabio Bozzetta
dramaturg Fabio Banfo
grafica e montaggio video Manuela Chiapponi
sonorizzazioni Riccardo Caspani
assistente alla regia Valentina Baraldi

produzione Centro Teatrale MaMiMò/Fondazione I Teatri/Spazio Gerra,

con la collaborazione di Istoreco
con il sostegno di Regione Emilia-Romagna e Comune di Reggio Emilia
con il contributo di Transcoop, Famiglia Albano Strozzi, Gigli Costruzioni
con il patrocinio di Associazione Industriali della Provincia di Reggio Emilia

Sorelle

PROGRAMMA DI SALA

Crediti

scritto da Pascal Rambert
traduzione Chiara Elefante
messinscena e spazio scenico Pascal Rambert

con Sara Bertelà e Anna Della Rosa

produzione TPE – Teatro Piemonte Europa, FOG Triennale Milano Performing Arts

Il gabbiano

Il Gabbiano a Reggio Emilia

Leonardo Lidi

Leonardo Lidi (1988) si diploma alla Scuola del Teatro Stabile di Torino nel 2012. Nel suo percorso alterna recitazione e regia teatrale. In questi primi dieci anni di lavoro registico spicca per capacità e produttività, vincendo a soli 32 anni il premio della critica teatrale italiana.

Dal settembre del 2021 è coordinatore didattico della scuola del Teatro Stabile di Torino e dal 2022 Direttore Artistico del Festival di San Ginesio.

Tra gli spettacoli da lui diretti ricordiamo Spettri di Ibsen (Biennale Venezia 2018), Zoo di Vetro di Williams, Casa di Bernarda Alba di Lorca, La città morta di D’Annunzio (Biennale Venezia 2020), La signorina Giulia di Strindberg (Festival dei Due Mondi 2021) e Il Misantropo di Molière.

Inoltre lavora su testi di drammaturgia contemporanea e nell’opera lirica.

Nel 2022 insieme al Teatro Stabile dell’Umbria inizia la trilogia su Anton Čechov. Prima tappa del progetto è Il gabbiano (in coproduzione con Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale e in collaborazione con Festival dei due Mondi di Spoleto).

Crediti

di Anton Čechov
PROGETTO ČECHOV – prima tappa

regia Leonardo Lidi

con Giordano Agrusta, Maurizio Cardillo, Ilaria Falini, Christian La Rosa, Angela Malfitano, Francesca Mazza, Orietta Notari, Tino Rossi, Massimiliano Speziani, Giuliana Vigogna

scene e luci Nicolas Bovey
costumi Aurora Damanti
musiche e suono Franco Visioli
assistente alla regia Noemi Grasso

produzione Teatro Stabile dell’Umbria, ERT / Teatro nazionale, Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale
in collaborazione con Spoleto Festival dei Due Mondi

PROGRAMMA DI SALA

Balasso fa Ruzante
(amori disperati in tempo di guerre)

Note di regia

In principio c’era il “ruzzare”. Ovvero il rincorrersi per giocare. Giocare/recitare sopra radici teatrali e linguistiche senza inciampare. Balasso ci è riuscito prendendo ispirazione dai testi dall’opera di Beolco e re-inventando un gergo che ne mantenesse senso e suono. Una drammaturgia fatta di scelte lessicali che sono, in pieno stile Ruzantiano, scelte politiche e polemiche. Un neo dialetto obliquo, abbondante e spassoso che rende concrete tre figure toccanti: l’amico rivale Menato, Gnua donna sottoposta eppure dominante e lo stesso Ruzante. Un uomo contemporaneamente furbo e credulone pavido eppure capace di uccidere, un eroe comico dentro il quale scorre qualcosa di primitivo che lo rende immortale.

Credo che Angelo Beolco, con il suo alter ego e le sue opere volesse dimostrare che un altro modo di fare arte/cultura era possibile e provava a fare azioni sceniche anti sistema anche quando era accolto da quel sistema. In questo credo che la vicinanza con la poetica e la visione di Natalino Balasso sia evidente.

Un mondo di villani dove la peste va e viene, dove tragico e comico sono fusi e conditi da desideri fisici inappagati e diritti non riconosciuti, viene intriso di malinconico humor. Demistificata la città, sbeffeggiato il potere e l’idea falsata di benessere alla quale abbiamo sacrificato tutto rimane un sapore bucolico e amaro.

Non resta che permettere alla risata di diventare esperienza critica su di sé e l’altro da sé, nel e per il presente.

Marta Dalla Via

PROGRAMMA DI SALA

Crediti

di Natalino Balasso
regia Marta Dalla Via

con Natalino Balasso, Andrea Collavino e Marta Cortellazzo Wiel

Produzione Teatro Stabile di Bolzano, ERT / Teatro Nazionale

Edificio 3
Storia di un intento assurdo

Scritta con grande verità, la commedia è molto divertente, e dipinge personaggi commoventi e comici. 

