Teatro Cavallerizza

PENE D'AMORE PERDUTE

con
Alessandro Adriano, Francesca Bracchino, Francesca Ciocchetti, Paola De Crescenzo, Gianluca Gambino, Lorenzo Iacona, Mariano Pirrello, Alessio Romano, Olga Rossi, Marco Toloni, Fabio Troiano
e con
Lorenzo Bartoli, Andrea Fazzari, Francesca Porrini, Carlotta Viscovo


Giovedì 18, venerdì 19 marzo 2004, ore 21.00: turno verde
sabato 20, domenica 21 marzo 2004, ore 21.00: turno giallo


Uno dei punti principali del programma produttivo dello Stabile della scorsa stagione era il Progetto "Tre storie d'amore" affidato alla Compagnia del TST che, nel maggio del 2003, ha presentato al Teatro Carignano tre testi di William Shakespeare: Romeo e Giulietta, Il sogno d'una notte di mezza estate e Pene d'amore perdute, messi in scena rispettivamente da Jean-Christophe Saïs, Mamadou Dioume e Dominique Pitoiset.
Gli spettacoli sono stati interpretati da un gruppo di attori provenienti principalmente dalla Scuola del Teatro Stabile. Il fine fondamentale di questa iniziativa è la creazione della Compagnia del TST formata da un nucleo di giovani attori di talento affiancati, nel tempo, da attori di grande prestigio e professionalità. Gli attori della Compagnia avranno in questo modo la possibilità di lavorare per lunghi periodi diretti da diversi registi, affrontando così le più svariate modalità di messa in scena ed acquisendo una professionalità ed una maturità interpretativa rare nel panorama italiano.
Grazie al successo conseguito dall'operazione il TST ha deciso, per la stagione 2003/2004, di riallestire uno di questi spettacoli, Pene d'amore perdute, con la regia di Dominique Pitoiset.
«Il trittico shakespeariano – ha scritto Osvaldo Guerrieri su La Stampa – prodotto dal Teatro Stabile... ha fatto scintille. Le Pene d'amore perdute offerte al Carignano ribollivano d'ironia, di leggerezza, di trovate. Merito in primo luogo di Dominique Pitoiset, il regista di Digione formatosi alla scuola di Jean-Pierre Vincent e di Matthias Langhoff, che aggiornando la commedia di Shakespeare agli anni '50-'60 del Novecento ha ottenuto una fortissima presa sul pubblico».
La commedia, uno degli esempi più alti di letteratura nel gran mare shakespeariano, potrebbe essere definita una corte d'amore. L'amore, infatti, ne è l'argomento sostanziale: non vi si parla che d'amore e, per meglio conoscerlo, si decide addirittura di evitarlo fino a quando si sarà davvero capito che cos'è e fino a quando sarà accettabile farlo. Cavalieri e dame, in un sontuoso giardino, intrecciano i loro giochi verbali e le scommesse e i rifiuti e le fughe e i sotterfugi in un gioco che si fonda, soprattutto, sulla magia di un linguaggio straordinariamente seducente. Il testo è rarissimamente rappresentato e questa messa in scena giovane costituisce certamente un avvenimento singolare.