Sala degli Specchi del Teatro Valli
Domenica 5 novembre 2017, ore 11.00

Populismo 2.0

di Marco Revelli
con l’autore dialoga Massimiliano Panarari

Il populismo si è manifestato in forme molto diverse nel corso della storia, tra la fine dell'Ottocento e l'intero secolo breve; e anche oggi, la nuova disseminazione populista in Europa e negli Stati Uniti presenta differenze interne notevolissime, quelle che passano ad esempio tra la vittoria di Donald Trump e l'ascesa di Marine Le Pen. Ma un denominatore comune c'è: il populismo è sempre indicatore di un deficit di democrazia, cioè di «rappresentanza». Un deficit «infantile», per così dire, per i populismi delle origini, sintomo di una democrazia non ancora compiuta; e un deficit «senile», quando cresce il numero di cittadini che non se ne sentono più «coperti». Il populismo attuale - questa la tesi centrale del libro - è del secondo tipo: rappresenta una sorta di «malattia senile della democrazia». Il sintomo di una crisi di rappresentanza che si estende alla forma democratica stessa. È il segno più preoccupante del rapido impoverimento delle classi medie occidentali sotto il peso della crisi economica; ma anche della sconfitta storica del lavoro - e delle sinistre che lo rappresentarono - nel cambio di paradigma socio-produttivo che ha accompagnato il passaggio di secolo.
 
M. Revelli, Populismo 2.0, Einaudi 2017

Marco Revelli
Insegna Scienza della politica all’Università del Piemonte orientale. Durante la sua carriera si è occupato dell'analisi dei processi produttivi (fordismo, post-fordismo, globalizzazione), della “cultura di destra” e, più in genere, delle forme politiche del Novecento. Fra i suoi ultimi libri Le due destre. Le derive politiche del postfordismo (Bollati Boringhieri 1996), La sinistra sociale (Bollati Boringhieri 1999). Per Einaudi ha curato il testo di T. Ohno, Lo spirito Toyota (1993) e pubblicato Oltre il Novecento. La politica, le ideologie e le insidie del lavoro (2001), La politica perduta (2003), Poveri, noi (2010), Finale di partito (2013) e Non ti riconosco. Un viaggio eretico nell’Italia che cambia (2016).
 
Massimiliano Panarari
Insegna Campaigning e organizzazione del consenso all'Università Luiss Guido Carli di Roma e alla Luiss School of Government e Storia del giornalismo all'Università Luigi Bocconi di Milano. Si occupa di teoria politica, mass media e popular culture ed è consulente di comunicazione politica e pubblica. È commentatore de La Stampa, Il Piccolo e i quotidiani veneti Finegil, e Giornale di Brescia, e scrive per L'Espresso, D di Repubblica e Il Venerdì di Repubblica. È autore dei libri L'egemonia sottoculturale (Einaudi, 2010) e coautore (con F. Motta) del libro Elogio delle minoranze. Le occasioni mancate dell'Italia (Marsilio, 2012) e Poteri e Informazione (Le Monnier, 2017). È presidente dell'Istituto Parri Emilia-Romagna e membro del comitato scientifico del Festival della tv e dei nuovi media di Dogliani.