Teatro Cavallerizza
Mercoledì 30, giovedì 31 marzo,
ore 9.00 e 10.30,
venerdì 1 aprile 2016 ore 10.00

Il viaggio di Girafe

al ritmo dei perditempo

con Robeto Abbiati, Alessandro Calabrese e Luca Salata
regia Carlo Rossi
drammaturgia Roberto Abbiati e Francesco Niccolini
luci e direzione tecnica Silvio Martini
scelte musicali Fabio Besana
 
Sotto una tenda di 6 metri per 8 con un piccolo pubblico di 80 spettatori si racconta la vicenda della prima giraffa di Francia e di un povero diavolo che a distanza di anni la vuole riportare a casa.
 
Lo spettacolo racconta una sorprendente avventura. Protagonisti il pascià d’Egitto Memet e il suo consigliere privato, Bernardino Drovetti, piemontese, ex soldato napoleonico e console francese al Cairo.Coinvolti in una brutta vicenda diplomatica, i due escogitano un sorprendente regalo ‘riparatore’ per Carlo X, una giraffa, regalo d’immenso valore, simbolico e scientifico: in Europa, prima di re Carlo, soltanto Giulio Cesare nell’antichità e i Medici nel Rinascimento ne avevano posseduta una.
Il nipote di Bernardino e la sua improbabile truppa stanno riportando Zarafa in Africa: se ne sono impossessati, non si sa come, e hanno deciso di riportare l’animale da dove è venuto. Poeti africani, europei, versi sul Mediterraneo, sul viaggio e molto altro finiscono per diventare il vero tessuto emotivo di questo spettacolo che oscilla sempre fra la risata e il sorriso, la meraviglia e l’invenzione. Pavese, Rimbaud, Ungaretti, Brauquier, Caproni, Orsenna e molti altri autori e poeti entrano in questo caravanserraglio ambulante, che – anche grazie agli oggetti immaginari di Roberto Abbiati e la sua verve da rockstar – per poco meno di un’ora incanta e diverte.
 
“In un piccolo e scuro tendone da fiera, quattro uomini di fronte al pubblico, iniziano a raccontare, o piuttosto, a dimenticare il racconto, costantemente distratti dalla storia della prima giraffa mai vista in Francia e del suo lungo viaggio durato tre anni dal Sudan a Parigi. La storia raggiunge infine una conclusione magica, ma solo dopo che uno degli attori cerca di abbandonare completamente il suo ruolo e si mette a mangiare la sua cena. La celata ingeniosità di questo resoconto frammentato di una storia di colonialismo, esplorazione, nostalgia di casa e meraviglia, toglie il respiro.” Joyce McMillan, The Scotsman