Teatro Municipale Valli

ATERBALLETTO

Lato RED
Certe notti
coreografia Mauro Bigonzetti
canzoni, poesie di Luciano Ligabue
scene e video installazioni Angelo Davoli


costumi Kristopher Millar e Lois Swandale
in collaborazione con Mariella Burani Fashion Group
luci Carlo Cerri

Dialoghi tratti dal film Radiofreccia di Luciano Ligabue,
per gentile concessione di Fandango
Poesie tratte dal libro Lettere d’amore nel frigo. 77 poesie, Ed. Einaudi


Questo spettacolo vede collaborare il coreografo italiano più conosciuto a livello internazionale e la rockstar italiana più attenta ai differenti linguaggi artistici. Con Bigonzetti, Ligabue mostrerà il suo lato più intimo ed intenso.

“L’incontro con Luciano è stata una di quelle strane alchimie alle quali non si sa dare una spiegazione: sarà la sua straordinaria immediatezza, la sua semplicità nei rapporti con gli altri tipica dei grandi artisti, ma da subito si è creato un forte legame.
Siamo della stessa generazione, abbiamo vissuto gli stessi anni e le energie di quegli anni ci hanno segnato profondamente.
È la curiosità a dar forza ai nostri animi e così ci siamo trovati a guardare uno nell’opera dell’altro e a capire che ne poteva nascere un’opera unica.
Sinceramente trovo molto affascinante e curioso che saranno dei danzatori appartenenti ad un’altra generazione, che è la stessa che più di ogni altra ascolta la musica, a dare letteralmente forma a questo incontro”.
Mauro Bigonzetti



Da un’intervista di Luciano Ligabue alla Gazzetta di Reggio del 19/01/2009

“La compagnia ha una storia che dice tutto – commenta Ligabue – Sento che Aterballetto è anche un motivo d’orgoglio per la città”.
“Mi sento molto onorato di fare questo progetto – prosegue – anzi, per la verità, non vedo l’ora di vedere lo spettacolo intero, perché adesso ne conosco solo qualche pezzo. Mauro sarà potente, sono sicuro, uscirà un lavoro bellissimo. Mi piaceva produrre questa cosa, così strana per me; penso da sempre sia molto stimolante far commistioni per esempio tra la danza, il genere rock con l’anima popolare. Francamente mi aspetto davvero un gran risultato”.

La musica che esce da una radio e rompe il silenzio provocato dal rumore sordo e monotono del motore, i raggi dei fari che tagliano l’oscurità e concedono un passaggio attraverso il paesaggio che si nasconde dietro il velo della notte, un paesaggio che esiste da sempre, che è li già da molto prima di noi, che forse conosciamo bene, che vive dei suoi infiniti volti e respiri ma che, immerso nel silenzio della notte diviene il luogo della nostra immaginazione, delle nostre inquietudini e dei nostri sogni, un paesaggio che si ridisegna totalmente.
Questa, semplicemente questa è l’idea di questo lavoro, un cammino attraverso la notte intesa non come un’oscurità reale e mentale ma, assaporata come rigeneratrice di una realtà intima, personale, come il buio che precede l’apertura di un sipario, momento magico che ci sospende e ci spinge entro il luogo in cui il reale ed il consueto si trasformano, dove tutto, le nostre ansie, le nostre passioni, le nostre gioie si materializzano, dove tutto il reale si
ripresenta con valori diversi.
Questa notte dovrà essere come un treno preso al volo senza conoscere la fermata in cui scenderà, dovrà essere il luogo delle nostre possibilità ed insieme delle nostre sconfitte, il luogo delle nostre solitudini e contemporaneamente delle nostre condivisioni dovrà, insomma, rivelarsi come grande metafora di un palcoscenico o, forse, sarà il palcoscenico ad offrirsi metafora a questa notte?
Mauro Bigonzetti


Bisogna mettersi il cuore in pace.
Non esiste un essere umano a cui piaccia esattamente tutta la stessa musica che emoziona qualcun altro.
Nei casi più estremi ci può essere parecchia musica che piace ad entrambi.
Di sicuro mai tutta.
Certo, uno dice, questo vale per qualsiasi espressione artistica.
Ma se la maggior parte delle opere d’arte viene assimilata attraverso gli occhi (letta, contemplata ecc.), nel caso della musica bisogna fare i conti anche con una variante in più: la fisica.
Perché, come è risaputo, si tratta di vibrazione.
E in quanto tale, la risposta di ognuno ai suoi richiami non è soltanto del cervello e dell’anima ma è una risposta di tutto il corpo.
E’ per questo che gli effetti della musica (e, se possibile, ancora di più quelli delle canzoni) sulle persone sono così soggettivi, vari, ed eventuali.
Perché le si risponde ognuno con la propria interezza.
Ecco allora la risposta intera (fisica, mentale e dello spirito) di un grande coreografo e di una prestigiosa compagnia di danza ad alcune delle mie canzoni.
Dove il corpo non deve soccombere a testa e anima ma viene trattato alla loro stregua.
Dove, anzi, si serve di loro.
Dove si fa meravigliosamente impudente con la propria bellezza e armonia.
Slancio, spregiudicatezza, sfide alla gravità.
Estensione, battito, respiro, sensualità.
Dove, insomma, il corpo dimostra di avere tanti segreti da svelare.
Soprattutto quelli che conosce della musica.
Luciano Ligabue


Di notte la strada che percorri non ha né inizio né fine, non ha né un “ieri” né un “domani”, ma solo un “qui e ora”.
Di notte la montagna è qualcosa di ultraterreno, appartenente ad un altrove non ben definito.
Di notte le forme diventano “assolute”, non più aderenti ad una connotazione funzionale e prive di ogni infrastruttura codificata. La notte è metafisica.
La notte è arte perché è sospensione.
È un privilegio saper cogliere l’essenza della notte così come vivere e amare l’arte, perché l’anima di entrambe è libera.
La notte è come la neve: il bianco e il nero. I due opposti che si incontrano.
“La poesia non è un’espressione. È il tempo di notte”, scrive Allen Ginsberg.
Se facciamo nostra questa equazione è altrettanto vero che il tempo di notte è poesia.
La notte è poesia… poesia che nasce dall’unione di tre diversi linguaggi: quello del corpo, della musica e dell’immagine.
L’idea è di evocare, e non descrivere, cercando di trasmettere le emozioni del “nostro mondo” – “..rendere il mondo privato pubblico..” diceva Ginsberg, andando così a toccare quelle corde che fanno parte dell’immaginario collettivo, con un linguaggio che è del nostro tempo e con dei codici che (a volte inconsciamente) tutti siamo in grado di recepire.
La notte come metafora dell’anima, del nostro io più profondo, dell’intimità che attraverso l’arte l’uomo ha sempre cercato in maniera sublime di evocare.
Angelo Davoli