Teatro Municipale Valli

UBU RE D'ITALIA (SPETTACOLO ANNULLATO)

Il grande tormentatore maieutico: Elio DeCapitani
Scene e Costumi: Emanuele Crotti
Disegno Luci: Nando Frigerio

Con la compagnia BABYGANG
ovvero
Federico Bonaconza, Carolina De La Calle CAsanova, Paolo FAroni, Woody Neri, Valentina Picello
e
Emanuele Dell’Aquila, Davide Palla, Irene Serini

Direzione musicale: Emanuele Dell’Aquila
Assistente alla regia: Sarah Chiarcos


Paolo Rossi è ammalato, salta lo spettacolo "Ubu Re d’Italia" in programma al teatro Valli nei giorni lunedì 28, martedì 29 e mercoledì 30 gennaio, inserito nella stagione di Prosa 2007-2008. E’ stata la società organizzatrice dello spettacolo a comunicare l’indisposizione di Paolo Rossi, che di "Ubu Re d’Italia" è autore, regista e interprete: "precise direttive mediche" - si legge nella nota - hanno suggerito la sospensione della tournée che, oltre a Reggio, avrebbe dovuto toccare varie altre città del nord Italia. Lo spettacolo riprenderà - si legge sempre nella nota - "quando le condizioni fisiche dell’attore renderanno possibile lo svolgersi della tournée".
La Fondazione informa che tutte le prenotazioni di biglietti non ancora ritirati vengono automaticamente annullate, mentre coloro i quali sono già in possesso del biglietto possono ottenere il rimborso presentandosi con lo stesso alla biglietteria dei Teatri nei consueti orari di apertura al pubblico (da lunedì a venerdì dalle 16 alle 19, sabato dalle 10 alle 12,30 e dalle 16 alle 19), entro e non oltre 5 giorni dalla data dello spettacolo (es: i biglietti in data 28 e 29 gennaio saranno rimborsati entro e non oltre il giorno sabato 2 febbraio e i biglietti in data 30 gennaio entro e non oltre il giorno lunedì 4 febbraio).
La Fondazione si scusa del disagio, peraltro indipendente dalla propria volontà.



"Ci fu un tempo in cui era consuetudine mettere in guardia contro il confondere la vita con l’arte, persuasi che solo nell’opera e non fuori di essa potesse ripetersi una traccia del mistero insondabile e comico della vita. L’aneddoto è qualcosa di mezzo tra l’episodio biografico, quasi sempre muto, e la raffigurazione artistica. E’ quanto ci rimane del mito Ubu-Jarry e ci appare prodigiosamente univoco. Come il suo infantile e feroce Ubu, egli disegnò se stesso a grossi caratteri semplificati, portandolo a una figura estrema. L’ultima domanda che mi faccio e porrò nel mio lavoro è: Quando il creatore di un burattino muore, il suo cuore a chi va?".
La riflessione sul teatro e sul suo ruolo nella società contemporanea, la voglia di indagare i malesseri e i vizi del proprio mestiere, l’irrequieta incapacità di accettare lo stato attuale delle cose, hanno spinto Paolo Rossi ad affrontare in questo nuovo progetto il personaggio di Padre Ubu. "In questa ennesima rappresentazione di Ubu non tenterò di fare un’ulteriore o più moderna versione dell’opera di Alfred Jarry, creatore non solo di questo burattino, ma anche di romanzi, saggi e primo padre della Patafisica. In tutto ciò che racconteremo o faremo, non cercherò di essere originale o patafisicamente corretto - anche perché essere patafisicamente corretto non è detto che sia corretto patafisicamente parlando. L’Ubu è un classico, ma questa volta non sarà come con Moliere, Shakespeare, Rabelais e altri, dove ho raccontato una mia versione, ho giocato o cercato un pretesto per ridisegnare quel mondo, che si consuma in una sera. Non realizzerò quindi il mio Ubu. Nemmeno dirò questo è l’Ubu.
Con la Compagnia BabyGang, invece, metterò semplicemente in scena qualche domanda: "Che cos’è l’Ubu? Chi era Jarry? E cosa c’entrano l’Ubu e Alfred Jarry con me e l’Italia?".


