E SULLE CASE IL CIELO

tratto da : Giusi Quarenghi Chiara Carrer, E sulle case il cielo, Topipittori
regia e luci Piera Rossi
poesie, storie e canzoni di Ferruccio Filipazzi e Giusi Quarenghi
immagini di sabbia Massimo Ottoni
scene Giulia Bonaldi


età : dai 6 agli 11 anni
tecnica : teatro di narrazione con musica dal vivo e performance visiva con utilizzo di sabbia e oggetti
durata : 55 minuti


Uno spettacolo di poesia che racconta visioni, emozioni e pensieri di un bambino. Un bambino che si muove dentro una costellazione di canzoni e poesie, passando dall'uno all'altro come fossero sassi su cui poggiare i piedi verso il proprio futuro. Nel buio e nel silenzio, come a proporre una sorta di vuoto e di svuotamento, la voce dell'attore porta le parole a prendere la forma di brevi racconti fatti di canzoni e poesie che Massimo Ottoni rende ancora più evocativi con le sue immagini di sabbia, realizzate in diretta e proiettate su di un grande schermo che arricchisce il centro della scena. La poesia, le parole della poesia per raccontare i sentimenti del vivere nella stagione in cui si è più vicini alla terra e allo stesso tempo più portati ad aprire gli occhi e ad alzare lo sguardo: la stagione dell'esistenza bambina.
Uno spettacolo di poesia per i bambini, in parallelo al loro percorso di apprendimento linguistico ed emotivo, e alla ricerca di un modo di esprimersi e di comunicare sottratti alla distrazione e al consumo di modelli preconfezionati.


"E sulle case il cielo, è il titolo del libro di poesie dal quale è tratto questo spettacolo. Le case dove abitiamo e le case delle parole perché le parole sono case, come dice uno che si chiama Gaston e fa il filosofo, che vuol dire uno che pensa, uno che fa il mestiere di pensare.
Ogni parola è una casa, la casa ha i muri, il tetto, la porta, le finestre, il piano terra e anche i piani di sopra la cantina e il solaio. Le parole hanni significati, tanti. Per andare su e giù, nelle case, per scendere di sotto e salire e salire di sopra, bisogna fare le scale. Anche per andare su e giù nelle parole, tra i loro tanti significati bisogna fare le scale non avere paura, non stancarsi di andare su e giù, a cercare significati profondi, oscuri, nascosti, segreti, sotterranei, quelli comuni e quotidiani, e anche quelli difficili, che stanno in alto, nell’aria e nel vento.
Salire e scendere le scale delle parole è la vita del poeta, dice Gaston. Poeta è chi non ha paura di fare le scale, e se va su e giù nelle parole, nei loro tanti significati, da quelli che stanno giù, sotto, in basso a quelli che stanno su, in alto, fin sotto il tetto e anche sopra il tetto. Dove a volte il poeta si siede, con le gambe penzoloni, e aspetta la luna. E oggi noi proviamo a fargli compagnia…
Attraverso il linguaggio poetico si impara a poco a poco a conoscersi come si è fatti “dentro” e questo serve per acquisire sicurezza, fiducia in sé stessi e per costruire la propria identità. Provare a scrivere una poesia non è altro che saper leggere la nostra mente, saper ascoltare la voce del nostro io interiore, saper percepire le nostre emozioni e sensazioni, saper sognare, riuscire ad essere “grandi” pur amando le piccole cose. “Fare poesia” è guardare la realtà con occhio diverso, con sensibilità e profondità di sentimenti, è esprimere ciò che si prova con un linguaggio particolare.
Con il linguaggio poetico si impara ad usare la fantasia con la quale possiamo modificare la realtà a nostro piacere. Con la poesia si impara a creare qualcosa di bello e si impara ad apprezzare quello che di bello ci propongono gli altri."
Giusi Quarenghi