PIAZZA MARTIRI DEL 7 LUGLIO E PIAZZA CASOTTI

BALLETTO CIVILE / FONDAZIONE TEATRO DUE
FABRIZIO FAVALE

Il sacro della primavera
L'infanzia di San Francesco d'Assisi

"Off-balance. Danza contemporanea italiana"
ore 17
Piazza Martiri del 7 luglio

Balletto civile /Fondazione Teatro Due
Il sacro della primavera
da Le Sacre du Printemps di Igor Stravinskij

danzato e creato con Andrea Capaldi, Ambra Chiarello, Andrea Coppone, Massimiliano Frascà, Francesco Gabrielli, Sara Ippolito, Francesca Lombardo, Carlo Massari, Gianluca Pezzino, Livia Porzio, Emanuela Serra, Giulia Spattini, Chiara Taviani, Teresa Timpano

ideazione e coreografia Michela Lucenti
incursioni sonore Maurizio Camilli
produzione Balletto Civile / Fondazione Teatro Due


ore 18
Piazza Casotti

Fabrizio Favale
L'infanzia di San Francesco d'Assisi

Coreografia Fabrizio Favale
con Massimo D'Agnano, Andrea Del Bianco e Filippo Di Prima

liberamente tratto da Infanzia di San Francesco d'Assisi di Hermann Hesse
con il contributo di Ministero per I Beni e le Attività Culturali, Regione Emilia-Romagna.

Il sacro della primavera
Siamo stati una generazione in fuga e poi mentre correvamo ci siamo detti: “Adesso anche basta”.

Un balletto per eccellenza e un fiasco per eccellenza.
Tutti sanno che alla sua prima rappresentazione la Sagra della Primavera è stata un insuccesso.
Perché è un’opera d’avanguardia, giovane, nata per distruggere le tradizioni.
Si dice che la musica moderna sia nata con essa.
Alla sua prima rappresentazione a Parigi nel 1913 ha provocato una rissa.
Il pubblico non si è limitato agli insulti verbali, non si è limitato alla parola.
Ha “agito” attraverso un vero e proprio attacco fisico.
La Sagra è fisica.
Stravinskij dichiarò che ebbe una visione prima di scrivere quest’opera.
Essa consisteva in un rituale in cui un cerchio di anziani saggi assisteva alla danza di una vergine che doveva danzare fino a morire.
Una meravigliosa metafora del nostro tempo.
Una meravigliosa metafora di questa generazione che attende obbligata allo stallo, osservata, spiata, pesata, vergine perché impossibilitata a fare da sola.
A godere.
E’ già stato fatto tutto ed è stato fatto bene, meglio.
Non possiamo più nasconderci dietro grandi trovate o grandi invenzioni.
Non ci crede nessuno e nemmeno noi.
Ora l’urgenza è più grande, come quando un pensiero tra tanti ti si incastra, si ferma nel cervello come un morso.
La nostra generazione non può più attendere, i cicli naturali si invertono, i vecchi ci osservano e noi invecchiamo senza sbocciare in uno stallo esistenziale che ci chiede sempre di attendere pazienti e comprensivi facendoci credere che sia naturale.
Non è naturale.
Noi figli della terra dell’acqua della luce non possiamo non sbocciare perché non è il momento giusto.
Quando e qual è il momento giusto?
Ecco l’orgiastica rinascita di una generazione.
La liberazione del seme della speranza.
Lasciamo definitivamente i padri come si lascia l’inverno.
Smettiamo di essere figli.
E allora che sia, che il rito propiziatorio avvenga con il nostro sudore che ha nutrito la pazienza, ora vogliamo bonificare la terra sulla quale camminiamo e costruiamo.
Vogliamo la verità.
E’ il nostro tempo e ce lo riprendiamo, gli antenati saranno d’accordo con noi senza bisogno di tanti discorsi.
Non c’è più tempo per le spiegazioni.
Torniamo all’origine torniamo al seme.
Siamo corpi.
Non ci serve altro.
Siamo corpi.
(Michela Lucenti)

