Teatro Cavallerizza

D - ovvero la figura della donna nell'Italia del 900

di Simone Schinocca - Compagnia Tedacà

Compagnia Tedacà
regia ed elaborazione del testo Simone Schinocca
interpreti Valentina Aicardi, Silvia Freda, Celeste Gugliandolo
scenografie Federica Beccaria
costumi Adriana Buffa

Compagnia vincitrice del Premio Museo Cervi 'Teatro e Musica per la Memoria'

Universo femminile specchio e anima della nostra società, femminilità vissuta nascosta nel tempo e nella storia. Donne che hanno combattuto guerre, fatto rivoluzioni, che sono state mamme, lavoratrici, eroine, campionesse e casalinghe. Azioni troppo spesso dimenticate.
Durante la resistenza più di 35.000 donne hanno ufficialmente preso parte a scontri armati, e ancora più alto è il numero di donne che fecero parte della resistenza non armata, rischiando la vita per fare staffette, distribuire stampa clandestina, ospitare e assistere partigiani.
Il Novecento viene chiamato il secolo delle donne, e questo spettacolo è un viaggio attraverso il XX secolo italiano, concentrato su un percorso di emancipazione che celebra vittorie, come il suffragio universale del 1946 che estese il voto anche alle donne. Si materializzano così in scena ragazze che stringono le schede come biglietti d’amore, signore con sgabelli pieghevoli sotto al braccio, per il timore di stancarsi nelle lunghe file davanti ai seggi e con conversazioni politiche fra uomo e donna che hanno il sapore della “parità”. Si riconoscono poi le sconfitte di una società che si è mostrata ancora troppo immatura per riconoscere la dovuta dignità all’universo femminile. Nonostante il boom economico, esiste ancora in un certo periodo di tempo, la divisione tra donna mistificata come moglie e serva della casa, e donna oggetto profano del piacere. Dono invece di un tradizionale moralismo che sembra giustificato da mitologie trascendentali (Pandora e il vaso che contiene tutti i mali del mondo) è la visione della femminilità come sibillina e ammaliatrice.
Lo spettacolo racconta delle persone che si sono opposte a questi pregiudizi, ma anche delle norme che invece li hanno rafforzati, giustificando a volte comportamenti degradanti. Questo viaggio, che usa l’ironia come strumento di rappresentazione, s’incupisce quando affronta il tema della violenza. Violente sono le norme che davano ai tribunali il potere di decidere il grado dello stupro tramite aberranti spiegazioni scientifiche, volte a misurare se il rapporto era completo o un “semplice” atto di libidine, senza minimamente considerare i danni psicologici subiti dalla persona offesa. Oppure leggi come l’articolo 544 del Codice penale che permetteva allo stupratore di non scontare alcuna pena grazie alla promessa di sposare la propria vittima. In questo contesto viene narrata la storia di Franca Viola, ragazza siciliana diciassettenne rapita e violentata da un corteggiatore respinto, che denuncia il proprio carnefice e respinge le nozze riparatrici. La storia di Franca non si legge nei libri di storia, ma ha contribuito a denunciare la condizione femminile e quindi a migliorare la vita delle donne in una società ancora maschilista.
L’opera alterna piccole vicende che vedono singole protagoniste a situazioni condivise. Come la vita delle immigrate che lasciano il paese di origine per seguire i propri uomini e rammendare non più gli indumenti del contadino sporchi di terra, ma le tute dell’operaio. Ma anche delle lavoratrici che subiscono condizioni estenuanti e che hanno lottato per ottenere una vita più dignitosa: le “gelsominaie” calabresi, ricercate poco più che bambine per le loro dita capaci di cogliere questi fiori delicati, materia prima per l’industria dei profumi. Piccole donne pagate un tanto al peso dei fiori, che partivano da casa alle tre del mattino per terminare la raccolta entro le nove; oppure le braccianti meridionali che con il “poscia” - una sorta di grembiule a sacco - arrivavano a raccogliere 15 chili di olive in un solo trasporto. Lo stesso poscia che, in provincia di Lecce, le donne bruciarono in piazza perché definito strumento di tortura; o le mondine del vercellese e del novarese, per intere giornate in l’acqua fino alle ginocchia, a piedi nudi e con la schiena curva per togliere le erbacce che disturbavano la crescita delle piantine di riso. Le mondine sono state le prime donne a lottare per la giornata lavorativa di otto ore, perché oltre la condizione diventava insostenibile.
D è quindi uno spettacolo che diventa racconto di piccole e grandi storie, si trasforma in partecipazione per i traguardi raggiunti, le lotte e i sacrifici sopportati, terminando con il gioco delle “prime donne”: ovvero tutte le donne che sono riuscite ad abbattere un pregiudizio infondato. Da Alfonsina Strada prima e unica donna a gareggiare con gli uomini nel Giro d’Italia ad Alessandra Germi la prima donna pubblico ministero, da Angela Gasparini prima donna vigile a Roma a Lella Lombardi, la prima pilota di formula uno, da Tina Anselmi prima donna ministro a Nilde Iotti prima donna presidente della Camera dei Deputati, ufficio che conservò per 13 anni, guadagnandosi il rispetto di tutti i partiti.

L’Associazione Tedacà nasce nel 2002. Tedacà è una compagnia di teatro. Ma non solo. In Tedacà puoi trovare laboratori di teatro, danza, canto a vari livelli e molto altro ancora, per esprimere la tua sensibilità attraverso l’arte, a qualsiasi età e disponibilità, l’opportunità di partecipare alla creazione di uno spettacolo, non soltanto come attore, ballerino o cantante, ma anche in tutti i ruoli tecnici e di supporto necessari a una produzione. Un gruppo di persone che riconosce all’arte il suo valore di divertimento, impegno, passione e sano protagonismo. Un luogo dove proporre i propri progetti e realizzarli con la partecipazione degli altri. Grazie a queste caratteristiche in questi anni il numero dei partecipanti è cresciuto costantemente. È aumentato il numero di spettacoli prodotti, dei laboratori offerti e la partecipazione ai progetti a sfondo sociale promossi nel nostro territorio di appartenenza.