Teatro Cavallerizza
Giovedì 15, venerdì 16 novembre  (turno verde Prosa); sabato 17, domenica 18 novembre 2018 (turno blu Prosa), ore 20.30

Tango Glaciale reloaded

progetto, scene e regia Mario Martone
riallestimento a cura di Raffaele Di Florio e Anna Redi

elaborazioni videografiche Alessandro Papa
con Jozef Gjura, Giulia Odetto, Filippo Porro
interventi pittorici / design Lino Fiorito 
ambientazioni grafiche / cartoons Daniele Bigliardo
parti cinematografiche / aiuto – regia Angelo Curti, Pasquale Mari 
elaborazione della colonna sonora Daghi Rondanini
costumi Ernesto Esposito

produzione Fondazione Teatro di Napoli - Teatro Bellini, Fondazione Nazionale della Danza/Aterballetto

riallestimento nell’ambito del Progetto RIC.CIReconstruction Italian Contemporary Choreography Anni Ottanta/Novanta (Ideazione e direzione artistica Marinella Guatterini)

in coproduzione con Fondazione Ravenna Manifestazioni

con il sostegno di Torinodanza festival | Teatro Stabile di Torino - Teatro Nazionale

in collaborazione con Amat – Associazione Marchigiana Attività Teatrali / Fondazione Fabbrica Europa per le arti contemporanee/ Fondazione Teatro Comunale di Ferrara /Teatro Pubblico Pugliese - Consorzio Regionale per le Arti e la Cultura / Fondazione Toscana Spettacolo onlus/ Fondazione Milano – Civica Scuola di Teatro “Paolo Grassi”

Nel 1982 al Teatro Nuovo di Napoli debutta Tango Glaciale. La regia è di Mario Martone e in scena c'erano Andrea Renzi, Tomas Arana e Licia Maglietta, tutti esponenti di Falso Movimento, il collettivo di artisti che in quegli anni cambiava la storia della sperimentazione teatrale italiana. «Tango Glaciale – come spiega Martone in un'intervista – racconta l'attraversamento di una casa da parte dei suoi tre abitanti; dal salotto alla cucina, dal tetto al giardino, dalla piscina al bagno: un'avventura domestica che si trasforma continuamente proiettandosi nel tempo e nello spazio. La meccanica visiva dello spettacolo è composta da un sistema di architetture di luce realizzato grazie al montaggio di filmati e diapositive, e permette allo spettacolo di svolgersi in dodici ambienti per dodici diverse scenografie, durante un'ora, alla media di un cambio di scena ogni cinque minuti. In questa griglia spaziale velocissima si svolge il lavoro degli attori. [...] Congelato, compresso, tesissimo, lo spettacolo scoppiò la sera della prima, tra i vicoli di Napoli, dove si trovava il Teatro Nuovo e dove la gente s'era accalcata superando i muri di legno e cemento che chiudevano le strade (ancora adesso, a due anni dal terremoto), si sciolse tra gli applausi che erano nel cuore prima che nel cervello, e nelle nostre lacrime e nell'emozione di tanti». Oggi Martone riallestisce lo spettacolo in un'operazione che, a distanza di trentacinque anni, conferma il carattere assolutamente rivoluzionario del progetto.