Siamo noi i cinque abitanti di Edificio 3. Siamo noi che rimpiangiamo il primo amore, che lottiamo ogni giorno contro la solitudine, che nel lutto scopriamo noi stessi, che ci tradiscono con chi meno ci aspettiamo, che non troviamo le parole, che mentiamo per nasconderci, che il dolore ci rende ridicoli, noi, ingenui a cinquant’anni, disincantati a venti.

Claudio Tolcachir

Claudio Tolcachir è drammaturgo, regista, attore e fondatore del Teatro Timbre 4 nella capitale argentina, dove tuttora vive e lavora. Protagonista indiscusso della nuova scena argentina, ha riscosso il suo primo successo internazionale nel 2005 con il pluripremiato “La Omisión de la Familia Coleman”, presentato nelle più importanti capitali del mondo, tra cui Milano, Madrid, Parigi, Lisbona, Dublino, New York, e tuttora in tournée.

Nel 1998 fonda la compagnia TIMBRE4 dal 2001 multisala teatrale e scuola di recitazione, punto di riferimento culturale fondamentale a Buenos Aires, con la quale mette in scena testi da lui scritti e diretti, quali: “La omisión de la familia Coleman”, “Tercer cuerpo”, “El viento en un violín” (che insieme formano la “Trilogia del living”, raccolta in volume e pubblicata in Italia da Editoria & Spettacolo, 2012), “Emilia”; poi “Dínamo” e l’ultimo “Próximo”. È stato insignito di numerosi premi: ACE, Clarín, María Guerrero, Teatro del Mundo y Teatro XXI, ed è stato nominato al Premio Konex come uno dei migliori registi contemporanei. In Italia nel 2017 ha vinto il Premio UBU per “Emilia”, Miglior testo straniero e scrittura drammaturgica.

Le sue opere si rappresentano in oltre 20 paesi e sono state tradotte e pubblicate in sei lingue.

Come attore ha lavorato in oltre 30 produzioni teatrali con registi di spicco, tra i quali il maestro Daniel Veronese (recitando in “Un hombre que se ahoga”; “La noche canta sus canciones”; “Ella lo ama”; Alejandra Boero (“Juana de Arco”); Agustín Alezzo (“Ah soledad”); Norma Aleandro (“De rigurosa etiqueta”); Ciro Zorzoli (“La calma mágica”); Luciano Suardi (“Quién le teme a Virginia Woolf”); Corina Fiorillo (“Nerium Park”); Roberto Villanueva (“El juego del bebe”); Carlos Gandolfo (“En casa-en Kabul”).

In cinema ha recitato in: “El pasado”, regia Hector Babenco; “Un especie de familia”, regia Diego Lerman; “El Ardor”, regia Pablo Fendrix; “Mentiras piadosas”, regia Diego Sabanes, e altri.

Come regista si è affermato in Argentina e in Sud America e all’estero tanto nel circuito indipendente che in quello ufficiale, oltre che nel musical e nel teatro musicale. In Spagna ha diretto: “Todos eran mis hijos”; “Emilia”; “La verdad”; “Tierra del Fuego”; “Copenhague”; “La maquina de Turing”. Ha inoltre diretto la versione in catalano della sua pièce di maggior successo, “La omisión de la familia Coleman”, per il Teatro Romea de Barcellona.

In Italia ha diretto Giulia Lazzarini nel suo testo “Emilia”, produzione Teatro di Roma (2017).

Per il Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa in coproduzione con Aldo Miguel Grompone e con TIMBRE4, ha allestito la versione italiana della sua pièce “Tercer cuerpo” (“Edificio 3. Storia di un intento assurdo”), provando in una Milano in zona rossa nel mese di novembre 2020. Lo spettacolo debutterà a ottobre 2021 al Piccolo Teatro Studio Melato. Come docente dirige stage e corsi di recitazione e di regia per studenti e professionisti. Ha inoltre condotto workshop a New York, Venezia, Milano, Madrid, Barcellona, Parigi, Strasburgo, Lisbona, Santiago del Cile, San Paolo in Brasile, Montevideo in Uruguay, e oltre.

Claudio Tolcachir è il Maestro dell’École des Maîtres 2022.

Crediti

scritto e diretto da Claudio Tolcachir
traduzione Rosaria Ruffini
luci Claudio De Pace
costumi Giada Masi
con (in ordine alfabetico) Rosario Lisma, Stella Piccioni, Valentina Picello, Giorgia Senesi, Emanuele Turetta

PROGRAMMA DI SALA
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