
Orfeo ed Euridice
Musica di Christoph Willibald Gluck
Venerdì 10 Aprile – ore 20:00
Domenica 12 Aprile – ore 15:30
Teatro Municipale Valli
Nuovo allestimento
Coproduzione Fondazione I Teatri
«Non c’è redenzione ma solo pregnante perfezione drammatica nell’Orfeo ed Euridice […] nella versione intensamente poetica di Shirin Neshat»
(Il Giornale della musica)
Cast
Orfeo, Carlo Vistoli
Euridice, Chiara Maria Fiorani
Amore, Theodora Raftis
Modo Antiquo
Coro del Teatro Regio di Parma
Direttore, Alessandro De Marchi
Regia, Shirin Neshat
Scene, Heike Vollmer
Costumi, Katharina Schlipf
Luci, Valerio Tiberi
Coreografie, Claudia Greco
Drammaturgia, Yvonne Gebauer
Maestro del coro, Martino Faggiani
Nuovo allestimento
Coproduzione Fondazione Teatro Regio di Parma, Fondazione I Teatri di Reggio Emilia
Descrizione
Un’opera sullo sguardo e sul limite: ciò che l’amore può salvare e ciò che inevitabilmente perde.
«Quando mi è stato chiesto di dirigere Orfeo ed Euridice – scrive Shirin Neshat – ho subito capito che quest’opera era la storia giusta per me. È ricca di dualità: amore e morte, dolore e gioia, cielo e terra, coscienza e subconscio. Fin dall’inizio ho immaginato quest’opera in bianco e nero, fedele al mio linguaggio visivo e ai contrasti che attraversano la storia».
Nella lettura della regista, Orfeo non è un eroe mitologico ma un uomo diviso tra narcisismo ed amore, devastato dalla perdita di Euridice e incapace di distinguere tra realtà e illusione. Gli inferi diventano così uno spazio della coscienza e del giudizio, dove il protagonista incontra ricordi, colpe e le ombre di sé stesso.
L’opera si apre e si chiude con film muti in bianco e nero che ampliano il racconto scenico e restituiscono uno sguardo intimo sulla relazione tra Orfeo ed Euridice.
«Il movimento legato alla prassi esecutiva storicamente informata – spiega il direttore Alessandro De Marchi – nato nel secolo scorso grazie all’audacia e alla dedizione di una manciata di pionieri guidati da Nikolaus Harnoncourt, ha dato nuova vita alle opere riformate di Gluck, che erano solite finire intrappolate in esecuzioni di una rigidità marmorea e glaciale. Quegli stessi principi ispirati alla naturalezza della declamazione del testo poetico — che all’inizio del Seicento avevano ispirato la nascita dell’opera e che erano tornati in primo piano per riformarla grazie all’intervento del duo Gluck-Calzabigi — venivano in molte interpretazioni novecentesche traditi in nome di una concezione dell’antico statica e bidimensionale. Figlia delle idee di quei pionieri sarà la nostra versione, nella quale si cercherà di rendere naturale la declamazione del testo e di seguire passo passo gli “affetti” del libretto, tanto nei numeri chiusi quanto nei numerosissimi recitativi accompagnati»