Questa non è una generazione di passaggio, nessuna generazione è di passaggio.
La Sagra è un lavoro di gruppo ma nella grande corsa si è perdutamente soli. Il corpo si sbilancia, cade nel desiderio di abbracciare tutto lo spazio “digeribile”, ci si abbraccia, ci si sposta un po’ violentemente, un po’ violentati come per scuotersi, per rimanere svegli. Ci si incastra per rimanere in piedi, uomini e donne gli uni agli altri aggrappati per attraversare lo spazio come metafora della fatica che ci serve per svoltare, per correre fuori dalle stanze della mente nelle quali ci tengono confinati.
Azioni precise, forti, furiose, velocissime.
Ognuno perde forza ma solo per brevi attimi, subito rimesso in piedi dagli altri.
Inaspettatamente spuntano le teste sotto le gambe dei compagni, ci si aggrappa, aggroviglia, si cammina sugli altri ma non è sopraffazione, è sostegno, urgenza, compassione.
I corpi scivolano e cercano aria in vestiti troppo grandi, pantaloni e camice di seconda mano, dei fratelli maggiori. Sotto, le nudità esili scoperte che si intravedono appena quando si va a testa in giù.
E poi l’ossessione delle scarpe, sempre a cercarne una giusta senza trovarla, allora va bene anche il paio troppo stretto o troppo largo, l’importante e restare in pista, non mollare.
Non è importante che facciano male i piedi non ci si può fermare, non si sente più niente, il corpo si scompone, non si sfoga cerca di dire anche affannosamente ma ha solo questo tempo e i corpi si scuotono sino a trasformarsi in vettori di energia impazziti.
La Sagra è il tempo interiore che si confonde che si ferma, mescolata al resto dei suoni del mondo.
Alla grande cacofonia.
Un dj set per un discorso dissacrante su noi stessi in primo luogo.
Dissacrare come reinventare un nuovo sacro, per noi il sacro è politica e necessità.
Il cambiamento comincia da noi, dalla ferinità con cui lo vogliamo.

L'infanzia di San Francesco d'Assisi

“Qualcosa non va, bambino mio?”
“Ho fatto qualcosa di male.”
“Di molto male, Francesco? Dimmelo.”
“Oggi ho colto quasi tutti i tuoi fiori. Quelli
azzurri, i grandi, non ci sono più.”

Il lavoro vuole gettare uno sguardo su un ipotetico pomeriggio, tardo e sonnolento, nelle strade di Assisi, del 1193. Là, nei vicoli, ai piedi della scala d'accesso alla casa, sui sassi polverosi, e poi nel giardino dei gladioli violetti, e ancora di là, seguendo una masnada di bambinetti capitanati da un dodicenne lunatico, che guidò una danza davanti al Duomo, come non si concedeva più da qualche anno, una giocosa cerimonia religiosa infantile che per un istante si trasformò in un innocente baccanale. Quel dodicenne era “Cesco”, per la mamma. Francesco, per i compaesani. Sarebbe diventato San Francesco d'Assisi, per tutti gli altri.


Il progetto "Off-balance. Danza contemporanea italiana" è realizzato in collaborazione con ATERDANZA

