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Kind (Figlio) è la terza parte di una trilogia che indaga le emozioni latenti nei contesti familiari, iniziata nel 2014 con Vader (Padre), diretto da Franck Chartier, seguito da Moeder (Madre) nel 2016, firmato da Gabriela Carrizo, e che si conclude quest’anno con una creazione che vede i due direttori collaborare insieme.
In Kind la prospettiva dei bambini è il punto di partenza, che si sviluppa partendo proprio dalla loro visione del mondo, dalle loro paure e dai loro desideri. L’ammirazione per la potenzialità espressiva e fisica dei bambini e degli adolescenti guida i due creatori in una personale ricerca su come cambia il loro sguardo sulla realtà, man mano che crescono.

Cosa succede se i genitori sono assenti, o al contrario, qual è l’influenza della figura paterna e materna sul loro processo di crescita?
Cosa succede quando non ricevono risposta dagli adulti? Come agisce la fantasia sull’organizzazione del loro mondo e sulla gestione di situazioni e dinamiche particolari?
Il desiderio di dare una risposta a queste domande ha portato i due direttori a una lunga ricerca, confrontandosi con bambini e adolescenti ma anche con ambienti scolastici e familiari particolarmente distanti.

Gabriela Carrizo e  Franck Chartier fondano la Compagnia Peeping Tom nel 2000. Elementi caratteristici dei loro lavori sono un’estetica iperrealistica unita a una scena concreta: un giardino, un salotto e una cantina nella prima trilogia (Le Jardin, 2001; Le Salon, 2004; e Le Sous-Sol, 2007), due roulotte in un paesaggio innevato in 32 rue Vandenbranden (2009), un teatro bruciato in A Louer (2011).
In questi lavori i due direttori creano un universo fragile che sfida le logiche di tempo e spazio. L’isolamento porta a un mondo incosciente/inconsapevole di incubi, paure e desideri, che gli autori usano abilmente per fare luce sui lati oscuri di una comunità o di un singolo, esplorando un linguaggio corporeo e un tipo di performance particolarmente estremi.
Nulla però è gratuito, e la natura umana resta sempre la loro maggiore fonte di ispirazione. Utilizzando tecniche di editing video, sono riusciti ad andare oltre i limiti della trama, che appare più come una cornice che come qualcosa definito con assoluta precisione. L’interno delle situazioni familiari resta per Peeping Tom la fonte maggiore di creatività. Vader (Padre) è l’inizio di una nuova trilogia attorno al tema.

Per Peeping Tom, tutto è connesso al resto. Il terreno fertile al quale attinge la compagnia nei suoi processi creativi e collaborativi, sono le dimensioni dell’organico e dell’intuitivo. Il loro lavoro è una ricerca comune e continua, grazie anche a rapporti di lunga data con un gruppo di interpreti unici e particolarmente creativi che assicurano una continuità in termini di forma e contenuto.

Ogni processo creativo rappresenta per i coreografi un nuovo passo nella ricerca di un intreccio armonioso tra il movimento e ciò che è teatrale ed emozionale, ma anche con il testo, il suono e la scena. Nel corso degli anni, la compagnia ha sviluppato una rapporto molto forte con i teatri e il pubblico: le performance dei Peeping Tom attirano un vasto e fedele pubblico per lo più di giovani, non solo in patria  ma anche all’estero.

È in costante aumento il numero di paesi nei quali la compagnia si è esibita o si esibirà, come dimostra la lunga lista di date delle loro tournée, durante le quali vengono tenute masterclass e workshop per bambini, amatori e semi professionisti, coinvolgendo i partecipanti in un processo che li porta dalla realtà alla finzione e dalla finzione al movimento mentre vengono sviluppate nuove situazioni teatrali, a partire dal limite, il confronto, i ricordi e le trasformazioni fisiche.

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