Gidon Kremer, violino




ANTICIPAZIONE FESTIVAL APERTO 2018
Teatro Municipale Valli
22 settembre 2018 ore 20.30







GIDON KREMER
violino

Luigi Nono
La lontananza nostalgica utopica futura. Madrigale per più “caminantes” con Gidon Kremer
per violino solo, 8 nastri magnetici e da 6 a 10 leggii (1988-89)
Vilius Keras, regìa del suono
 
Mojsei Vajnberg
24 Preludi per violoncello op. 100 (1968 - trascrizione per violino: Gidon Kremer)
Preludes to a Lost Time (Imaginary Dialogues), fotografie: Antanas Sutkus

 
 Il progetto originale di Gidon Kremer affianca due compositori capaci, per diverse e specifiche ragioni, di straordinaria intensità poetica. Con Nono il violino “caminante” di Kremer entra in fine dialogo sonoro con se stesso, grazie alla moltiplicazione spaziale in live electronics. Ai Preludi di Vajnberg, Kremer associa una selezione di immagini del fotografo lituano Antanas Sutkus, costruendo così un’opera audiovisuale di grande impatto emozionale.
 
«Gigi mi stava aspettando, era davvero felice di vedermi. Prima di tutto, mi fece ascoltare un nastro: otto tracce del “Gidon” che aveva ripreso, tagliato e montato dall'improvvisazione di Freiburg. “E qui, senti, – diceva – questa è la ‘traccia di rumore’, e questo è ‘Gidon amplificato elettronicamente’, e riprodotto qui, ascolta: ‘mille Gidon’.” Non era meno eccitato di me. L’audacia trasmetteva gioia, il nastro era affascinante. Nono, con la sua strana concezione del suono, mi aveva ascoltato nel modo più inaspettato – eppure riconobbi i miei impulsi. Ero entusiasta [...].» (G.K.)
 
«Considero Vajnberg uno dei compositori più importanti del XX secolo, collega e grande amico di Šostakovi?. Mentre trascrivevo i 24 Préludes [...] pensai alla possibilità di combinare musica e fotografia. Nel giugno 2017 la mia attenzione fu attratta dal lavoro di un eccellente fotografo lituano, Antanas Sutkus. […] Cosa accomuna queste due personalità, Vajnberg e Sutkus? È interessante constatare che la musica di Vajnberg e molte delle potenti immagini di Sutkus sono nate nello stesso periodo, gli anni Sessanta. E anche se non hanno legami espliciti, il progetto mostra chiaramente che i due artisti hanno condiviso una certa esperienza di vita. I loro suoni e immagini riflettono una certa ideologia “utopista”, concetto imposto a tutti nel periodo sovietico. Ho scoperto la musica di Vajnberg molto tardi, ma sono subito diventato uno dei suoi più ferventi sostenitori. Nei Preludi si possono percepire immagini sonore traboccanti di emozioni, mentre le immagini molto espressive di Sutkus recano in sé una forza dinamica unica. Con il suono del mio violino, spero di riuscire a introdurre il pubblico a un “mondo perduto” [Lost Time, ndt], aggiungendovi la prospettiva delle persone che vivono ancora.» (G.K.)


 
Ultimo aggiornamento: 29/08/18