Rassegna stampa





IL MESSAGGERO



Danza dell’anima – un felice finale
Verso il finale, piccoli confetti bianchi cadono come neve e, improvvisamente, il muro di fondo cade aprendo ad una vasta oscurità. In quel momento il danzatore, seduto contro il muro laterale, lentamente scivola…
Quest’ultimo momento di assoluta purezza, è quello dove il danzatore diviene tutt’uno con l’universo...
Nella prima metà della pièce, una vita nasce dall’oscurità, come se galleggiasse sull’acqua, piacevolmente fusa con l’aria circostante.
La fluidità nel movimento sembra così naturale, che la tranquillità pare essere estrema innaturalezza. Ma questo movimento fluido volta verso un movimento vibrante in rapida connessione con la musica, che diventa metallica fino quasi ad esplodere. Tale espressione non è solo una trasformazione interna, ma un cambio di qualità del corpo stesso. In questo modo di danzare si ha la sensazione che i corpi circostanti, che la pelle tocca, diventino qualcosa di totalmente diverso.
Oltre questo tempo materializzato, arriva il meraviglioso nulla.
Teshigawara ha abilmente trasformato le sue qualità corporee, cancellando il suo corpo e raggiungendo la danza dell’anima. Si è avvicinato all’ultima forma di danza, creando una splendida epopea dello spirito umano. Le luci ed i colori, da lui ideati, sono straordinariamente magnifici.

[Kumiko Murayama, The Yomiuri, 25, Dec 07]


Conquista permanente dello spazio, sbalorditiva velocità nei movimenti, espressione unica del corpo… il profilo di questo danzatore s’imprime durevolmente nella retina.

[Agnès Benoist, Lyon Figaro]


Con Teshigawara, ogni volta è una riscoperta, anche se lo stile è individuabile: astratto, rapido, sobrio, epurato. Le sue pièces sono dei gioielli, plasticamente ineccepibili, corporalmente intelligenti.

[Marie-Christine Vernay, Libération]


Non c’è niente in scena perché lo spettacolo è lui. La meraviglia è lui. Gli basta muovere il mignolo per trasmettere il caos alle sue vene.

[David S. Tran, Le Progrès]


Appena Saburo Teshigawara appare, nessun oggetto scenico è necessario perché s’imponga la sua scrittura. Inverosimile disarticolazione, spasmi dalla testa ai piedi, oscilla tra l’anemone di mare ed il burattino.

[Rosita Boisseau, Le Monde]


Ultimo aggiornamento: 13/10/09