CHIOSTRI DI SAN PIETRO e SPAZIO ANTISTANTE TEATRO CAVALLERIZZA

SOLI CONTRO TUTTI / Anthems for Reggio Emilia. Settima tappa

di e con Dario Giovannini
con un'orchestra elettrica di chitarristi e bassisti

“Ritratti con ensemble” - Performance musica

tecnica e organizzazione Michele Bertoni - organizzazione Roberta Magnani e Carlotta Pieri
produzione Aidoru Associazione e Santarcangelo 40 Festival Internazionale del Teatro in Piazza


Chiostri di San Pietro, ore 16
in replica:
Spazio antistante il Teatro Cavallerizza, ore 19,30

Nell’anno del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, e nella città del Tricolore, Soli contro tutti si manifesta nella versione Anthems for Reggio Emilia. Il momento di chiusura della performance sarà dedicato all’esecuzione in chiave contemporanea degli inni nazionali di vari stati del mondo. Il parallelo con l’inno americano eseguito a Woodstock da Jimi Hendrix è immediato, ed è chiaro il senso di provocazione e lacerazione che il suono della chitarra elettrica esprime nell’interpretazione di un repertorio così simbolicamente intenso.
La volontà sarà anche quella di esprimere un parallelo fra l’unità di uno stato e l’unità fra più stati, un’esortazione a compiere significativi passi in avanti, in un momento della storia mondiale segnato da grandi catastrofi e guerre cruente. Questo messaggio sarà portato da un’orchestra/esercito di giovani provenienti da più parti d’Italia, armati di strumenti innocui al corpo ma estremamente efficaci nei confronti dell’animo, discendenti ed eredi di uno spirito che forse anche 150 anni fa permise ad altri 1000 come loro di compiere “un’azione storica”.

"Sono passati 40 anni dalla morte di Jimi Hendrix e ancora la chitarra è prevalentemente uno strumento solista. Lo strumento che "fa gli assoli", uno strumento solo, così come lo è il basso. Ancora oggi, i gruppi rock hanno al loro interno dei ruoli ben definiti e caratterizzati, forse addirittura stereotipati. Il chitarrista che fa gli "assoli" alla Hendrix, il chitarrista ritmico, il bassista, il batterista e via dicendo: l'insieme di questi elementi costituisce il gruppo rock. Siamo lontani dal concetto di orchestra, un insieme di strumenti che nella loro complicata articolazione va a costituire un timbro complesso ma unitario.
È possibile ipotizzare un’orchestra costituita da 50 elementi fra chitarristi e bassisti che non suoni come la somma di più solisti, ma come una nuova fusione timbrica organizzata e armonizzata? Strumenti elettrici possono convivere con strumenti acustici? Un'orchestra di chitarre e bassi è un'esperienza che rischia di risultare solamente un semplice evento performativo? Tra l'altro una cosa già fatta e già vista: come tutto il resto in fondo. Ma forse non è stato detto ancora tutto e le sperimentazioni passate non hanno portato se non all’evidenza di un’insieme di strumenti soli. Si vuole quindi creare un momento di riflessione, un’occasione per sperimentare, si vuole provare a trovare una nuova chiave di stesura della partitura, una chiave di gestione per fare in modo di creare un “tutti” omogeneo e sensato. Di qui la volontà di approfondire questo aspetto per cercare di abbandonare i luoghi comuni e gli stereotipi e per trovare un senso profondo, un nuovo timbro, una nuova possibilità di scrittura.
Vogliamo partire dall’immersione in un luogo, in un popolo, in una massa universale costituita da terreno neutro, aria, cielo e respiro. Vogliamo che questo evento si svolga in piazza proprio in rappresentanza di una fusione più ampia con qualcosa che ci circonda. Forse partendo da un piano più assoluto, dall’immersione in un qualcosa di avvolgente, qualcosa che ci contiene e che ci giustifica, sarà possibile abbandonare lo stereotipo che suo malgrado ha creato Jimi Hendrix, il più grande chitarrista solista di tutti i tempi: l’unico che è riuscito con un solo strumento a ricoprire tutti i ruoli di un’orchestra.” (D. G.)