Argomento


Atto primo
Dopo la caduta di Troia, Idomeneo, re di Creta, torna in patria dal figlio Idamante, ma la sua flotta è colta dalla tempesta ("Pietà! Numi pietà"). La figlia di Agamennone, Elettra, dopo l’uccisione della madre Clitennestra, si è rifugiata a Creta dove si è innamorata di Idamante, che ama invece Ilia, figlia di Priamo re di Troia, inviata da Idomeneo a Creta come prigioniera. La incontriamo lacerata tra l’inclinazione amorosa per un nemico e il suo onore di principessa troiana: ella respinge Idamante, facendo violenza a se stessa. Idamante, che ha saputo del prossimo arrivo del padre, libera tutti i prigionieri troiani e dichiara a Ilia il suo amore. I troiani liberati esprimono la loro gioia: ma questo gesto di magnanimità indispone Elettra, che accusa Idamante di proteggere il nemico e di oltraggiare tutta la Grecia. Nel frattempo giunge il confidente Arbace a portare la falsa notizia secondo cui Idomeneo sarebbe annegato dopo un naufragio. Idamante allora si ritira in preda a profondo dolore, mentre Elettra dà libero corso alla sua disperata gelosia, pensando che Idamante, ormai re, sposerà certamente Ilia ("Tutte nel cor vi sento"). Cambia la scena: dalla spiaggia si vede la flotta di Idomeneo sul mare in burrasca e si odono le grida dell’equipaggio in preda al terrore. Per placare la collera di Nettuno, Idomeneo ha fatto voto di sacrificare al dio del mare il primo essere umano che incontrerà sulla terraferma, se mai riuscirà a sbarcarvi. Giunto in salvo, egli pensa con angoscia e dolore alla terribilità del suo voto ("Vedrommi intorno"), e inorridisce ulteriormente quando scopre che il giovane appena incontrato è suo figlio Idamante: preso dal terrore, fugge e gli vieta di seguirlo. Idamante esprime profondo stupore per il comportamento del padre. L’intermezzo introduce una marcia e un coro di guerrieri che si uniscono alle donne cretesi, inneggiante a Nettuno che li ha ricondotti salvi in patria ("Nettuno s’onori").

Atto secondo
Per sfuggire al suo terribile dovere, Idomeneo decide di inviare Idamante con Elettra ad Argo, dove quest’ultima deve salire al trono. Arbace, incaricato di annunciare al principe la decisione paterna, fa professione di ubbidienza. Ilia si congratula con Idomeneo per il suo ritorno, vanta la bontà di Idamante, che le ha ridato la libertà, e manifesta al re la sua devozione ("Se il padre perdei"). Questi sospetta l’amore dei due e si sente ancora più oppresso ("Fuor del mar, ho un mar in seno"). Anche Elettra ringrazia il re per la sua decisione: rimasta sola, canta la sua gioia nel vedere prossimo a realizzarsi il suo desiderio più ardente ("Idol mio, se ritroso"). La partenza dei guerrieri e dei marinai viene annunciata da una marcia e da un coro ("Placido è il mar, andiamo"): un terzetto dà quindi modo a Elettra, Idomeneo e al sempre afflitto Idamante di esprimere i propri sentimenti ("Pria di partir, o Dio"). Ma ecco scatenarsi una nuova, terribile tempesta: un mostro marino sorge dalle acque ("Qual nuovo terrore"). Il re comprende il suo peccato e vuole sacrificarsi al posto del figlio, mentre il coro dei cretesi si disperde terrorizzato.

Atto terzo
Ilia affida ai venti il suo messaggio d’amore per Idamante ("Zeffiretti lusinghieri"); questi le dichiara di essere deciso a cercare la morte combattendo il mostro marino, dacché suo padre lo odia e lei lo disdegna. Ma Ilia, commossa, gli confida il suo amore e ambedue si uniscono in un duetto ("S’io non moro a questi accenti"). Giungono Idomeneo ed Elettra e, di nuovo, il re ordina al figlio di lasciare Creta per sottrarsi alla morte: è il momento del favoloso quartetto ("Andrò, ramingo e solo"). Arbace allora annuncia che il gran Sacerdote si avvicina seguito dal popolo: quest’ultimo domanda al re di liberare i cretesi dal mostro, lo sollecita a compiere il voto e domanda il nome della vittima. Quando Idomeneo pronuncia quello del figlio, il popolo esprime il suo sgomento ("O voto tremendo"). Il sacrificio inizia con una marcia, seguita da una preghiera del re; ma ecco una fanfara che echeggia di lontano: Arbace annuncia che Idamante, vincitore, ha ucciso il mostro. Il principe, incoronato di fiori, viene quindi condotto al sacrificio: ora sa tutto e si dichiara pronto a morire. Ma, nel momento in cui Idomeneo sta per colpirlo, Ilia cade tra le sue braccia e si offre come vittima al posto di colui che ama. Dopo una lunga discussione, piena dei più nobili sentimenti, si sente improvvisamente la voce dell’oracolo di Nettuno: Idomeneo deve rinunciare al trono in favore di Idamante che regnerà, dopo essersi sposato con Ilia. Elettra scoppia in furibonde imprecazioni e fugge ("D’Oreste e d’Aiace/ Ho in seno i tormenti"). Idomeneo ringrazia gli dèi ed esprime la sua gioia ("Torna la pace al core"); Idamante è incoronato tra cori e danze ("Scenda amor, scenda Imeneo").


Argomento tratto da
Dizionario dell’opera 2008 Baldini Castoldi Dalai editore
Ultimo aggiornamento: 30/09/09