TEATRO ARIOSTO Atrio

TADEUSZ KANTOR

Inaugurazione mostra
disegni, installazione, video-evento con letture sceniche

“Crepino gli artisti” - Mostra
La classe morta (1975)
Crepino gli artisti (1985)

Disegni, installazione, video-evento con letture sceniche di Giovanni Battista Storti, già attore del Cricot 2

Un progetto di CRT Artificio
a cura di Anna Halczak e Franco Laera

Apertura fino al 30 ottobre nei week-end e prima degli spettacoli al Teatro Ariosto.
Il venerdì e il sabato: ore 15:30-18:30
Domeniche: ore 10-13 e 15:30-18:30
Prima degli spettacoli al Teatro Ariosto: ore 19:30-20:30

Calendario dei video-eventi con letture sceniche:
9 ottobre, ore 20:30 Crepino gli artisti
13 ottobre, ore 20:30 La classe morta
26 ottobre, ore 20:30 La classe morta
28 ottobre, ore 20:30 Crepino gli artisti


Regista, teorico, pittore, scenografo, Kantor (1915-1990) è stato un artista totale, uno dei personaggi creativi più originali e incisivi del secolo appena trascorso, riferimento fondamentale per la ricerca di nuove forme drammaturgiche e per la stessa idea di teatro che oggi anima gran parte della nostra scena contemporanea.
Grazie alle tecnologie più raffinate dell’immagine elettronica tornano a vivere negli atrii e nella sala Melato del Teatro Ariosto di Reggio Emilia due dei suoi spettacoli più significativi: La classe morta del 1975 e Crepino gli artisti del 1985. Preziose immagini in video, disegni e oggetti di scena si mescoleranno a un programma di letture dal vivo dei testi drammatici di Kantor con la partecipazione di alcuni degli attori che ne furono protagonisti.
Kantor ha sempre preferito evitare la parola “spettacolo” e ha definito La classe morta – lo spettacolo che lo ha fatto conoscere al pubblico di tutto il mondo – una "seduta drammatica" in cui non vi è uno sviluppo narrativo e i personaggi vi appaiono come in un’intensa evocazione tra surreale comicità e straziante nichilismo. Al ritmo di uno struggente valzer di Karacinski, La classe morta è l’atroce parata da incubo di un gruppo di vecchi personaggi, che ripetutamente varcano la soglia tra la vita e la morte tornando sui banchi della loro antica scuola, mentre gravano sulle loro spalle i manichini di cera dei bambini che essi furono una volta.
Spariti i manichini che fungevano da doppi nel lavoro precedente, in Crepino gli artisti gli attori stessi giocano sui due fronti della morte e della vita, dentro uno spazio chiuso da teli neri. Ancora una volta la memoria è la protagonista attraverso la trasposizione poetica della propria biografia personale, confermata dalla presenza in scena del regista, a osservare e guidare gli attori come un direttore d’orchestra.
Lo spettatore potrà quindi rivivere le emozioni dei due spettacoli grazie alle ricostruzioni in video e al contesto scenico in cui oggetti di scena originali e disegni autografi di Kantor diventano le soglie di accesso al mondo poetico dell’artista polacco.