I sei Concerti brandeburghesi


I sei concerti Brandeburghesi di Johann Sebastian Bach
 
Il ciclo dei sei concerti Brandeburghesi di Johann Sebastian Bach è -assieme a quella del vivaldiano “Cimento dell'Armonia e dell'Invenzione”- uno dei più conosciuti ed eseguiti nelle programmazioni concertistiche dei principali Festival musicali.
 
Il nome di questo gruppo di concerti, attribuito dallo studioso bachiano Philipp Spitta, viene dalla sua dedica al margravio Christian Ludwig di Brandeburgo-Schwedt, fratellastro di Re Federico I di Prussia.
Il titolo originale  recita: “Six Concerts Avec plusieurs Instruments Dediées A Son Altesse Royalle Monseigneur Crétien Louis, Marggraf de Bandenbourg …. par Son tres-humble et tres obeissant serviteur Jean Sebastien Bach”. L'uso della lingua francese era comune presso le corti tedesche per l'influenza che la corte di Versailles aveva sulle altre corti d'Europa per quanto riguardava le tendenze artistiche e culturali.
Bach conosceva bene lo stile musicale francese, come dimostrato dalle sue tante ouverture  di movimenti di danza presenti tra le sue composizioni, ma del resto conosceva bene anche lo stile italiano, per aver trascritto, adattandoli al clavicembalo, numerosi concerti di Vivaldi e di Marcello.
Nei Concerti Brandeburghesi troviamo infatti riunite le caratteristiche dei diversi stili: i modi tipici della danza dello stile francese, quelli cantabili del concerto italiano, la condotta severa del contrappunto tipicamente tedesca, l'impianto di base del concerto grosso, quello più moderno del concerto vivaldiano in tre movimenti e la sequenza arcaica della suite.
 
La varietà della struttura di questi concerti e la diversità degli strumenti utilizzati farebbe pensare ad una raccolta di composizioni scritte in precedenza e raccolte successivamente a formare il ciclo dei sei concerti brandeburghesi. In effetti, almeno due dei concerti (il primo e il quinto) esistono in una versione molto simile, precedente alla raccolta dei sei concerti.
Inoltre, il fatto che il margravio di Brandeburgo non abbia mai pagato questo lavoro di Bach potrebbe significare che i concerti non fossero ritenuti opere originali ma una raccolta di concerti scritti in precedenza.
 
Nonostante questa diacronia nella composizione di alcuni concerti e la diversità individuale tra tutti i concerti della raccolta, i Concerti Brandeburghesi possono essere considerati un'opera unitaria. Un'unità costituita proprio dalle loro varietà. Unità fondata non sulla similitudine ma sulla differenza.
 
Anche nell'ipotesi -probabile- che i sei concerti non siano stati scritti in un arco di tempo circoscritto, rimane comunque chiara la volontà di Bach di raccoglierli assieme per formare un'opera coerente. Essi infatti sono una summa di tutte le possibilità di trattare la forma musicale del Concerto. Dai grandi organici  (1-3-6) a guisa di “Concerto Grosso”  agli organici più piccoli (2-4-5) con preminenza di strumenti solistici, questi concerti mostrano una conoscenza e una maestria assolute nel trattamento della forma e della strumentazione.
La tavolozza dei colori sonori è straordinariamente varia con un utilizzo inusuale di strumenti a fiato (corni, oboi, fagotto, tromba, flauti dolci, flauto traversiere) e di strumenti ad arco particolari (violino piccolo e viola da gamba). Gli accostamenti tra gli strumenti sono a volte molto arditi con l'uso dei corni nel primo concerto -strumenti normalmente utilizzati nella musica all'aperto-, un flauto dolce a fare da contrappunto alla tromba nel secondo concerto o l'assenza di violini nel sesto concerto con due viole da braccio come strumenti solisti .
 
In questi concerti si rimane ancora una volta stupiti dalla capacità di Johann Sebastian Bach di coniugare mestiere e ispirazione, logica compositiva di ferro e piacere della sperimentazione e della ricerca, creando nello stesso tempo una musica sublime in grado di incantare gli ascoltatori a distanza di secoli dalla sua composizione.
Paolo Grazzi
 
Ultimo aggiornamento: 02/05/19