Nato nel ’53 a Monfalcone, milanese d’adozione, Paolo Rossi spazia da trent’anni dai club ai grandi palcoscenici, dal teatro tradizionale al cabaret, dalla televisione al tendone da circo: ma dovunque ha proposto il suo personale modo di "fare spettacolo" che, pur immergendosi appieno nelle tematiche dell’oggi, non prescinde mai dall’insegnamento dei classici antichi e moderni, da Shakespeare a Moliere a Brecht, alla amatissima Commedia dell’Arte. Paolo Rossi ha avuto l’immenso merito di accostare i pubblici del teatro e dei tendoni rock, e tanti dei suoi monologhi volano infatti come canzoni, con una presa mass-mediologica straordinaria, anche per quella sua incredibile capacità di dar sempre nuova vita ed idee ad un teatro non accademico che ha però il coraggio di non tradire le proprie radici storiche
Apprendista comico sulle pedane dei club, esordisce come attore nel ’78 in "Histoire du Soldat" per la regia di Dario Fo. A lungo con la compagnia del Teatro Dell’Elfo, interpreta "Nemico di Classe" (1994), "Amanti" (1985) e "Comedians" (1985); veste poi i panni di Ariel ne "La Tempesta" con Carlo Cecchi.
Presto irrompe il suo personale e creativo modo di fare teatro. Nascono così alcuni dei suoi spettacoli più noti: "Chiamatemi Kowalski" (1987); "Le Visioni di Mortimer" (1988); "Operaccia Romantica" (1991); "Pop & Rebelot" (1993); "Milanon Milanin" (1994), "Il Circo di Paolo Rossi" (1995), spettacolo itinerante che si sposta con una carovana ed una serie di tendoni per tutta l’Italia (100 repliche in due stagioni), col suo gruppo di 18 tra musicisti e attori/mimi. Seguono "Rabelais" (1996), liberamente tratto dal "Gargantua e Pantagruele" di François Rabelais; "Romeo & Juliet – Serata di Delirio Organizzato" (1998), dove il pubblico, chiamato ad agire all’interno della rappresentazione, diventa senza possibilità di scampo parte integrante dello spettacolo; "Questa Sera si Recita Molière - Dramma da ridere in due atti" (2003), in cui Rossi veicola forti riferimenti all’attualità all’interno di un’antica recita di guitti della commedia dell’arte; "Il Signor Rossi e la Costituzione – Adunata Popolare di Delirio Organizzato" (2002/3-2003/04), in cui, in una lunga tournèe seguita da oltre 150.000 spettatori, affronta i temi della coscienza civica e politica del paese con la sua abituale intelligenza ed energia "comica"; "Il Signor Rossi contro l’Impero del male" (2004/05), progetto multiculturale a cui contribuisce un cast di artisti italiani e internazionali provenienti dalle più diverse esperienze sceniche. A distanza di 19 anni dal successo dello spettacolo "Chiamatemi Kowalski", che lo fece conoscere al grande pubblico del teatro italiano, Paolo Rossi presenta nel 2006 "Chiamatemi Kowalski. Il ritorno" (che nella ripresa autunnale diventa "Chiamatemi Kowalski. Evolution"), che propone nuovi testi e recupera i migliori brani di "Chiamatemi Kowalski" e degli spettacoli "Operaccia Romantica", "Sette Spettacoli" e "Pop & Rebelot". align=left> La prima "avventura" di Paolo Rossi sul piccolo schermo, "Su la Testa" (Rai 3 – 1992), fa epoca e diventa la trasmissione del momento. Il successo in televisione continua con la partecipazione alle molte puntate de "Il Laureato" (Rai 3 – 1994/95) di Piero Chiambretti e con "Scatafascio" (Italia1 - 1997/98). Attualmente Rossi è di nuovo in TV, ospite fisso di "Che tempo che fa", di Fabio Fazio (Rai 3).

La musica riveste da sempre un ruolo fondamentale nella vita e nel lavoro di Paolo Rossi. Oltre a essere una costante nei suoi spettacoli, in cui è spesso affiancato da musicisti che suonano dal vivo (capitanati da Emanuele Dell’Aquila), è anche un fertile terreno di incontro e confronto con altri artisti. All’inizio degli anni Novanta Rossi pubblica due dischi, "Canzonacce. Dal night a Shakespeare" (1993) e "Hammamet e altre storie" (1994): alcuni brani portano firme come quella di Claudio Baglioni (coautore di Canzonaccia), Enzo Jannacci (Ho visto un re, Perché mi hai tradito, L’inquilino) e Vinicio Capossela (Tornar, Decervellamento), con il quale stringe una lunga e fruttuosa collaborazione (in teatro, con "Pop e Rebelot", "Milanin Milanon", "Il Circo", e in televisione con "Scatafascio"). Partecipa al disco "Il volo di Volodja" (1993), tributo al cantautore Vladimir Vysotskij, in cui interpreta il brano Ginnastica. Nel 1994 concorre al Festival di Sanremo insieme a Enzo Jannacci, con la canzone I soliti accordi. Nel 1996 incontra i Modena City Ramblers, con cui registra tre brani del loro disco "La grande famiglia" (Clan Banlieue, La fola dal Magalas e Le lucertole del folk). Nell’estate del 1999 prende parte a numerose date della tournée italiana di Emir Kusturica e della sua No Smoking Orchestra, da cui nasce il documentario on the road "Super8 Stories" (2001), diretto dallo stesso Kusturica. Nel 2004 porta in scena il recital "Rossintesta" insieme al cantautore Gian Maria Testa e inizia una collaborazione con il gruppo Têtes de Bois, interpretando Io sono allegro perché sono un cretino nel loro album "Pace e male" (2004) e Mettete dei fiori nei vostri cannoni - insieme a I Giganti - nel disco "Avanti Pop", uscito nel Febbraio 2007.