Teatro Cavallerizza
Giovedì 25 gennaio 2018,
ore 9,00 e 10,30

ZOO DI PINOCCHIO

Drammatico vegetale
Liberamente tratto da Le avventure di Pinocchio di C. Collodi
 
di Pietro Fenati 
con Pietro Fenati, Elvira Mascanzoni 
violoncello Jenny Burnazzi 
chitarra Andrea Carella
luci Alessandro Bonoli
regia Pietro Fenati
 

Affrontare Le avventure di Pinocchio con originalità non è tanto semplice. Si tratta di uno dei libri più diffusi al mondo, oggetto di infinite riduzioni teatrali e cinematografiche.
Questo è il destino delle grandi storie, che non finiscono mai di stupirci e stimolare la nostra creatività. Fino a farci cadere di nuovo nella rete pinocchiesca… 
E questa volta raccontiamo una storia dal punto di vista dei tanti animali che popolano le pagine del libro. E la raccontiamo a modo nostro, con poche parole e l’incanto delle figure e dei gesti.
 
In scena due improbabili demiurghi fanno ciò che sempre succede in teatro: creano una storia. Una storia che all’inizio è “la storia”. Prima viene la luce, poi lo spazio e il tempo, poi nasce la vita. E da lì, dalla vita creata, si dipana uno strano bestiario che va dal grillo parlante (che stavolta non parla per nulla), al pulcino e la gallina, al colombo viaggiatore, al serpente, al gigantesco pescecane; un bestiario (o uno zoo) che ci indica la giusta strada alla ricerca della figura di Pinocchio, alla ricerca in fondo, della nostra umanità.
I due demiurghi, (il gatto e la volpe?) finalmente ci guidano all’albero da cui nasce Pinocchio, il nostro eroe.
Se questo romanzo di formazione ci dice che anche i burattini di legno hanno un’anima, ci dice pure che nelle Avventure di Pinocchio possiamo ritrovare le ragioni di fondo della nostra esistenza.
Basta cercare, magari osservando le cose con uno sguardo un pò strabico.
 
 
“Piero Fenati ed Elvira Mascanzoni costruiscono letteralmente, sotto gli occhi del nostro famoso burattino, un minuscolo zoo, dove i giocattoli regnano sovrani. Tutti gli abitanti del microcosmo che vive nella natura dei boschi e degli stagni vivono in un’atmosfera rarefatta e poeticamente raffinata create anche con l’ausilio delle musiche eseguite dal vivo da Jenny Burnazzi al violoncello, Andrea Carella alla chitarra classica”. Mario Bianchi - EOLO