Michela Lucenti incontra il lavoro della compagnia di Pina Bausch attraverso i suoi danzatori Beatrice Libonati e Jan Minarik, conoscenza importante che segnerà profondamente le sue scelte. Frequenta la Scuola Biennale del Teatro Stabile di Genova. Contemporaneamente incontra l’ultima fase del lavoro di ricerca di Jerzy Grotowski, attraverso gli insegnamenti di Thomas Richards.
Nel 2003, come naturale prosecuzione dell'esperienza de L’IMPASTO Comunità Teatrale Nomade, e del lungo rapporto artistico con il regista e drammaturgo Alessandro Berti, fonda il progetto artistico Balletto Civile in collaborazione con Emanuele Braga, Maurizio Camilli, Francesco Gabrielli ed Emanuela Serra.
L'equipe di lavoro fin dalla nascita si caratterizza per la ricerca di un linguaggio scenico “totale” privilegiando l'interazione tra teatro, danza e il canto dal vivo originale.
Il CSS Teatro Stabile d’Innovazione del FVG per primo sostiene in residenza il lavoro della compagnia che si stabilisce nel Teatrino di S.Osvaldo all'interno dell'ex Ospedale Psichiatrico di Udine. Gli spettacoli prodotti in questi anni sono: Il Corpo Sociale/Psicoshow II Parte coreografia e ideazione di Michela Lucenti (aprile 2003); I Topi ideazione e coreografia di Michela Lucenti (luglio 2004, coprodotto con Seas Project Intercult, Stoccolma); Salomon/Il padre dei padri ideazione di Michela Lucenti (ottobre 2005); I Sette a Tebe liberamente tratto dall'opera di Eschilo, ideazione e coreografia di Michela Lucenti (luglio 2006, coprodotto con Ortigia Festival); 'Ccelera! di e con Maurizio Camilli (agosto 2006; Premio Tuttoteatro.com Dante Cappelletti alle arti sceniche); Battesimi ideazione e coreografia di Michela Lucenti (maggio 2007, coprodotto con Andersen Festival).
Parallelamente, tra il 2005 e il 2007, inizia la collaborazione di Michela Lucenti e Balletto Civile con Valter Malosti (con il sostegno del Teatro Stabile di Torino) negli spettacoli The Sound of Voice, Disco Pigs, Hecce Homo e Macbeth.
Nell'estate-autunno 2007 prende il via lo studio e la ricerca del Progetto installativo Creature (Isola Palmaria, 5 Terre, Caserta Vecchia, Bologna, Modena, La Spezia) di cui Michela Lucenti cura l'ideazione e la coreografia.
A giugno 2007 Ismael Ivo, direttore del Settore Danza della Biennale di Venezia, chiama Michela Lucenti al suo fianco per lo spettacolo Il mercato del corpo; l'anno successivo commissiona alla coreografa un nuovo spettacolo, Creatura (coprodotto dalla Fondazione Teatro Due) che debutta a giugno nell'edizione 2008 della Biennale di Venezia Festival Danza.
A gennaio 2009 debutta lo spettacolo Col sole in fronte scritto e interpretato da Maurizio Camilli con la messa in scena e scrittura fisica di Michela Lucenti che riceve nel giugno 2010 il Premio Nazionale della Critica ANCT.
A luglio 2009, grazie all'incontro con il gruppo di acrobati kenioti Afro Jungle Jeegs debutta al Festival dei Due Mondi di Spoleto lo spettacolo I Prodotti, ideazione e regia di Michela Lucenti e Leonardo Pischedda e coreografie di Michela Lucenti.
Dal 2009 la Compagnia è in residenza artistica presso la Fondazione Teatro Due di Parma che sostiene l'attività e la ricerca di Balletto Civile coproducendo gli spettacoli successivi: Il Progetto Detriti ideazione e coreografia Michela Lucenti composto dai capitoli Animali Vivi (giugno 2009) e Ama la tua scimmia (febbraio 2010)
Nel giugno 2010 Michela Lucenti partecipa con un ensemble di coreografi, tra cui Ismael Ivo e Wayne McGregor, ad una coreografia commissionata dall’Accademia Nazionale di Danza.
Nel giugno 2010 Balletto Civile grazie all'ideazione de L'Ala vince il Creole Prize, Progetto Europeo promosso dall'Università S.Chiara di Siena, che prevede nel corso della stagione 2010/11 la creazione di cinque performance in cinque differenti paesi europei (Romania, Francia, Ungheria, Polonia, Italia).
A novembre 2010 debutta lo spettacolo L'Amore segreto di Ofelia di Steven Berkoff per la prima volta rappresentato in Italia, messa in scena e interpretazione di Michela Lucenti e Maurizio Camilli.
Nell'inverno 2010, consolidando il rapporto con la Fondazione Teatro Due, comincia a Parma il progetto Corpo a Corpo che mira alla formazione e costituzione di un nuovo assetto della compagnia, allargata per affrontare l'allestimento di due nuove produzioni, Woyzeck Ricavato Dal Vuoto e Il Sacro della Primavera che debutteranno nell'autunno 2011.