Teatro Ariosto

OTELLO ANCORA UN TANGO ... ED E' L'ULTIMO

Tieffe Teatro / Centro Teatrale MaMiMò

OTELLO
ANCORA un tango... ed è l'ultimo


di William Shakespeare adattamento e regia Massimo Navone
con Giovanni Rossi, Marco Maccieri, Sara Bellodi, Cecilia Di Donato, Giulia Angeloni, Giusto Cucchiarini, Luca Mammoli

aiuto regia Mario D’Avino e Luca Rodella scene e costumi Elisabetta Gabbioneta disegno luci Mario Loprevite movimenti coreografici e selezione musicale Marcella Formenti

E' nello spazio di una milonga, luogo/serata in cui si balla il tango, che prende corpo la nostra versione della tragica storia di Otello detto 'Il Moro'. La Milonga ha un suo linguaggio particolare, fatto di sguardi, piccoli gesti, attese, che creano intorno alla danza un rituale misterioso e seduttivo. Il tango mi ha sempre colpito per la qualità ossessiva della tensione che si instaura nella coppia, per quella sensazione di ineluttabile necessità reciproca, d'impossibilità di distacco. In questa dimensione emotiva di densa e scura vitalità, vedo radicarsi molto bene i temi e la 'patologia' della vicenda shakespeariana, famosa nell'immaginario popolare come 'dramma della gelosia', ma meglio definibile come 'dramma dell'invidia'. E' questo infatti il sentimento velenoso che accende ed alimenta il motore della tragedia: Iago, ovvero 'la rappresentazione della volontà d'annientamento insita nella natura metafisica del male' (G. Baldini). Otello lotta per conservare integra un'identità conquistata a fatica sul campo, con i meriti ed il valore, ma si sgretola ineluttabilmente in un precipizio autodistruttivo, sacrificando, con se stesso, l'amore della sua vita. E mentre lo spettatore è costretto ad essere complice suo malgrado della macchinazione, il rito del tango prosegue implacabile, scandisce col suo ritmo i movimenti della trama, crea una scenografia umana che trasforma lo spazio e amplifica gli scarti emotivi. Togliere la tragedia dal contesto geografico shakespeariano, storicamente esotico, per riproporla in una dimensione 'atemporale', di concentrato straniamento, per esaltarne il nucleo emotivo puro: questa è la sfida dello spettacolo.
La situazione della milonga sarà creata grazie alla partecipazione di diversi gruppi di 'tangueros' non professionisti che, avvicendandosi nel corso delle repliche sulla pista di ballo come se si trattasse di una normale serata danzante, si troveranno ad assumere il ruolo di 'coro' della tragedia. Questa scelta risponde all'idea di costruire un contesto di accadimento 'reale', non artificioso, in cui calare la storia, mantenendo un legame con la dimensione di teatro popolare e partecipato specifica della poetica shakespeariana. In questo modo lo spettacolo si propone alla città non solo come un evento particolare per il pubblico teatrale, ma anche come un'occasione espressiva e di aggregazione diversa per tutti gli appassionati di tango.
Massimo Navone