Riapriamo la Sala Verdi




AIUTACI A RESTITUIRE ALLA CITTA' UN PEZZO IMPORTANTE DELLA SUA STORIA

Stiamo lavorando a un progetto che trasformerà l’ex Ridotto del Teatro Ariosto in uno spazio nuovamente aperto alla città e ai suoi cittadini
 
 

Iban IT60D0200812834000100334801
causale bonific Art Bonus - Fondazione I Teatri - Riqualificazione funzionalee ristrutturazione Sala Verdi (Teatro Ariosto) -
Codice Fiscale o Partita IVA del sostenitore
Le erogazioni liberali effettuate (da persona fisica o giuridica) a favore della FondazionI Teatri danno diritto a un credito di imposta del 65% delle somme versate

 
La Sala Verdi dopo il restauro del 1984
 

 
Di pianta rettangolare, La Sala Verdi di Reggio Emilia faceva già parte dell’antico Teatro di Cittadella e fu ripristinata nel corso dei lavori del 1878, dotata di un piccolo palcoscenico “a tetto” e soffittata a tela.
La sala Verdi fu, nel contempo, sala di “appoggio” per le attività di spettacolo del teatro, ma visse anche di vita propria, come luogo in cui si svolgevano attività di tipo sociale, che nulla avevano a che fare con gli spettacoli. In questa duplice funzione non stupisce, quindi, che vi si tenessero corsi per insegnare a leggere e scrivere in vista delle elezioni (gli analfabeti non venivano considerati idonei al voto); che vi si svolgessero congressi nazionali del Partito Socialista e che si ospitassero conferenze ed assemblee di lavoratori ed associazioni culturali, nonché comizi ed assemblee elettorali. Tra tutti, certamente l’episodio più famoso rimane il comizio che Benito Mussolini fece dal terrazzo del ridotto del teatro Ariosto nel 1926, di cui rimangono alcune immagini a testimoniare la grande risonanza dell’evento. Quando nel 1966 Reggio Emilia ospitò per alcuni mesi il collettivo americano del Living Theatre di Julian Beck e Judith Malina, arrivati in Italia dopo aver deciso di abbandonare gli Usa, tra mille difficoltà economiche e politiche, la sala Verdi divenne la loro sala prove (da maggio a luglio), per l’allestimento della seconda versione di quel Frankenstein che rappresenta una delle opere più importanti nel loro repertorio. In questa sala, in una calda sera d’estate, davanti ad un pubblico di invitati attento e incuriosito venne presentato, in anteprima, lo spettacolo che avrebbe debuttato, con grande successo, in agosto al Festival di Cassis in Francia. Con il passaggio del teatro Ariosto alla gestione pubblica, nel gennaio 1981, iniziò un triennio di lavori di sistemazione e, nell’occasione, anche la sala Verdi venne ristrutturata, dopo essere stata oggetto di un discutibile restauro nel 1974-75. In particolare, essa venne resa autonoma dal teatro, attraverso l’inserimento nel corpo dell’edificio di nuove scale (per le uscite di sicurezza). La destinazione d’uso immaginata dai lavori di ristrutturazione della sala Verdi prevedeva un suo uso civico, insieme ad attività teatrali e cinematografiche. Per tutto il periodo che seguì quella storica decisione e assunzione di responsabilità, il teatro Ariosto e la sala Verdi furono sede di buona parte della vasta e diversificata attività promozionale destinata alle scuole, che proponeva ad un pubblico di giovani e giovanissimi spettacoli di prosa e di danza, concerti, opere, seminari e workshop. Inoltre, in quest’ottica di luogo per la promozione della cultura musicale e teatrale, la sala Verdi fu, per alcune stagioni, la sede stabile dei cicli di concerti dell’Ora della musica, in collaborazione con l’istituto Peri, e di una specifica programmazione di prosa, che affiancava quella “ufficiale” del teatro Ariosto, proponendo lavori di taglio contemporaneo e “cameristico”: un teatro d’attore, oltre che d’autore.
Il “Piccolo Teatro Ariosto”, come venne chiamata per qualche tempo la sala Verdi, nell’88 propose, ad esempio, sei spettacoli in un mese: da Line di Israel Horovitz con la Compagnia del Collettivo-Teatro Due, passando per Beckett Concerto e Monologo in briciole di Cesare Zavattini con Vittorio Franceschi e La Stanza dei fiori di china con una giovane Angela Finocchiaro. L’idea di base era che essa dovesse continuare a svolgere la duplice funzione che aveva da sempre svolto: essere utilizzata, da un lato, come sala prove, spazio per laboratori e workshop, sala per spettacoli destinati ai ragazzi e per altre funzioni di supporto al sistema dei teatri e, dall’altro, come importante spazio civico, per buona sorte incastonato in quello straordinario “sistema” culturale che vede affacciarsi su un’unica piazza tre teatri, il museo, la Galleria Parmeggiani e l’università. La Sala Verdi ha cessato la propria attività alla fine degli anni Ottanta.
 
Ultimo aggiornamento: 22/05/18