Teatro Ariosto

Dada Masilo's Swan Lake

The Dance Factory

The Dance Factory
Dada Masilo's Swan Lake
prima italiana

coreografia Dada Masilo
musica Pëtr Il'ič Čajkovskij, Steve Reich, Rene Avenant, Camille Saint-Saëns, Arvo Pärt
interpreti Dada Masilo, Nicola Haskins, Bafikile Sedibe, Carlynn Williams, Shereen Mathebula, Ipeleng Merafe, Thoko Sidiya, Craig Arnolds, Johannes Snyman, Lesego Ngwato, Sibusiso Ngcobo, Genius Olekeng, Songezo Mcilizeli, Tshepo Zasekhaya
lighting design Suzette Le Sueur
costumi concepiti da Dada Masilo & Suzette le Sueur - realizzati da Ann e Kirsten Bailes (costumi) e Karabo Legoabe (headware)
prima assoluta National Arts Festival, Grahamstown, South Africa, 2 luglio 2010
produzione The Dance Factory/Suzette Le Sueur Interarts-Lausanne
diffusione Scènes de la Terre/Martine Dionisio
regia luci Suzette Le Sueur - tecnico Glen Melvill - regia generale Robert Mlakar
direzione di produzione e coordinamento Chantal Larguier e Martine Dionisio

A 11 anni Dada Masilo si innamora del Lago dei Cigni e si ripromette di crearne una propria versione personale. Vi si dedica a 26 anni, facendo esplodere i codici del balletto romantico secondo una sola parola d'ordine: essere iconoclasta. Nulla ferma la corsa della giovane coreografa: ha già all'attivo 10 pièces, ha vestito i panni di Carmen e di Giulietta, si impone come figura inclassificabile della danza sudafricana. Questa volta, tutti i codici e i canoni del balletto romantico vanno in frantumi e, proprio per questo, i ballettomani non possono resistere a questo Lago diverso. La danza classica? Si fonde brillantemente con la danza africana in un eccitante dinamismo. Il tutu? Dada lo fa indossare sia alle danzatrici sia ai danzatori, senza nemmeno troppo faticare a dover convincere questi ultimi. I cigni? Danzano a piedi nudi. E la musica di Čajkovskij incontra altre sonorità. Dada rivisita il Lago dei cigni facendo di Siegfried un principe dagli amori omosessuali. E in tali modi Dada riesce a parlare della società in cui vive, delle questioni della tolleranza e dei sentimenti. In questa trance veloce e gioiosa, la coreografa che ama raccontare storie s'impegna visceralmente per l'apertura agli altri e soprattutto per una danza senza frontiere.
(dal sito della Biennale de la Danse de Lion: biennaledeladanse.com)

Tre domande a Dada Masilo

Qual è il suo primo ricordo di danza?

Il mio primo paio di scarpette, credo. Ne ero talmente eccitata e le amavo a tal punto che ho dormito con loro per diversi giorni.

Un gesto tabù sulla scena?
Defecare, uccidere animali, e utilizzare rituali tradizionali, quelli dei guerrieri per esempio.

Qual danzatore o danzatrice avrebbe amato essere?
Sono soddisfatta della danzatrice che sono, specialmente dopo quello che mi sono auto-inflitta! Ho appreso molto su me stessa, attraverso la danza e la regia. Sono pronta a lanciarmi in nuove sfide.
(dal sito della Biennale de la Danse de Lion: biennaledeladanse.com)


Dada Masilo ha studiato alla Dance Factory, alla National School of the Arts e al Jazzart di Città del Capo. Ha ricevuto il Gauteng MEC Award per la “Danzatrice più promettente nello Stile contemporaneo”. Si è perfezionata al Performing Arts Research and Training Studios di Bruxelles. Al ritorno in patria nel 2006, ha insegnato alla Dance Factory Youth, creato e danzato: Dying dying dead, I just want to be a princess for one day, The world my butt and other big round things, Love and other four-letter words. Nel 2008 vince lo Standard Bank Young Artist Award for Dance e crea (assistita da PJ Sabbagha e Gregory Maqoma) il suo Romeo and Juliet, un successo che si ripeterà nel 2009 con la messinscena della sua Carmen. Con nuovi lavori – Unravelling Carmen, Back e Umfula Wamadada – va in tour in Sudafrica, Messico, Tanzania e Israele. Nel 2010 crea Swan Lake che riceve standing ovation ad ogni replica. Continua anche il lavoro di performer su coreografie d'altri, come per Deep Night di PJ Sabbagha. Nel 2011 viene invitata a creare un solo per Anticodes 11, festival di Brest, Francia. Il risultato è The bitter end of Rosemary.

[la foto a corredo è di John Hogg]