Bio
Alessandro De Marchi

Alessandro De Marchi è tra i direttori più richiesti a livello internazionale per le sue interpretazioni di un repertorio che spazia dal primo Barocco attraverso le opere di Mozart, Haydn e dei loro contemporanei, fino ai grandi capolavori del tardo Belcanto.
Come direttore ospite ha collaborato, tra gli altri, con i Wiener Symphoniker, la Staatskapelle Dresden, la Münchner Rundfunkorchester, la SWR Symphony Orchestra, gli Hamburger Symphoniker, la Frankfurt Radio Symphony, la Tonkünstler-Orchester, l’Orchestre National de France, l’Orchestra del Teatro Regio di Torino, l’Orchestra dell’Accademia del Teatro alla Scala, l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, l’Orchestra del Teatro La Fenice e l’Orchestre de Chambre de Genève. Con la Staatskapelle Berlin ha inoltre avviato un progetto speciale dedicato a L’Arte della Fuga.
Con il suo ensemble di musica antica, l’Academia Montis Regalis, è protagonista di produzioni agli Innsbrucker Festwochen der Alten Musik, ai Musikfestspiele Potsdam Sanssouci, al Théâtre des Champs-Élysées di Parigi e alla Wigmore Hall di Londra. Dal 2009 al 2023 ha ricoperto la carica di Direttore Artistico del Festival di Innsbruck.
Convinto assertore del repertorio meno frequentato, ha difeso e valorizzatoIl Matrimonio segreto di Cimarosa e il Cesare e Cleopatra di Graun (Staatsoper Berlin), la Cleofide di Hasse (Dresda), l’Orlando Paladino di Haydn (Concertgebouw Amsterdam), l’Olimpiade di Pergolesi (Teatro San Carlo di Napoli, Pergolesi Festival di Jesi), il Germanico in Germania di Porpora e la Leonora di Ferdinando Paër (Innsbruck). Ha diretto inoltre la prima esecuzione moderna della Merope di Riccardo Broschi — fratello di Farinelli — sia al Festival di Innsbruck che al Theater an der Wien.
Profondo conoscitore delle opere di Rossini e Händel, De Marchi ha diretto l’Ermione al Teatro di San Carlo di Napoli, e poi La Cenerentola, Il Barbiere di Siviglia, L’Italiana in Algeri e Demetrio e Polibio in teatri quali il Teatro Regio di Torino, la Staatsoper Hamburg, la Semperoper di Dresda, la Staatsoper Berlin, l’Israeli Opera di Tel Aviv e La Monnaie di Bruxelles. Per quanto riguarda Händel, ha diretto il Giulio Cesare, l’Alcina, il Teseo, l‘Orlando e il Rinaldo alla Semperoper di Dresda, all’Opéra de Lyon, alla Komische Oper Berlin, all’Aalto Theater di Essen e per gli Händel Festspiele di Halle.
Tra gli altri momenti significativi della sua carriera si annoverano la Matthäus-Passion di Bach al Theater Basel e alla Deutsche Oper Berlin, l’Orphée et Eurydice di Gluck ad Amburgo e Baden-Baden, e il Don Pasquale di Donizetti al Teatro Regio di Torino. Di recente ha fatto il suo debutto con la Istanbul State Symphony Orchestra con il Requiem di Verdi e con una nuova produzione de La Traviata.
Mozart occupa un posto di rilievo nella sua attività: De Marchi ha diretto La Clemenza di Tito agli Innsbrucker Festwochen e al Teatro Nazionale di Praga, il Don Giovanni ad Amburgo e Berlino, il Così fan tutte a Bruxelles, Le Nozze di Figaro alla Staatsoper Berlin e alla Staatsoper Hamburg, nonché il Die Entführung aus dem Serail a Dresda.
La sua ampia discografia comprende La Sonnambula con Cecilia Bartoli e Juan Diego Flórez per Decca, Il Trionfo del Tempo e del Disinganno per Hyperion, la Juditha triumphans e l’Orlando finto pazzo di Vivaldi per Naïve, L’Incoronazione di Poppea per EuroArts, Enrico di Borgogna e L’Elisir d’amore per Dynamic (DVD). Per Sony/Harmonia Mundi ha pubblicato il CD “Händel-Caldara: Carmelite Vespers 1709” e tre prime registrazioni mondiali: L’Olimpiade di Vivaldi,La Stellidaura vendicante di Provenzale e il Flavius Bertaridus di Telemann. Con Sonya Yoncheva ha inciso un album dedicato a Händel per Sony Classical, cui hanno fatto seguito concerti al Festival di Salisburgo, alla Philharmonie di Parigi e in altre importanti sedi internazionali. La sua registrazione de La Clemenza di Tito è stata insignita del Diapason d’Or.
Tra i prossimi impegni figurano l’Idomeneo alla Staatsoper Berlin e, alla Deutsche Oper Berlin, Il Viaggio a Reims e una nuova produzione de L’Italiana in Algeri con la regia di Rolando Villazón.
Shirin Neshat

Shirin Neshat (Qazvin, Iran, 1957) Shirin Neshat è un’artista e regista iraniana che vive a New York. Neshat lavora e continua a sperimentare con i mezzi espressivi della fotografia, del video, del cinema e dell’opera lirica, che infonde di immagini e narrazioni altamente poetiche e politicamente impegnate che mettono in discussione questioni di potere, religione, razza, genere e il rapporto tra passato e presente, Oriente e Occidente, individuo e collettività attraverso la lente delle sue esperienze personali di donna iraniana in esilio.
Neshat ha tenuto numerose mostre personali in musei internazionali, tra cui la Pinakothek der Moderne di Monaco, il Modern Art Museum di Fort Worth, il Broad di Los Angeles, il Museo Correr di Venezia, l’Hirshhorn Museum di Washington D.C. e il Detroit Institute of Arts.
Neshat ha diretto tre lungometraggi, Women Without Men (2009), che ha ricevuto il Leone d’Argento per la migliore regia alla 66ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, Looking For Oum Kulthum (2017) e, più recentemente, Land of Dreams, presentato in anteprima alla Mostra del Cinema di Venezia (2021).
Neshat ha diretto la sua prima opera, l’Aida di Verdi, al Festival di Salisburgo nel 2017 e nel 2022, che sarà riproposta all’Opéra di Parigi nel 2025.
Neshat ha ricevuto il Leone d’Oro, il primo premio internazionale alla 48ª Biennale di Venezia (1999), l’Hiroshima Freedom Prize (2005), il Dorothy and Lillian Gish Prize (2006) e, nel 2017, il prestigioso Praemium Imperiale Award a Tokyo.
È rappresentata dalla Gladstone Gallery di New York, dalla Goodman Gallery di Londra e dalla Lia Rumma di Milano/Napoli.
Biglietti
Calici con vista 🥂
Il bar del Teatro Municipale Valli
appuntamenti al Ridotto
Venerdì 10 aprile
apertura bar ore 18.30
Accesso libero anche per chi non assiste allo spettacolo